Politica estera

Una piccola riforma per la nuova Europa renana

L’amico economista ci spiega. La riforma della governance dell’eurozona prende il via: la scorsa settimana i ministri delle finanze dell’Eurogruppo hanno deciso di varare alcuni interessanti cambiamenti. In primo luogo, hanno creato un nuovo strumento di bilancio per i paesi dell’Eurogruppo. E’ il primo mattone del bilancio dell’eurozona. L’obiettivo dichiarato di questo nuovo strumento è quello di sostenere la competitività e di favorire gli investimenti in modernizzazione dei paesi dell’eurozona e anche di altre nazioni che intendano aderire all’idea di questo strumento comune. Le risorse per ora saranno ridotte. Ma ciò non deve spaventare: alla fine quasi tutti gli strumenti innovativi della politica economica europea hanno iniziato a camminare con risorse limitate e poi, spesso, sono diventati macchine economiche rilevanti. Insomma il treno del bilancio dell’eurozona alla fine è partito. Deve aiutare a sviluppare la competitività e la convergenza delle economie dei paesi interessati. 

Non tutti concordano sulla validità di queste novità, ovviamente, neppure nella Francia di Macron. Il ministro delle finanze francese è rimasto soddisfatto, gli osservatori francesi critici notano la limitatezza delle innovazioni: alla fine hanno entrambi ragione.

C’è poi una seconda novità scaturita da quella riunione nella revisione del Trattato dell’ESM. I ministri delle finanze dell’Eurogruppo hanno infatti deciso che il ‘Meccanismo europeo di stabilità’, il Fondo SalvaStati come viene definito sommariamente, d’ora in poi può intervenire non solo per affrontare crisi gravissime conclamate ma anche in modo precauzionale o preventivo. La cassaforte dell’Eurogruppo, come ci è stata definita da un economista, ora può intervenire non solo in caso di malattia gravissima.

L’ESM potrà agire ma ad una precisa condizione: il paese interessato deve essere in ordine quanto a conti pubblici o per lo meno deve essere seriamente intenzionato a metterli in ordine con un programma serio di rientro. Fin qui l’amico economista in vena di spiegazioni.

La cosa è importantissima perché ora il Fondo SalvaStati potrà agire in caso di rischio di crisi sistemica senza attendere l’ultimo momento utile; e poi perché lo strumento ESM ora può agire davvero in piena sintonia con un altro poderoso strumento di intervento, stavolta della BCE: il programma OMT. Questo più ESM può operare per i paesi con i conti in ordine o che hanno intenzione di mettersi in ordine. Insieme essi costituiscono il super-ombrello nucleare a protezione dell’euro, dell’eurozona e dell’eurosistema bancario. Per dirla esplicitamente, in caso di crisi sistemica del debito italiano, l’eurozona ha ora tutti gli strumenti operativi, come ci aveva detto una fonte vicina a quell’eurosistema mesi or sono, per affrontare quella crisi bloccando i rischi di contagio verso l’eurozona e di fatto isolando l’Italia.

Questo processo riformatore, che rimane ancora molto limitato (mancano molte cose, dall’assicurazione comune al completamento dell’Unione bancaria a tutti gli effetti, ad esempio, fino ad un budget dell’eurozona che possa agire a tutto campo) si mischia con la partita delle nomine ai vertici UE. Appare evidente l’intendimento di questi giorni del presidente Macron: il presidente francese vuole Angela Merkel alla guida di una delle importanti istituzioni europee. In tal modo, secondo il capo dell’Eliseo, l’Europa avrebbe una guida forte, lui avrebbe un interlocutore forte dal lato tedesco, e Parigi potrebbe richiedere la presidenza della BCE. 

In teoria, solo in teoria potremo avere (se Macron andasse avanti nella sua partita politica europea!), la euro-popolare Cancelliera tedesca Angela Merkel alla presidenza della Commissione, il socialista ministro degli esteri spagnolo come Alto Rappresentante e il governatore della Banca di Francia alla presidenza della BCE. Una tedesca, uno spagnolo, un francese! Continuando con la ipotesi meramente teorica, potremo avere  il leader liberale dell’ex ALDE alla presidenza del Parlamento europeo! Ma chi avremo a quel punto, nella nostra ipotesi meramente teorica, alla guida dell’Eurogruppo? Chissà! 

Comunque, a quel punto in un modo o nell’altro, la riforma della governance dell’eurozona avrà sostanza politica forte. In conclusione, ricordiamo che questa riforma concerne trattati intergovernativi che quindi non necessitano, dicono gli esperti, dell’approvazione a maggioranza qualificata del Consiglio europeo. 

PS: Il presidente americano di fronte all’annuncio del Presidente Draghi di essere pronto a nuovi QE e ad ennesimi tagli dei tassi nell’eurozona in caso di necessità, ha subito scritto che ciò sarebbe ‘contro gli Usa’. La svalutazione dell’euro evidentemente preoccupa il politico su una guerra commerciale. Trump e i suoi dovrebbero un po’ mettersi d’accordo con se stessi. Uno: se si iniziano le guerre commerciali, infatti, si dovrebbe mettere nel conto che i conflitti di dazi prima o poi tracimano in guerre monetarie e che ciò ovviamente pone qualche problema non piccolissimo per il paese la cui moneta è la valuta mondiale (e che quindi non può deprezzarla troppo in tempi di politiche non convenzionali.) Due: se il presidente americano teme il deprezzamento dell’euro, allora dovrebbe evitare di dare sostegno all’Italia populistica, la cui posizione di per sé indebolisce l’euro. No? Scusateci la franchezza!

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