Politica estera

Stress Test per l’Asse Renano tra Merkel e Macron

Le recentissime notizie circa la morte imminente dell’Unione europea e dell’asse franco-tedesco erano decisamente premature, anzi erano sbagliate. Almeno per ora. Dopo una lunga consultazione (ma neanche troppo lunga, come ricordano gli annali della storia del”UE) abbiamo avuto la designazione della ministra della difesa della Repubblica Federale, strettissima alleata della Cancelliera, alla presidenza della Commissione, Ursula von Der Leyen; e la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, francese e alleata del presidente francese, alla presidenza della BCE, Christine Lagarde. L’asse franco-tedesco è ora al timone dell’Europa come non mai.

A ben guardare l’intero assetto del governo europeo, poi, le cose sono ancora più interessanti: come Alto Rappresentante per le politiche estera e di sicurezza arriva il ministro degli esteri della Spagna di Pedro Sanchez, socialista. Come presidente del Consiglio europeo giunge il primo ministro del Belgio, liberale. Germania, Francia, Spagna, Belgio al timone dell’Europa. L”asse neo-renano’ quasi al completo si è messo alla guida dell’Europa. 

L’Europa di cui stiamo parlando è precisamente quel ‘grande attore globale’ molto ostico per l’amministrazione Trump, quell’Europa che qualche osservatore definisce ‘Europa-potenza’ ma che forse sarebbe più giusto definire l’Europa-modello social-liberale. Ursula von Der Leyen è seguace convinta della cooperazione europea in materia di difesa ed è a favore di un esercito europeo comune: è un programma particolarmente a cuore del presidente francese e che è voluto dalla Cancelliera tedesca. Esso è invece fortemente osteggiato dall’attuale amministrazione americana (mentre la Russia avrebbe un’altra opinione al riguardo). Christine Lagarde è un’altra designazione ostica per una certa interpretazione assertiva americana. La coppia delle due leader alla Commissione e alla Banca centrale è molto significativa anche a livello simbolico rispetto a capi di stato machisti e sciovinisti come Donald Trump. 

D’altra parte se è vero che Ursula von Der Leyen al tempo della crisi greca aveva preso posizioni rigoriste è anche vero che le cose evolvono e che comunque in materia di politiche monetarie la signora dominus è l’altra designata, Christine Lagarde, che è relativamente flessibile al riguardo. Insomma al timone dell’Europa (voto del Parlamento europeo permettendo: il passaggio di Strasburgo non è scontato viste le comprensibili fibrillazioni delle famiglie politiche della nuova maggioranza di governo europeo e pro-europea, PPE, PSE, exALDE) vi è una coppia significativa, equilibrata, centrista e moderata. Ursula von Der Leyen politicamente nel campo conservatore tedesco ha sempre assunto posizioni centriste-riformiste in tema di politiche sociali e per la famiglia, posizioni e politiche che dovrebbero essere ben studiate in Italia ad esempio da tanti anti-tedeschi domestici specie a sinistra; ed è accanita fautrice degli ‘Stati Uniti d’Europa’, tema che dovrebbe essere ben studiato dai tanti neo-anti-europei domestici specie a destra.

Tutto bene, dunque, quello che finisce bene? Premesso che bisogna comunque aspettare il voto parlamentare, (la democrazia europea come sistema di governo fondato sulla bilancia dei poteri è una cosa piuttosto seria), e premesso che sarà interessante vedere la composizione finale della Commissione, è vero che il complesso processo di formazione dei vertici dell’Unione è stato faticoso: lo è sempre ma stavolta esso è stato complicato da un fattore politico ovvio. Ovvero la fine del sistema politico collaborativo PPE-PSE. 

La frammentazione dell’intero panorama partitico delle famiglie politiche, e gli squilibri territoriali all’interno delle famiglie europee di governo hanno creato una situazione complessa. All’inizio le frizioni franco-tedesche sembravano rendere critica la situazione. In realtà la relazione centrale franco-tedesca sembra ormai così solidificata e codificata da resistere a molti stress. Dato che siamo nel mezzo di una difficilissima transizione geopolitica e politica da un assetto ad un altro del cuore dell’Europa nel mezzo di forti pressione anti-europee di matrice americana, le cose non erano e non sono minimamente facili: la Nuova Europa Renana insomma ha superato il primo step dello stress test della partita delle nomine. Ora, secondo step, bisogna attendere il voto parlamentare e la composizione finale della Commissione, come abbiamo accennato prima. 

Per capire però quello che è accaduto a livello di Consiglio europeo probabilmente bisogna tenere conto di due fattori non valutati attentamente, secondo noi. Il primo riguarda il forte interesse comune, a parte la solidità intrinseca di fondo dell’asse franco-tedesco, fra Merkel e Macron, ovvero la loro spinta affinché il presidente di Bundesbank, Weidman, non diventasse presidente della BCE. Sia la Cancelliera sia il presidente francese probabilmente avevano questo intendimento che non potevano esplicitare appieno, specie Angela Merkel, ma che pur tuttavia secondo noi era alla base delle loro strategie. Il secondo fattore è stata la capacità politica, sempre fortissima, della Cancelliera tedesca, costantemente sottovalutata da moltissimi osservatori: la cd ‘rivolta del PPE’ ha molto il sapore di una situazione calcolata dalla Cancelliera. 

Morale: la Nuova Europa Renana ha superato la prima fase di uno stress test molto difficile nelle condizioni date della crisi dell’asse di stabilità PPE-PSE e dell’insorgenza neo-nazionalista-‘sovranista’ a livello mondiale-anglosassone. E questo è un elemento di soddisfazione per chi crede nell”Europa-modello social-liberale’. 

Una domanda dovrebbe essere posta: ma quale è il ruolo reale di Orban e dintorni a fianco di una certa destra tedesca? I rapporti dell’intero gruppo Visegrad con alcuni settori importanti del grande capitale tedesco sono noti. Ovviamente il modello orbaniano di democrazia ‘non liberale’ in termini di diritti civili è molto lontano da quello ‘social-liberale’ della Repubblica Federale (e del cuore dell’Europa), ma ciò non di meno, Budapest, Praga, Bratislava e Varsavia, hanno strettissime relazioni con Berlino e con il grande capitale tedesco in particolare nel settore automotive. L’integrazione di questi paesi in alcune catene del valore europee ‘Germany-leading’ è decisiva per comprendere l’importanza di quelle relazioni. D’altra parte è proprio la Cancelliera tedesca ad organizzare periodicamente gli incontri multilaterali con i leader di Visegrad? Insomma, il rapporto Germania (e ‘asse neo-renano’) con il gruppo di Visegrad ha aspetti molto peculiari e contraddittori che però devono essere compresi bene per capire la situazione europea.

Una ultimissima osservazione: come ho accennato più volte, la designazione di Ursula von Der Leyen deve passare l’esame del Parlamento europeo con un voto di fiducia a maggioranza assoluta dei membri. In teoria, l’alleanza PPE-PSE-exALDE ha una ampia maggioranza ma ci sono diverse aree di contestazione al metodo e al risultato del Consiglio europeo dedicato alle nomine: in particolare i socialdemocratici tedeschi e i loro alleati, e, forse, i popolari dell’Europa orientale avrebbero rimostranze. Da qui al voto ci saranno molti contatti e intensi negoziati politici: non deve sfuggire che ci sono alcune caselle vuote nello schema approvato, la presidenza dell’Eurogruppo e la composizione della Commissione, nonché ci sono altre caselle che devono essere rinnovate a metà legislatura, presidenza del Parlamento e presidenza del Consiglio. E poi c’è da considerare la particolarissima posizione della SPD: la socialdemocrazia tedesca può scegliere di passare come forza non completamente affidabile di governo e di rappresentanza della Germania con la sua storia esemplare? Insomma, ci sono discreti margini di compromesso, ma tutto sarà comunque un po’ faticoso e comunque sarà bene attendere il voto del Parlamento di Strasburgo prima di ulteriori valutazioni politiche: solo dopo la scelta degli eurodeputati si potrà dire se lo stress test della partita delle nomine sarà stata superato bene dalla Nuova Europa Renana. 

Infine, i Verdi, i reali vincitori delle recentissime elezioni europee: è bene guardare con attenzione agli sviluppi dei prossimi giorni in particolare agli incontri della Presidente designata della Commissione con i gruppi parlamentari prima di dire una parola definitiva al riguardo. Un primo incontro di Ursula von Der Leyen con i Verdi Europei è stato molto interessante: la porta di un sostegno ‘Green’ non sembra chiusa: ‘è una personalità molto capace’ ma ciò che dice ‘non è abbastanza’, commentano esponenti Verdi.  La porta non è chiusa. I Verdi possono essere importantissimi non solo per assicurare una chiara maggioranza alla Presidente designata, ma per assicurarle un risultato ampio e per elaborare ed implementare una agenda europea innovatrice. D’altro canto, nell’Alleanza Verde Europea, i Grunen tedeschi contano molto e i Grunen hanno interesse ad apparire una forza di governo pienamente affidabile a questo punto, visti i sondaggi nazionali in Germania che li danno alla pari con i conservatori dell’Unione CDU-CSU. Insomma sembra esserci un potenziale terreno di accordo, ma le contraddizioni sono molto difficili e il lavoro da fare è davvero tanto per la Presidente designata. Con i Verdi. Ma anche con le famiglie politiche tradizionali, PPE, ex ALDE e PSE. Ma a ben guardare, This is democracy!

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