Speaker's Corner

Roma, le “figure” di Sant’Alessio e le figuracce di Donna Virginia

È una delle chiese più antiche di Roma, probabilmente del III secolo. Originariamente dedicata a San Bonifacio, patrizio romano martirizzato a Tarso, dopo sei secoli è stata dedicata a Sant’Alessio, attuale denominazione. 

In questa chiesa all’Aventino, elevata da Papa Sisto V a titolo cardinalizio alla fine del Cinquecento e riconoscibile per un meraviglioso campanile romanico a cinque ordini con serie di doppie bifore costruito da papa Onorio III, è riemerso da un’intercapedine in questi giorni un affresco medievale. Realizzato probabilmente del XII secolo, è in un incredibile stato di conservazione. I colori, particolarmente accesi, sono praticamente intatti. Secondo le prime analisi dovrebbe ritrarre Sant’Alessio e il Cristo pellegrino. Colpisce anche lo stato di conservazione della cornice, praticamente un unicum, come evidenzia la restauratrice Susanna Sarmati, che l’ha messo in sicurezza. 

Il dipinto emerso misura 90 centimetri di larghezza per oltre quattro metri di altezza. Ma un’altra porzione, altrettanto grande, è ancora nascosta dal muro e sarà riportata alla luce. 

Ovviamente Roma non è nuova a queste scoperte. Gli scavi per la linea C della metropolitana, tuttora in corso, fanno riemergere eccezionali testimonianze del periodo imperiale, alcune delle quali hanno trasformato le nuove stazioni in veri e propri musei ormai inseriti nelle guide turistiche internazionali. Come a San Giovanni. Il problema è che di fronte a questa “ricchezza” culturale ed economica prevale un diffuso atteggiamento di “seccatura”, come se l’arte e il passato costituiscano un problema per l’innovazione, per il rispetto delle tempistica nella consegna delle opere, per la conservazione dei reperti, in effetti i più chiusi e impolverati da anni in magazzini improvvisati, come per i recenti ritrovamenti a Testaccio, all’Esquilino o a Porta Maggiore. 

Se il turismo, con i servizi connessi, rappresenta la prima industria per la città eterna, il tema della valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale, soprattutto in chiave futura, continua a rappresentare un nodo a cui anche l’attuale giunta Raggi sembra non destinare il necessario impegno. Scarsa manutenzione, diffuso abusivismo, improvvisazione sembrano essere problemi non superabili per l’attuale giunta. 

Se queste scoperte ribadiscono l’esigenza dell’idonea attenzione al patrimonio infinito offerto da Roma, le cronache capitoline vanno in tutt’altra direzione. Ecco che la notizia dell’eccezionale ritrovamento è “sporcata” da un’emergenza spazzatura che addirittura accende preoccupazioni per lo stato della salute umana. E mentre la sindaca ridimensiona i timori sanitari, quasi rubricandoli a “fake news”, è lo stesso governo gialloverde a mettere il Campidoglio sotto “vigilanza”, chiedendo alla giunta Raggi di comunicare con estrema urgenza “le azioni che intende intraprendere per garantire ai cittadini l’ordinario servizio di raccolta dei rifiuti”. Anche le Asl stanno denunciando la “grandissima emergenza igienica già in atto, che può portare alla successiva insorgenza di patologie”. 

Una lettera di “richiamo” da parte del ministero dell’Ambiente – firmata dal capo della Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento, Mariano Grillo – è stata spedita in Campidoglio il 26 giugno. Il paradosso? Il destinatario è il neo-direttore del Dipartimento Ambiente del Comune di Roma, Silvio Monti in quanto l’assessore ai Rifiuti manca da quattro mesi, probabilmente perché finora nessuno se la sente a farlo. 

Insomma, se il passato offre a Roma l’ennesima occasione per stupire positivamente la platea mondiale, l’amministrazione Raggi riesce a inficiare tutto con l’ennesima figuraccia. Icone divine e brutte figure umane.

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