Politica interna

Il problema della “selezione del personale” in Fratelli d’Italia

Dopo l’epopea socialista tra gli anni Ottanta e i Novanta, ad offrire per lungo tempo una buona mole di lavoro ai magistrati è stata Forza Italia. Una discreta massa di avvisi di garanzia ha infatti accompagnato per molte stagioni l’epos del partito del Cavaliere. Poi un Partito democratico, evidentemente geloso, ha conteso il primato ai soci del Nazareno, offrendo in particolare numerosi sindaci in pasto alle procure.

Proprio mentre sembrava che le solite formazioni politiche, tra l’altro entrambe con cromosomi socialisti, potessero a lungo monopolizzare le italiche cronache giudiziarie, ecco che una nuova alba s’è accesa grazie ad un’inimmaginabile Garbatella, che da “piccola Lelingrado” sa trasformarsi anche in sovranista ed euroscettica: i nazionalissimi Fratelli d’Italia guidati dalla maestra spirituale, la romanissima Giorgia Meloni

In realtà qualche prematuro sentore di scarsa ortodossia, intercettato con poca cognizione dagli analisti, era stato avvertito già a fine 2016. Scontata la location dal grande valore storico (e architettonico): Latina, cioè la tanto adorata Littoria. Il gip del locale tribunale, Mara Mattioli, in quell’algido autunno ha ordinato l’arresto di ben 16 persone tra politici, dirigenti comunali e imprenditori. L’indagine ha coinvolto una cinquantina di persone. Secondo le accuse esisteva un vero e proprio “patto di voto” tra l’ex sindaco del capoluogo pontino in quota Fratelli d’Italia, Giovanni Di Giorgi (finito in carcere), e il presidente del Latina Calcio, l’onorevole Pasquale Maietta, tesoriere del partito. Dietro le sbarre anche l’ex consigliere provinciale Silvano Spagnoli, approdato in Fratelli d’Italia.

Per il gip, l’onorevole Maietta sarebbe arrivato a minacciare esplicitamente i dipendenti del Comune: “Ma tu vuoi fa la guerra a me? Se mi fai la guerra diventa un casino… Informati chi sono… Risolvi sto problema”. O ancora: “Malvaso (imprenditore arrestato, ndr) non costruisce più perché sennò je metto una bomba e gliela faccio saltare la palazzina”. Il politico è stato accusato dalla procura di Latina di violenza privata insieme a Costantino “Cha Cha” Di Silvio, ritenuto ai vertici dell’organizzazione criminale legata ai Casamonica di Roma.

Nel novembre del 2016 la procura di Latina ha richiesto alla giunta per le autorizzazioni della Camera l’arresto di Maietta nell’ambito dell’inchiesta “Olimpia” riguardante la gestione degli appalti e dei fondi del comune di Latina. Pochi giorni dopo è stato indagato, insieme ai precedenti vertici del Latina Calcio, anche nell’ambito dell’operazione “Starter” della Guardia di Finanza e gli sono stati sequestrati beni mobili ed immobili per illeciti finanziari. Poco meno di due anni dopo, il 16 aprile 2018, ancora guai con l’arresto – insieme ad altre 12 persone – nell’ambito dell’operazione “Arpalo”, ritenuto il vertice di un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio aggravato, al trasferimento fraudolento di valori, alla bancarotta fraudolenta e a reati tributari e societari.

Dal Lazio all’Emilia. Giugno 2019. A Piacenza finisce agli arresti per associazione mafiosa nel corso dell’operazione “Grimilde” – insieme ad altre undici persone – il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Caruso, di Fratelli d’Italia. Appena un anno prima si era fatto vedere ad “Atreju”, la festa romana della formazione di Giorgia Meloni, con tanto di foto che lo mostrano sorridente accanto a big del partito. Secondo un’ordinanza di 250 pagine, questo dirigente dell’Agenzia delle dogane aveva legami con la ‘ndrangheta, in particolare con la famiglia Grandi Aracri. Dopo l’arresto di Caruso, l’imbarazzo in Fratelli d’Italia è grande. Studiato il comunicato della Meloni: “Grazie alle Forze dell’ordine e alla magistratura per la maxi operazione che ha portato alla luce un sistema criminale radicato e diffuso. Il coinvolgimento di Giuseppe Caruso, anche se non legato alla attività politica ma al suo ruolo di funzionario dell’Agenzia delle dogane che fa capo al ministero dell’Economia, ci lascia sconcertati. Confidiamo nel lavoro degli inquirenti, e auspichiamo che Caruso dimostri la sua totale estraneità in questa vergognosa vicenda. Ribadiamo con assoluta fermezza – puntualizza la Meloni – che in Fratelli d’Italia non c’è stato, non c’è e non ci sarà mai spazio per nessuna mafia e per noi, come noto, chi fa politica a destra e tradisce l’Italia merita una condanna doppia”.

Peccato che il proclama della Meloni sia stato smentito dopo appena qualche giorno.

Enzo Misiano, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Ferno (Varese), viene arrestato con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Ancora ‘ndrangheta. L’ordinanza è emessa dalla Dda di Milano in ambito dell’indagine “Krimisa”, nome di un antico porto calabrese.

Misiano, sul cui profilo Facebook campeggiava la classica foto d’ordinanza con la leader Giorgia Meloni era presidente della commissione commercio e attività produttive, posizione nella quale, secondo l’accusa, poteva controllare per conto delle cosche gli investimenti e i terreni appetibili per la costruzione di parcheggi. Misiano, sempre secondo gli inquirenti, era un interno alla ‘ndrangheta: quando i capi della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina giungevano a Milano per i summit di ‘ndrangheta, era lui a fare da autista; con particolare assiduità accompagnava il boss Giuseppe Spagnuolo agli incontri con gli emissari locali. I proventi della cosca sarebbero stati investiti anche nell’acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione di parcheggi, poi collegati con navette all’aeroporto.

E quando non sono i magistrati a rompere le uova nel paniere, ci pensa qualche esponente del partito a farsi male da solo. Nei giorni scorsi a Vercelli un consigliere comunale di Fratelli d’Italia nonché membro dell’Ordine provinciale dei medici e odontoiatri, Giuseppe Cannata, su Facebook scriveva: “Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili”. La Meloni ancora costretta ad intervenire: “Fratelli d’Italia prende le distanze dalle dichiarazioni del consigliere comunale di Vercelli Giuseppe Cannata, eletto tre mesi fa da indipendente nelle liste di FdI ma mai iscritto al movimento – si legge nella nota. “Le sue affermazioni, gravissime, non rispecchiano in nessun modo il pensiero di Fratelli d’Italia. Non c’è posto per chi scrive certe cose in Fratelli d’Italia”.

Che il partito di Giorgia Meloni abbia bisogno di un valido “head hunter” per accrescere la qualità del suo organico?

Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, Latina, Maietta, Giuseppe Cannata

1 comment

Luca Benegiamo 27/07/2019 at 09:23

Una volta un importantissimo head hunter di origine Svizzera mi fece un pre-colloquio per conto del Cavaliere, non vi fu seguito: troppa indipendenza di giudizio?

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