Politica estera

Il settimo anno di Abe

Shinzo Abe è ormai al traguardo del settimo anno di governo:fra pochissime settimane, in autunno, diventerà il primo ministro giapponese più longevo politicamente. A tutti gli effetti meriterà di essere ricordato nei manuali di storia del suo paese e dell’Asia orientale come il nuovo Shogun dell’Impero del Sol levante. Ma Shinzo Abe non è solo il nuovo Shogun imperiale: è anche un leader politico che continua ad ottenere significativi successi nelle elezioni.

E anche questo dato è un fatto da osservare con attenzione. Nel mondo odierno non è usuale che primi ministri e capi di governo siano così longevi e così vittoriosi elettoralmente. In Asia in effetti è un fenomeno non rarissimo, basta pensare a Narendra Modi in India o a Rodrigo Duterte nelle Filippine, ma insomma fuori dall’Oriente e nell’universo dei paesi Ocse è invece un fatto quasi eccezionale. La Cancelliera Angela Merkel ad esempio è molto longeva politicamente ma fra alti e bassi del suo partito a livello elettorale. Insomma Shinzo Abe e il Partito liberal-democratico da quando lui ne ha preso la leadership dopo il periodo del ‘bipartitismo’ alla nipponica, costituiscono un caso piuttosto interessante.

Il Partito liberal-democratico e la coalizione di centrodestra che guida e che comprende anche la formazione buddista centrista del Nuovo Komeito, hanno conquistato una larga maggioranza alle elezioni del 21 luglio per il rinnovo parziale della Camera dei Consiglieri, la Camera alta del Parlamento.

La coalizione al potere ha mantenuto la sua ampia maggioranza di seggi. Ma non è riuscita a conquistare quella qualificata dei due terzi, indispensabile per far passare senza problemi la revisione dell’articolo pacifista della Costituzione giapponese. Il tema della revisione della Costituzione pacifista, ovvero della norma che vieta al Giappone democratico di avere forze armate vere e proprie, una norma voluta dagli americani dopo la seconda guerra mondiale, da tempo è uno dei principali temi nell’agenda del premier Shinzo Abe. Ma sembrerebbe che, nonostante la longevità e la forza politica, Abe abbia tuttora fortissime difficoltà nell’approvare questa riforma costituzionale. Non solo essa necessita della maggioranza qualificata nei due rami del Parlamento, Camera dei rappresentanti e Camera dei consiglieri, ma anche di un referendum confermativo. E sembra da molte rilevazioni che a tutt’oggi la maggioranza dei cittadini del Sol levante voglia mantenere la Costituzione pacifista dell’Impero.

Abe invece ha avuto pieno successo in un’altra impresa tutt’altro che facile e che invece dimostra la particolare ‘saldezza’ del sistema politico ‘a partito dominante’ del Giappone: l’aumento dell’IVA. Ad autunno scatterà un nuovo aumento della imposta indiretta giapponese: l’aliquota passerà dall’attuale 8 per cento al 10 per cento. Lo scopo dell’aumento dell’IVA è tutta in funzione del risanamento del bilancio pubblico. Il Giappone presenta uno dei più grossi debiti pubblici del mondo (è il secondo per volume dopo quello americano), e in termini percentuali arriva al 226 per cento del Pil. Quasi tutto il debito pubblico nipponico è detenuto da soggetti nipponici, per lo più soggetti istituzionali, Banca centrale e grandi case di intermediazione finanziaria nazionale.  Questa caratteristica del debito giapponese (che peraltro il Giappone condivide con i paesi della regione, Cina per prima), la particolare propensione al risparmio dei giapponesi, il ruolo del Giappone nella regione economicamente più dinamica del mondo e quindi la crescita complessiva della regione, garantiscono completamente il paese.

Pur tuttavia Tokyo ha il problema serissimo di tenere sotto controllo questo enorme debito pubblico: l’aumento dell’IVA costituisce una scelta chiave per continuare a poter usufruire dei vasti servizi pubblici e di welfare che la democrazia sociale nipponica garantisce ai suoi cittadini. Gli elettori giapponesi hanno compreso questo nesso e hanno rivotato per il premier conservatore Shinzo Abe. 

Qui sta la particolare forza del sistema politico giapponese: è difficile trovare in particolare nel mondo anglosassone, bianco e protestante tradizionale, un sistema politico in cui i cittadini consapevolmente votino per una leadership che si propone esplicitamente di aumentare le tasse; per giunta una leadership conservatrice. Il Giappone in questo dimostra precisamente la particolare ‘forza’ di governo e di legittimazione dei sistemi politici dell’East Asia capaci di implementare decisioni fiscali molto difficili in qualsiasi altro contesto. Questo è precisamente un fattore politico ‘di sistema’ di cui tenere sempre conto nei confronti internazionali, economici e politici. La capacità fiscale di un sistema politico è alla base della sua forza e legittimazione reale al di là della propaganda stolida.

Asia, Giappone, IVA, Shinzo Abe

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