Politica estera

Kim sul Tavolo del G20 a Osaka

Kim e la Corea del nord arrivano inopinatamente sul tavolo del G20 a Osaka. Per ‘merito’ di Xi Jinping che prima di giungere in Giappone ha effettuato una sosta a Pyongyang per la sua prima visita ufficiale in Corea del nord. Kim è considerato un alleato strategico di Pechino, però da molto tempo ormai la Cina tende a ritenere decisive le relazioni con la Corea del sud, democratica, capitalistica e particolarmente avanzata tanto da costituire un vero modello economico per l’East Asia. Questo intenso rapporto sino-sudcoreano ha provocato non poche gelosie politiche a Pyongyang e probabilmente esso è stato alla base dell’ultima fase di provocazioni atomiche e missilistiche del regime del ‘regno eremita’. Ma ormai quella stagione di provocazioni in salsa anche anti-cinese pare superata. Pare superata dall’interesse capitalistico che presiede sempre di più alle scelte di fondo delle nazioni d’Asia, compreso il regime comunista-dinastico-autarchico nord coreano.

Pyongyang deve sviluppare la propria economia iper-arretrata, e per farlo ha bisogno della cooperazione regionale e internazionale: ha bisogno in primissimo luogo che le sanzioni ONU e Usa contro il regime vengano eliminate o almeno alleggerite. La Cina vuole mettersi a capotavola nel grandissimo affaire della ricostruzione materiale della Corea del nord e della costruzione delle rotte della via sino-coreana della seta. La Corea del sud intende aprirsi lentamente e pacificamente la strada alla riunificazione della penisola sotto la leadership di Seoul. Il Giappone non ha alcuna intenzione di rimanere a bocca asciutta nella prima partita del secolo. Corea del nord pro-modernizzazione, Cina, Corea del sud, Giappone quindi hanno, potenzialmente, (assieme alla vicina Russia che vuole far crescere l’Estremo Oriente della Federazione), un enorme interesse capitalistico comune. Potenzialmente. Ma per raggiungere questo obbiettivo serve l’alleggerimento delle sanzioni internazionali.

L’obbiettivo reale dell’imprevisto ruolo della Corea del nord ad Osaka potrebbe essere precisamente questo: rimettere in moto il treno della ricostruzione del Nord e delle rotte della penisola. Ovviamente serve un assenso politico americano: per ottenerlo, la Cina, come capotavola, deve accollarsi la necessità di un negoziato politico con l’amministrazione Trump in questa fase di guerra economica, che metta sul tavolo dell’inquilino della Casa Bianca un forte interesse politico: un grande successo per la campagna presidenziale di Donald Trump. Una soluzione parziale, provvisoria e magari solo apparente del dossier nucleare coreano sarebbe un boccone politico ghiotto per il presidente americano. I termini del grande baratto per la Corea del nord potrebbero essere pronti in teoria a dispetto delle oscillazioni della politica trumpiana.

Se fosse vero (al momento è solo una nostra ipotesi, costruita però con elementi di merito), verrà rubricato sotto un tema diverso: la guerra economica sino-americana. È molto più facile per la diplomazia trumpiana accettare un tale baratto politico affermando che Pechino mette sul tavolo i negoziati per la de-nuclearizzazione coreana in cambio dei negoziati commerciali per il conflitto con gli Stati Uniti. Secondo la nostra personale impressione, questa affermazione sarebbe soltanto la ‘spiegazione’ servita a beneficio della propaganda trumpiana circa l’eventuale baratto politico nipponico Pechino-Washington a favore dei grandi attori della ricostruzione nordcoreana.

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