Politica interna

Il malinconico destino dei Cacatua pentastellati

Da quando è venuto a mancare il padre appare sempre più evidente che Davide Casaleggio non abbia la minima cognizione circa la direzione in cui condurre la creatura politico-messianica che ha ereditato. Pertanto come in tutte le aziende familiari dove l’erede è privo di skill gestionali, visione di sviluppo e capacità decisionali, ma si attornia di sicofanti e servette, il patrimonio si sta rapidamente dilapidando. 

Dalle ammissioni del cerchio magico grillino emerge un quadro avvilente: Davide intuisce confusamente che sostituire Di Maio con Di Battista segnerebbe la fine del suo movimento-azienda, o quantomeno la ritirata in una ridotta parolaia e protestataria di estrema sinistra intrisa di giustizialismo da strapazzo e velleitarismo da gruppuscolo extraparlamentare anni ‘70. Dopo essersi sbarazzato di Grillo sarebbe come affidarsi ad un Grillo senza vis comica intento a ripetere come un cacatua un copione che provoca ormai solo sbadigli o nostalgie.

Far emergere Fico come leader sarebbe anche peggio: una personalità di irrimediabile grigiore, dal carisma di una carpa bollita, ricordato prevalentemente per la comica passeggiata al Quirinale per risparmiare sull’auto blu (cosa che poi non ha mai più fatto). Al Presidente della Camera era stata assegnata, dai sedicenti guru della comunicazione casaleggese, una funzione precisa, ma sempre meno utile: chiamare a raccolta, con dichiarazioni da Tupamaro Neomelodico, i boccaloni de’ sinistra tra gli adepti della setta.

Il sospetto sempre più concreto che aleggia sulla Roma dei Palazzi è che Casaleggio avesse forgiato un’intesa personale con Salvini per spartirsi il potere. Ma nella sua puerile mancanza di esperienza politica non aveva capito che di fatto Salvini sarebbe assurto a capo politico anche della setta grillina o comunque dell’elettorato di squinternati che ne costituisce il nerbo.

Si vocifera che l’extrema ratio per l’erede Casaleggio avrebbe le sembianze azzimate del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte da lanciare nella battaglia come la stampella di Enrico Toti. Ma l’Avvogado del BoBolo Bue è un’incognita Pizzarotti al cubo. Il Sindaco di Parma e i pochi grillini della prima ora con uno straccio di istruzione e un numero positivo (non immaginario) di cellule grigie sono stati brutalmente espulsi dalla setta. Erano menti pericolose che addirittura pretendevano di non recitare docilmente il copione come un Grillo qualunque, ma avevano l’impudenza addirittura di esprimere delle idee. Il che equivaleva a parlare di Siffredi in casa dell’eunuco.

Conte al momento gode di un certo seguito tra i telelobotomizzati che ne apprezzano le doti di interlocutore privilegiato di pittoreschi personaggi affacciati in mutande dai balconi partenopei. E il suo savoir faire vintage da pochette nel taschino riscuote un appeal tra i pensionati soggiogati da Barbara d’Urso. Insomma un Mark Caltagirone di cui si conosce il volto. 

Ma dal punto di vista casaleggese l’avvocato rischia di trasformarsi in un cuculo nel nido dei pappagalli grillini che alla fine espelle tutta la nidiata. Fuor di metafora, se il bottino di voti diventasse un asset personale di Conte, la Casaleggio & Associati farebbe la fine di Mercatone Uno.

In sintesi, Casaleggio junior ha offerto dei molluschi politici tipo Di Maio e Toninelli come pastura agli squali somaristi. Digerito il pasto, Salvini sta aspettando il passaggio nell’intestino per procedere alla fase di evacuazione. Compreso l’errore esiziale, nel bunker popolato di account anonimi e algoritmi per indottrinare menti labili a raffiche di fake news, ci si ripara dai succhi gastrici leghisti e si favoleggia di fantomatiche controffensive con l’ausilio di devastanti armi segrete: la presenza sul territorio (un po’ come le greggi al pascolo) e l’abolizione del limite al doppio mandato in modo che non tutti gli attuali parlamentari trovino convenienza a saltare sul carro del Panza. Era dai tempi dei proclami di Alì il Chimico nelle periferie degradate di Bagdad che non si assisteva ad un cotale sfoggio di lucidità politica.

Movimento 5 Stelle, Casaleggio, Salvini, Di Maio, Di Battista, Conte

1 comment

Marco Zunino 26/06/2019 at 15:11

Ovviamente d’accordo sui contenuti. Sulla forma invece fino a ieri avevo qualche dubbio, anche se mi ha fatto ridere (lo scrivo come un complimento). Pensavo che l’autore si fosse spinto troppo oltre. Oggi però nel commentare su un altro sito le esternazioni del Truce al Ministero degli Interni ho usato toni anche più duri. A pensarci bene, non è possibile andare troppo oltre nel disprezzo di questo Governo: si merita questo ed anche di peggio.

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