Economia & Finanza

L’Avvocato del popolo bue si rimette alla clemenza della corte

L’ultimo capitolo di un percorso iniziato in ottobre durante la presentazione della nota di aggiornamento al DEF è la lettera con cui Conte risponde ai rilievi della Commissione contenuti nel report del 5 giugno  (https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/com2019_532_it_en.pdf).

In esso i commissari evidenziavano come questo governo (e non quelli precedenti) avesse:

a) clamorosamente sbagliato le previsioni di finanza pubblica;

b) deviato significativamente dall’obiettivo di medio termine di riduzione del deficit strutturale;

c) prodotto in Legge di Bilancio misure di impatto pressoché nullo sulla dinamica del prodotto interno lordo.

Occorre ricordare che la NaDEF conteneva una previsione di crescita reale del pil dell’1,5%, poi corretta, a seguito non soltanto delle perplessità europee e di tutti gli istituti di ricerca ma anche dell’Ufficio parlamentare di bilancio, all’1%. Questo giocare allegramente con i numeri, stiracchiandoli alla bisogna in barba a qualunque disciplina econometrica, ha eroso la credibilità di ogni documento elaborato dal ministero delle Finanze.

In base al Patto di Stabilità e Crescita, gli Stati che hanno un rapporto debito/Pil superiore al 60% sono chiamati a ridurre il deficit strutturale (quello al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure one-off) di una percentuale superiore allo 0,5%. La manovra del governo non solo non riduce il deficit strutturale ma lo aumenta dello 0,7% per il 2019 e lo contiene nel 2020 e 2021 solo grazie all’aumento dell’IVA.

I due provvedimenti cardine della Legge di bilancio hanno effetti quasi nulli sulla crescita, appena lo 0,1%. Lo ha ammesso persino il MEF nel documento di economia e finanza 2019, contraddicendo le mirabolanti ipotesi di crescita sin lì propagandate dalla maggioranza gialloverde.

Davanti a queste circostanze, e con una proiezione del rapporto debito/Pil al 135,2%, la Commissione non poteva far altro che aprire la procedura d’infrazione. Con i dati di aprile il debito pubblico già supera di una ventina di miliardi lo stock previsto per la fine dell’anno e il rapporto ha già raggiunto il 134,3%.

Di fronte a questi dati incontrovertibili, la letterina di Conte appare come un tentativo puerile e disperato di tenere in piedi la maggioranza e al contempo di impietosire i governi dei nostri partner. Non c’è nulla di sostanziale nella risposta; si parla genericamente di tagli alle spese sinora mai avviati e di riforme non ben identificate di trattati in corso e regole condivise (e firmate). C’è anche un richiamo, una supplica, all’emissione di eurobond e una lamentela per i 17 miliardi di fondi UE ritenuti insufficienti per una ripresa degli investimenti. Ma non era questo governo, solo pochi mesi fa, ad aver annunciato in pompa magna un grande piano di investimenti da 120 miliardi?

Come misure immediate per conquistare la “clemenza della corte” il governo non fa altro che mettere a disposizione i 2 miliardi già appostati in legge di bilancio tramite tagli alle dotazioni dei ministeri. Un commentatore mi scrive sui social che è come se Totò e Peppino tentassero di vendere la fontana di Trevi due volte.  Poiché la realtà è questa, l’Ecofin fra qualche settimana dovrà giudicare una banda della truffa.

Debito pubblico, Europa, commissione, procedura, deficit, governo gialloverde, Conte, Salvini, di Maio

1 comment

Siby 21/06/2019 at 17:39

Finalmente qualcuno che parla chiaro. Ho trovato questo sito per caso ed ora posso respirare!!!! Questo popolo bue italiano…quando si svegliera’?? Sara’ sempre troppo tardi.

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