Speaker's Corner

Roma, e mò parlate male dell’Ama…

Un fiume di gasolio invade una strada al centro di Roma. Fuoriesce da un camion dell’Ama, la municipalizzata della nettezza urbana. La pendenza della strada alimenta rivoli che finiscono anche sotto le auto in sosta. Basterebbe un mozzicone di sigaretta per provocare un incendio di vaste proporzioni. L’odore di carburante ammorba il ponentino romano.

A determinare il disastro è stata un’auto che s’è schiantata contro il mezzo intento a svuotare un cassonetto. Se ciò che resta dell’auto troneggia in mezzo alla strada, il contenitore della differenziata è rimasto in bilico sul camion. Il guidatore dell’automobile, illeso, secondo alcuni testimoni si sarebbe allontanato lesto, zaino nero in spalla. Rapito dalla magia della notte. Abituali cronache della contemporaneità. Meglio un po’ di moto vespertino nell’estate capitolina che la montagna di burocrazia post-incidente.

Senza tutori dell’ordine, né vigili del fuoco (la presenza di carburante sull’asfalto sarebbe competenza della polizia municipale, apprendimento telefonico), né vigili urbani, evidentemente impegnati altrove, il granitico operatore dell’Ama prende in mano la situazione come un Rambo nella giungla (metropolitana). Vede le immagini che gli abitanti della zona hanno ripreso con lo smartphone – eh, il grande fratello – e soprattutto chiama la centrale della municipalizzata. Qui, sorpresa delle sorprese, nel giro di pochi minuti giungono sul posto ben tre Fiat Panda bianche aziendali con un plotone di risorse umane e un carico di sabbia da far invidia ai litorali erosi dall’ineluttabile potenza del mare. I dinamici operatori ecologici s’improvvisano vigili urbani, regolando il difficile passaggio di autobus, camion e pullman tra il rottame dell’auto e il mezzo aziendale con cassonetto incorporato; fanno concorrenza agli addetti ai circuiti automobilistici collocando coni biancorossi per delimitare la piscina combustibile; s’elevano al rango di artisti trasformando duecento metri d’asfalto in un’opera d’arte con striate di sabbia e carburante, da far impallidire la sand artist internazionale Ilana Yahad; fanno meglio della protezione civile piazzando altri due mezzi dell’Ama per recintare l’area critica.

Grazie al loro impegno rendono inverosimile l’appartenenza ad un azienda che dipende ormai per l’80 per cento dello smaltimento dai privati e dalle multiutility delle altre regioni, lasciata per quasi cinque mesi senza un consiglio di amministrazione, con la continua girandola di presidenti graditi e non graditi alla politica romana, con appendici nei tribunali (la sindaca Raggi ha cambiato sette manager in tre anni), con l’ultimo bilancio approvato risalente a tre anni fa e con i conti in rosso, nonostante 700 milioni di euro di Tari versata puntualmente dai romani.

La buona volontà degli “angeli della notte” in Fiat Panda riesce a fare miracoli più dei vertici subordinati agli umori degli amministratori.

Roma, Ama, Virginia Raggi, municipalizzate

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