Politica interna

L’intelligenza Gialloverde Moltiplicata per la Radice Quadrata di -1

Al genio bisogna sempre inchinarsi in estasi. Soprattutto quando prorompe dai neuroni di uno statista di straordinaria caratura intellettuale. Uno studioso indefesso della lezione orwelliana sulla neo-lingua, impreziosita nell’evoluzione elaborata dalla Casaleggio & Associati.

Prendete il sublime concetto di “mandato zero” messo a punto in operose settimane di profonda elucubrazione teorica dal mitico Giggino O’ Ripetente. Il Movimento 5 Stelle sin dai primi vagiti politici aveva incentrato la sua narrazione (cioè gli slogan impartiti ossessivamente al popolo bue degli analfabeti funzionali) su alcuni dogmi irrinunciabili: 

1) Uno vale Uno, 

2) Referendum per uscire dall’euro e tornare alla minkiolira,

3) Trasparenza della politica (ergo riunioni trasmesse in diretta streaming per la goduria dei militonti), 

4) Honestà, cioè atteggiamento implacabile di fronte a corruzione e altri reati (ovviamente altrui)

5) Limite tassativo di due mandati per gli adepti della setta miracolati dall’elezione a cariche istituzionali.

Ovviamente anche prima di arrivare al potere la narrazione casaleggese si era inceppata come un motore a scoppio nordcoreano e quindi le dirette streaming (a parte quella in cui fu dileggiato Bersani) nessuno le ha mai viste, il referendum sull’euro è una barzelletta che non fa ridere (come del resto gli spettacoli allucinati di Grillo in crisi di pubblico pagante), l’honestà si è infranta sul Caso Diciotti e sulla difesa di Salvini dallo scandalo dei presunti fondi russi. Il resto è finito triturato nella piattaforma Rousseau, che in mancanza degli impianti di smaltimento dei rifiuti a Roma smaltisce le baggianate grulline.

Sopravviveva il limite dei due mandati. E su questo dogma è intervenuta la fantasia di Giggino con il “mandato zero”: la prima elezione viene considerata un’esperienza extra corporea come quelle provocate dall’assunzione di LSD o altre sostanze psicotrope pesanti. Solo se si viene rieletti (magari un numero congruo di volte da stabilire in base ad un algoritmo denominato Ambarabacicicoco’) il sofisticato meccanismo contacariche dei casaleggesi comincia pigramente ad azionarsi. 

Un tale colpo di genio però non può limitarsi ai mandati parlamentari. Va applicato ad altri ambiti. Prendiamo ad esempio gli impegni accademici. Giggino ‘O Ripetente in undici affannosi anni di studi matti e disperatissimi non è riuscito a concludere una beneamata cippa (cit.). Ma basterebbe introdurre la laurea zero per ovviare a tale incresciosa lacuna. Con la laurea zero anche Giggino da Ripetente diventa O’ Dottore. Del resto per uno che aveva azzerato la povertà azzerare i mandati degli eletti richiede sforzi non esattamente erculei. Anzi appena se ne appurasse la necessità Giggino è pronto anche ad introdurre il mandato -1, -2, e persino il mandato meno Pi greco se servisse un’ulteriore dose di irrazionalità, e poi tendere asintoticamente a meno infinito.

Una tale innovazione non poteva certo rimanere monopolio grullino nella coalizione nazional-somarista. Ed ecco quindi che Salvini ci tiene a far sapere al mondo che lui delle parole di Conte, poveretto, importa “meno di zero”. 

Ma già le migliori menti raglianti governative che affollano i talk show di regime hanno esteso questi concetti dai numeri reali all’analisi matematica. Per esempio la politica economica della banda al potere potrebbe essere moltiplicata per la radice quadrata di meno uno. Così avrebbero un senso le frottole sulla flat tax, sui miracoli dei piani infrastrutturali, sul numero di occupati creati con Quota100, sui navigator che trovano lavori mirabolanti ai bamboccioni sdivanati, sui tesoretti nelle cassette di sicurezza, sull’abolizione delle accise sulla benzina (e ovviamente sul rimpatrio dei clandestini). Anzi nel prossimo programma elettorale Borghi e Bagnai potrebbero inserire “Quota Zero” da finanziare con la stampa di bungalire in quantità infinita.

In sintesi, dal “mandato zero” alle politiche del governo immaginario si stabilirebbe un solido continuum di stronzate. Però rispettose dell’ambiente e orientate al benessere delle comunità locali. Insomma stronzate rigorosamente a Km zero.

Grillo, mandato zero, di Maio, movimento 5 stelle, Salvini

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

Leave a Comment