Economia & Finanza

I Complotti Immaginari e le Sfide Vere

Non riesco a decifrare l’abitudine squisitamente italica di attribuire ad altri le colpe delle nostre carenze strutturali invece di fare un modicum di analisi seria e di autocritica. Invece di inventare complotti planetari dovremmo pensare in positivo per rilanciare quell’Italia che rimane un mito nel mondo per le sue eccellenze, la qualità dei suoi prodotti, la cultura e lo stile di vita. Dovremmo immaginare un paese che torna ad innovare, inventare, percorrere itinerari nuovi pur mantenendo solide radici nella Sua Storia (ho usato non a caso il maiuscolo sia per il pronome che per Storia). Il mondo continua a vederci come un modello positivo nonostante le nostre carenze di sistema e a desiderarci volendo conoscerci con più curiosità di quanta ne abbiamo noi italiani verso i nostri punti di forza.

Invece scopro che non esiste una vera politica turistica e di comunicazione integrata, ma solo iniziative frammentate di enti locali e qualche associazione sparsa, che non esiste un vero tour operator di caratura mondiale in grado di offrire il “prodotto Italia”, il suo immenso patrimonio storico, artistico, ambientale, enogastronomico. Scopro che non abbiamo nemmeno una catena alberghiera degna di tale nome, non dico in grado di competere nel mondo, ma almeno di rappresentare l’Italia e le sue eccellenze! Scopro che nel paese in cui sono nate le banche abbiamo solo due istituti in grado di competere a denti stretti sul mercato europeo, ma non a livello globale e in difficoltà a svolgere in Italia l’attività bancaria tradizionale.

Scopro che siamo ancora il paese dei mille furbetti. Scopro che le nostre aziende sono poco internazionalizzate e capitalizzate perché hanno stolidamente preferito, salvo eccezioni, competere in maniera suicida sui prezzi e non sulla qualità, hanno preferito settori protetti invece di innovarsi e investire in capitale umano, in formazione e comunicazione interna ed esterna. Il motore della Ricerca & Sviluppo è rimasto in folle. In sostanza, troppe imprese affogano per “scelta” nel debito, rimangono poco capitalizzate, insufficientemente patrimonializzate e ancor meno aperte al mercato in termini di competenze e apporto di capitali.

Scopro che gli imprenditori sono riluttanti a fare rete e creare sistema; che i sindacati invece di cercare l’interazione e apportare idee erigono barricate ideologiche per difendere i posti di lavoro in attività obsolete o improduttive, per resuscitare realtà aziendali che non stanno sul mercato.

Scopro che abbiamo un sistema giudiziario lento che fa strame della garanzia del diritto (sia in ambito penale che civile), una fiscalità assurda e lenta che non lavora al fianco di chi produce, ma sembra pervicacemente concepita per tormentare e ricattare il contribuente.

Scopro una burocrazia elefantiaca dedita a mettere i bastoni tra le ruote a tutto ciò che di nuovo si staglia all’orizzonte.

Invece di attaccare alla radice queste cancrene, la turpe mistificazione nazional-sovranista attribuisce la colpa all’euro, alla finanza internazionale che ci strozza, all’Europa che non ci consente di indebitarci e fallire, alla Germania egemone e crudele! Ma sarà soprattutto colpa nostra? È sempre e solo colpa degli altri? Perché le poche eccellenze italiane che puntano su Qualità, Innovazione, R&S, Capitale Umano, Sistema continuano a crescere e a macinare utili veri e non solo finanziari? Eppure la “Crisi” (anche qua la maiuscola è voluta) l’hanno attraversata anche loro, usavano la stessa moneta delle altre e competevano su mercati ancora più ampi (guardano come mercato al mondo intero e non al giardino di casa).

Italia, capitalismo, imprese, euro, sovranisti

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