Economia & Finanza

Abenomics o BBBnomics?

Dal 2013 il primo ministro del Giappone Shinzo Abe porta avanti l’ “Abenomics” ovvero una serie di stimoli economici attraverso l’emissione di debito comprato dalla Banca Centrale del Giappone (BoJ) e l’aumento della spesa pubblica.

La politica economica giapponese eccita un’assortita platea sovranista in Italia perché il Giappone ha un tasso di disoccupazione molto basso e taluni, accademici non particolarmente di successo (almeno in accademia) e “influencer” di varia natura, legherebbero le due cose in un intreccio di causa ed effetto. Cotale bufala si smonta facilmente senza ragionamenti sofisticati.

Per prima cosa, consideriamo l’andamento della disoccupazione in Giappone: i disoccupati sono coloro alla ricerca di una occupazione, altra cosa sono gli inattivi. Nella figura 1 ottenuta dal database della FED di Saint Louis (FRED) possiamo innanzitutto notare come il calo della disoccupazione sia costante dalla fine del 2009, più di 3 anni prima del lancio della Abenomics. Non solum sed etiam, se consideriamo la pendenza del periodo di decrescita della disoccupazione notiamo che è perfettamente parallelo con quello del 2009. Si interrompe bruscamente con lo scoppio della crisi americana ma dopo poco riprende esattamente lungo lo stesso trend.

Figura 1: Variazione tasso di disoccupazione Giapponese indicizzato al 1970 (primo dato disponibile)

Ma in fin dei conti questi sono i disoccupati, andiamo a dare una occhiatina agli occupati, a coloro che effettivamente hanno un lavoro, magari riusciamo a cogliere meglio gli effetti dell’Abenomics. Verifichiamo come s’è comportato il Giappone in relazione alle altre tre grandi aree monetarie mondiali, ad eccezione della Cina. Nella Figura 2 vediamo una smagliante performance del Giappone che stacca nettamente gli inseguitori, anche se le diverse tendenze sembrerebbero moto simili, che sia forse un effetto della crescita globale che ha trascinato tutte le economie del pianeta e quindi anche il loro tasso di impiego? Naaah non vedere come il Giappone stacca di prepotenza le altre aree valutarie, e prima dell’Abenomics per giunta. Che ci sia un’altra ragione sotto?

Figura 2: Variazione tasso d’occupazione per Giappone, USA, UK e Euro Area indicizzato al 2005 (primo dato disponibile per l’Euro Area)

Sentiamo spesso parlare di Giappone anche per un altro motivo, l’invecchiamento della popolazione o “population aging”. E’ ipotizzabile che la performance strabiliante del Giappone possa essere in qualche maniera legata a dinamiche demografiche? Ancora una volta ci rivolgiamo al database della FED e cerchiamo la variazione dal 2005 ad oggi della “popolazione in età lavorativa”. In Figura 3 possiamo vedere come la popolazione in grado di lavorare sia cresciuta negli Stati Uniti e nel Regno Unito, sia rimasta stabile nell’Area dell’Euro e sia rovinosamente precipitata in Giappone. Tornando al secondo grafico, e rispolverando le frazioni, possiamo vedere come il tasso di occupazione in Giapponese sia aumentato con quella intensità per effetto di un considerevole calo del denominatore, ovvero la popolazione che effettivamente si trova in età da lavoro.

Concludendo, l’Abenomics non parrebbe aver particolarmente influito sull’andamento della disoccupazione in Giappone che sembrerebbe essere sull’attuale binario da più di un decennio, ma neppure sull’occupazione che parrebbe essere maggiormente influenzata da dinamiche demografiche di invecchiamento della popolazione.

Figura 3: Variazione tasso della popolazione in età lavorativa per Giappone, USA, UK e Euro Area indicizzato al 2005 (primo dato disponibile per l’Euro Area)

Abenomics, Giappone, Borghi, Bagnai, Savona, Salvini, Rinaldi

Leave a Comment