Politica estera

USA vs Europa: la tempesta in arrivo

La minaccia di rappresaglie in nome delle leggi commerciali Usa da parte della Casa Bianca contro la web tax francese è solo l’ultimo tassello, in ordine di tempo, nella preparazione della prossima campagna di guerra economica dell’amministrazione americana. Ultimo per ora, in attesa della mossa chiave, quella che disvela la vera paura di Washington, della Washington nazionalista e ‘bianca’ di Donald Trump. L’amministrazione americana, ci dicono molti specialisti molto bene informati, si sta preparando ad un confronto durissimo con l’Unione europea per i prossimi negoziati commerciali. Dopo il fronte cinese, Trump intende aprire, secondo questi osservatori, il fronte europeo.

Per meglio dire: gli Stati Uniti, almeno per ora, non stanno vincendo il conflitto con Pechino. Di fronte alle ‘difficoltà’ incontrate da Washington e dall’amministrazione Navarro-Bolton nel conflitto economico strategico con la Cina, Trump deve ottenere una vittoria su un altro fronte importante. L’Europa presenta un surplus commerciale di circa 600 miliardi di euro e ciò ne fa il ‘nemico’ perfetto per l’America di Trump. L’Europa rischia di diventare, a causa dell’azione di Berlino, una macchina manifatturiera troppo efficiente. Il nuovo fronte è quindi l’Europa.

Non vinta la guerra sul fronte cinese, l’amministrazione americana si rivolge su quello europeo. Ma lo fa disvelando con alcune sue proprie mosse i suoi timori: la forte svalutazione dell’euro sul dollaro. L’amministrazione infatti vorrebbe mettere sotto accusa l’euro per essere ‘sottovalutato’, dice così, nei confronti del dollaro americano: il vero timore americano è la guerra valutaria dell’euro: ricordiamo che la guerra monetaria è una delle tre armi da Armageddon della Cina contro Trump!

Il tassello delle minacce contro la web tax francese come dicevamo è solo l’ultimo per ora in ordine di tempo: esso arriva dopo la conferma dello scontro in sede WTO fra Airbus e Boingsui pretesi ‘aiuti di stato’ europei al colosso dell’industria aerospaziale. E dopo l’altra minaccia di dazi e tariffe contro un settore chiave dell’efficiente industria manifatturiera europea, l’automotive tedesco. Airbus-Boing, dazi contro l’auto tedesca, tariffe contro la web tax francese: il tridente delle minacce americane contro l’Europa come si vede è schierato sul fronte di battaglia. L’obbiettivo americano sarà quello di piegare l’Europa ad un negoziato da sudditi dell’Impero’ americano Trump-style. L’obbiettivo strategico di Trump e della sua amministrazione è quello di ottenere in Europa ciò che non sta riuscendo sul fronte cinese e su quello giapponese.

Con l’annuncio di possibili nuovi QE, però di fatto (e con la nomina di una pragmatica come Christine Lagarde alla BCE), l’Europa ha schierato sul campo di battaglia a sua difesa totale, l’arma Armageddon antiUsa: la svalutazione dell’euro. Gli interventi di politica del cambio non rientrano nello statuto della BCE come è ben noto, ma la politica monetaria non convenzionale ha come effetto collaterale proprio i rapporti di cambio. La svalutazione dell’euro, questo è il punto che Trump e i i suoi non riescono a tollerare, annullerebbe gli effetti dei dazi americani, e renderebbe futile la clava geopolitica dei dazi americani. I negoziati commerciali non sarebbero più così assertivi contro l’Europa. La veemente reazione di Trump via twitter contro il Presidente Draghi all’annuncio del capo della BCE è molto indicativa del significato della partita. La designazione di Christine Lagarde da questo punto di vista è ancora meno tranquillizzante per Trump e i suoi.

Oltretutto c’è qualcos’altro che forse preoccupa qualcuno a Washington, ci dicono sempre gli specialisti. Il dollaro è la moneta globale per eccellenza, ben oltre il peso specifico dell’economia Usa sul Pil mondiale. Wall Street è il perno del capitalismo finanziario americano. Conflitti valutari incontrollati fra dollaro, valuta globale, ed euro, moneta pienamente affidabile anche senza gli apparati militari, potrebbero innescare una nuova crisi finanziaria a Wall Street dagli effetti imprevedibili. Ricordiamo che Trump è già in campagna elettorale. Una crisi a Wall Street sarebbe una catastrofe politica per Trump e per la destra nazionalista ‘bianca’ che lo sostiene.

Morale: l’amministrazione americana deve sterilizzare l’arma totale nelle mani di Francoforte, la svalutazione dell’euro. Solo sterilizzando l’arma Armageddon valutaria europea, l’amministrazione Usa può pensare di riuscire ad infilzare l’Unione europea sul fronte commerciale e stare serena sul fronte finanziario. Purtroppo per l’amministrazione Trump però Francoforte resta il sovrano dell’euro e quindi Trump ha un problemino piuttosto serio se gli europei della Von Der Leyen e della Lagarde giocheranno bene la partita. Oltretutto la ‘richiesta’ di Trump e dei suoi di non utilizzare politiche non convenzionali in tempi di rallentamento economico appare francamente eccessiva.

Come si vede il campo di battaglia per il conflitto globale transatlantico è già adeguatamente predisposto: Trump con i dazi e le svariate minacce anti-europee, l’Europa con le rappresaglie commerciali in primo luogo, e con le nuove politiche monetario non convenzionali come arma totale. Missili, siluri, testate, vettori ad ogive multiple della guerra economica sono già pronti e armati.

Da questa analisi si capisce benissimo perché l’euro sia la bestia nera degli amici di Trump di destra e di sinistra. Con l’euro di mezzo, le manovre ‘imperiali’ di una amministrazione assertiva come quella di Donald Trump diventano con facilità operazioni spericolate sull’orlo dell’abisso; senza l’euro, l’Europa, tutta l’Europa, il suo capitalismo, le sue classi lavoratrici, le sue classi medie sarebbero sotto ricatto perenne di politiche assertive.

In queste condizioni, però, basta pochissimo per dare fuoco alle polveri. La grande tempesta potrebbe scattare con il confronto durissimo con dazi, contro-dazi, svalutazioni, contro-svalutazioni. La spirale del confronto si sa come inizia ma non come finisce. Se a Washington hanno deciso di aprire il fronte europeo, però c’è poco da fare.

Se l’Europa, oltre a giocare efficacemente con le politiche monetarie, decidesse pure di avviare una saggia e rigorosa politica fiscale, con un forte piano di investimenti, pubblici e privati, unione del mercato dei capitali e unione bancaria compiuta, che compensasse in altro modo gli effetti della guerra commerciale americana, metterebbe Trump in un angolino molto molto stretto. Anzi se l’Europa iniziasse fin d’ora a lavorare in questa direzione, potrebbe chiarire immediatamente all’amministrazione americana che essa non avrebbe chances in un confronto duro con l’UE. Trump e i suoi a quel punto avrebbero ‘difficoltà’ non solo sul fronte cinese e di quello nipponico, ma pure sul fronte europeo. Forse sarebbe costretto a ritirarsi dalla partita del confronto senza scontri cruenti e lasciando spazio ad un negoziato reale. 

La partita delle rappresaglie commerciali è nelle mani della Commissione Von Der Leyen; la partita dell’euro in quelle di Christine Lagarde: la coppia di ferro del governo europeo, dunque, avrà moltissimo lavoro. L’eventuale partita degli investimenti per il rilancio dell’economia reale è invece nelle mani di entrambe, Commissione e Banca centrale.

Andiamo un momento a Washington. L’Europa potrebbe avere in mano anche la golden share per la scelta del prossimo presidente americano. Se cede a Trump gli dà un asset politico forte per la rielezione; se invece combatte bene la guerra economica, lo inchioda nella sua bara politica. A questo punto dovrebbe essere relativamente chiaro il valore politico di questa partita transatlantica: un ordine politico ed economico mondiale aperto, ‘liberale’ e di stampo parzialmente occidentale passa per la capacità di ‘resistenza’ e di governo reale e monetario dell’Europa di fronte alla campagna di guerra economica di Trump.

Christine Lagarde, dollaro, euro, Europa, guerra commerciale, Trump, Ursula Von Leyen, Stati Uniti

3 comments

thomas 02/08/2019 at 03:22

noto che è stato un giornalista a scrivere questo articolo, la cosa mi sembra allucinante visto tutto l’insieme di errori e ripetizioni grammaticali nel testo, francamente è illegibile, un ragazzino delle medie farebbe dei temi più corretti in confronto.
(sia chiaro che la mia critica è sulla forma non sul contenuto)

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Fabio Scacciavillani 03/08/2019 at 16:26

Onestamente tutti questi errori io non li ho visti (a parte una preposizione di troppo quando si parla di fronte nipponico). Comunque se ci segnali questi errori te ne saremo grati

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Dario Greggio 02/08/2019 at 21:59

godo. qualsiasi cosa pur di vedere la feccia umana esplodere e morire

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