Speaker's Corner

La Destinazione Politica dei Liberali

Dopo una lunga introspezione sulle mie “intenzioni di voto”, o più appropriatamente sulle mie fantasie politiche, i miei “desiderata”, ho deciso di annotare cosa mi piacerebbe vedere realizzato da una o più forze politiche nell’Italia dell’immediato futuro. 

Come “Liberale”, in un’Italia statalista – in cui sembra che tutte le forze politiche si nutrano più o meno voracemente di spesa pubblica e solo per quella strada siano capaci di trovare la spinta o la legittimazione ad “accaparrarsi” il consenso elettorale – auspico di avere presto un soggetto politico da sostenere con entusiasmo e da votare senza riserve (anche se solo adeguatamente “infiltrato” da Liberali e convertito alle semplici istanze del Liberalismo politico ed economico). 

Non penso di essere solo, al momento, mentre mi sento come coloro che stanno attraversando il proprio personalissimo deserto. Senza conoscerne la destinazione finale o senza contezza della lunghezza del viaggio; ma consapevoli di doverlo continuare quel viaggio, perché possono prefigurarsi la sua destinazione, intravedendo i connotati di quella meta ideale; armati anche solo del poco buon senso necessario a riconoscere che chi parte da posizioni rigidamente stataliste o collettiviste, o anche confessionali – o da premesse palesemente infondate – difficilmente sarà un ideale “compagno” per questo viaggio o una guida da seguire.  

Prima di tutto perché, probabilmente, non assegnerà il valore assoluto che merita alla preminenza dell’individuo, al di sopra di ogni altra struttura sociale (che è l’unica vera premessa “ideologica” del Liberalismo) e perché non vedrà chiaramente nei diritti naturali il fondamento di una attività legislativa razionale, capace di mettere sempre e solo al centro l’individuo stesso, adoperandosi perché sulle fondamenta di quella legislazione, intimamente “Liberale”, vengano poi basate tutte le strutture ed articolazioni dello Stato (the simpler, the better). 

Viviamo in un Paese dove lo Stato spende, intermediandolo, il 52% del PIL, sostituendosi o ostacolando il libero dispiegarsi dell’iniziativa dei privati, che oltre ad aver superato percentualmente ormai regolarmente bullizza. Pro-capite la nostra spesa pubblica è il 40% più elevata di quella della Spagna, e quindi non dovrebbe essere una sorpresa che da venticinque anni non cresciamo o innoviamo, avendo iniettato massicciamente inefficienza nel sistema. Insomma siamo di fronte all’apoteosi dell’irrazionalità. 

In sintesi, auspico che ci sia presto un soggetto politico da sostenere e votare con entusiasmo fondato su alcuni punti fermi: 

  • a) l’Individuo viene prima di qualsiasi altra cosa, tranne la tutela degli altri individui e dei loro diritti, secondo il dettato della Legge; 
  • b) La Giustizia serve a consentire agli stessi Individui di fare valere i propri Diritti o ad imporre ad altri i Doveri assunti a seguito di libere deliberazioni contrattuali; 
  • c) L’economia è, e dovrebbe restare, ambito dei privati, e dunque individui (anche quando decidono di organizzare le proprie imprese in forme giuridiche più complesse); individui che stanno alla società come i 22 giocatori al gioco, mentre invece lo Stato rappresenta l’arbitro, i guardalinee, i giudici di porta, etc, ma non può assumere una articolazione numerica dei soggetti in campo anche remotamente simile a quello dei giocatori; 
  • d) Le tasse devono essere “neutrali” e non necessariamente orientate all redistribuzione ad ogni costo, perché nessuno può bollare come “giusta” una redistribuzione che non interessi solo il 5-7% – più povero o per motivi vari tra cui quelli di salute – meno attrezzato per il normale vivere civile della popolazione. 

Più Stato e più intervento degli apparati dello Stato non possono essere sempre l’unica risposta possibile, e forse bisognerebbe pensare a come far accettare al mondo della politica, nella sua attuale fase di profondo, magmatico, rivolgimento, l’importanza dell’applicazione dei principi “Liberali” in Politica ed Economia per aiutare lo sviluppo “Democratico” del Paese. Ci sarebbe tanto altro da aggiungere, ma credo che sia meglio fermarsi e provare a dare una risposta ad una domanda fondamentale: come costruiamo tutto questo per noi e per i nostri figli?

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