Economia & Finanza

Una Vergogna chiamata Accise

In una delle sue più famose frescacce profferite a beneficio dei semianalfabeti Salvini assicuro’ che al primo Consiglio dei Ministri avrebbe eliminato le accise sulla benzina. E’ passato oltre un anno dall’insediamento del governo, si sono tenuti alcune dozzine di Consigli dei Ministri ma le accise sulla benzina rimangono intatte. 

Si tratta delle tasse più vergognose pur in un sistema fiscale come quello italiano che della vergogna, dell’inefficienza, della farneticazione, della iniquità e della oppressione ha fatto la propria cifra.

Sul prezzo del carburante gravano ben 17 diverse accise, deliberate dal 1935 ad oggi. La prima fu introdotta per finanziare la Guerra di Etiopia (lo ricordo a beneficio di quelli che “Mussolini ha fatto anche cose buone”). Poi la lista delle motivazioni più o meno speciose addotte dai vari governi per sottrarre soldi ai cittadini ha incluso l’acquisto di autobus ecologici, il contratto degli autoferrotranvieri nel 2004, l’emergenza migranti causata dalla guerra in Libia (tra l’altro visto che tale emergenza, a detta del Capitone è finita, almeno questo balzello si potrebbe eliminare, o no?).

E cosa dire dei terremoti che da quello recente in Emilia (2012) per andare indietro nel tempo fino ai terremoti dell’Aquila, del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980), senza dimenticare le alluvioni di Firenze (1966) e in Liguria (2011)? Emergenze una tantum, che risalgono ad anni se non a decenni passati, ma per le quali lo Stato si accaparra inesorabilmente risorse per comprare i voti dei parassiti.

Per i cultori della materia e per coloro che vogliono rovinarsi il clima estivo ecco un elenco della vergogna. Se siete attivisti o elettori leghisti potreste mandarlo al vostro caporione. Chissà che tra una Sagra della Trota e una scorpacciata di Nutella non trovi il tempo per onorare le fresc…, scusate, intendevo dire le promesse.

0,000981€ per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;

0,00723€ per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;

0,00516€ per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;

0,00516€ per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;

0,00516€ per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;

0,0511€ per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;

0,0387€ per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;

0,114€ per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;

0,02€ per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;

0,005€ per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;

0,0051€ per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;

0,0071€ per il finanziamento alla cultura nel 2011;

0,04€ per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;

0,0089€ per far fronte all’alluvione che ha colpito Liguria e Toscana nel 2011;

0,082€ per il decreto “Salva Italia” del 2011;

0,02€ per la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012.

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Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

1 comment

Dario Greggio 21/07/2019 at 23:14

yep

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