Speaker's Corner

L’omicidio del carabiniere e l’autorità perduta

Dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, accoltellato a morte in pieno centro a Roma nel corso di un servizio contro un tentativo di estorsione, ci colpisce, tra l’altro, la reazione veemente e a freddo – sembra otto violenti fendenti – e per futili motivi da parte dell’assassino.

Uno stimato tutore dell’ordine, trentaquattrenne, sposato da poco più di un mese, impegnato nel volontariato, a cui è stata sottratta l’esistenza da chi non ha voluto mettere a rischio quei 100 euro pretesi in cambio della restituzione di un borsello rubato. Una reazione violenta, estrema, terminale a quel “pericolo” di un controllo che dovrebbe essere messo in preventivo da chi è abituato a delinquere, ma che invece è ormai poco considerato a causa di regole sempre più aggirate.

Un tempo le forze dell’ordine, quali servitrici dello Stato, erano bersaglio di violenze principalmente per ragioni ideologiche. Azioni brutali spesso spalleggiate e giustificate da tanta presunta intelligentia che furbescamente mal digeriva proprio il rispetto delle regole. Le cronache hanno registrato questa inconciliabilità, sfociante in scene di guerriglia, soprattutto nelle piazze e davanti agli stadi, dove la contrapposizione identitaria si fa in genere più forte. Era proprio l’autorità della divisa – riconosciuta – ad essere messa in discussione.

Questo omicidio c’interroga proprio sul venir meno della legittimazione di quell’autorevole ruolo, di quella ineccepibile funzione che va assolutamente difesa e salvaguardata. Perché chi è impegnato tutti i giorni a garantire un valore costituzionale quale la sicurezza, perpetuando un contesto democratico faticosamente conquistato anche con il sangue, è un tassello irrinunciabile della nostra convivenza civile e sociale.

A poche ore di distanza dalla tragedia romana, a Torino alcuni agenti di polizia sono stati accerchiati da cittadini stranieri in difesa di un nigeriano che non voleva farsi identificare. E’ stato necessario l’intervento di altre forze dell’ordine. E sempre a Roma nei giorni scorsi decine di persone, questa volta italiani, hanno inveito contro numerosi vigili urbani colpevoli di aver multato le loro auto, Suv compresi, parcheggiate tranquillamente in un’isola pedonale per godersi un’arena cinematografica. Il problema, come ha scritto qualcuno, è che l’unica trasgressione possibile nel nostro Paese è l’obbedienza alle regole. Del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ricorderemo sempre con affetto la sua esemplare “trasgressività”.

Mario Cerciello Rega, Carabinieri, Roma

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