Politica estera

Dalla Cina all’Europa. La Russia nella grande partita

La Federazione russa ha un ruolo sempre più rilevante nell’arena globale. Dalla Cina all’Europa per arrivare all’America Latina. E lasciamo stare lo spazio crescente di Mosca in Medio Oriente/Asia occidentale. Ciò sta accadendo nonostante l’evidente debolezza della propria base economica capitalistica e a dispetto dei ricorrenti problemi finanziari. La Russia di Vladimir Putin continua ad inanellare successi e vantaggi sul piano strategico globale e nei diversi dossier locali.

Partiamo dalla Cina. La missione del Presidente Xi Jinping in terra russa è un chiaro esempio di questo ruolo di Mosca nel mondo. Cina e Russia, hanno messo da parte i potenziali punti di rivalità e hanno deciso di ampliare la reciproca cooperazione in ambiti delicatissimi ed importanti, dall’alta tecnologia alla difesa passando per le telecomunicazioni. L’accordo fra Huawei e la più importante rete mobile telefonica russa per le nuove tecnologie 5G è un elemento chiave sia di questa cooperazione ampliata sia della risposta cinese alla guerra economica dell’amministrazione Trump. Xi Jinping e Vladimir Putin hanno parlato anche di energia e gas. I due paesi intendono rafforzare anche la reciproca cooperazione energetica.

Insomma sembra nascere una ‘quasi-alleanza’ cino-russa. Contro un avversario strategico comune. Cina e Russia si sono ‘quasi-alleate’ facendo fronte comune contro le manovre e le campagne dell’amministrazione americana. La ‘quasi-alleanza’ sino-russa che apre l’immenso spazio dell’economia digitale 5G alla Russia giunge al momento giusto per Pechino. Il conflitto economico e tecnologico di Trump contro l’ascesa economica e tecnologica della Cina incontra qualche difficoltà e contraddizioni come dimostrano i rischi di crisi per le terre rare (la Cina ha un quasi monopolio mondiale per la produzione e la lavorazione) o gli avvertimenti di Google all’amministrazione per la nascita di un ‘Android 2 made in China’.

La Russia in Asia peraltro non gioca solo sul fronte cinese: Mosca in realtà è sempre più dentro il grande reticolo geopolitico che va dalla Cina all’India passando per Corea e Giappone senza tralasciare Indonesia e Vietnam. Gli Stati Uniti, invece, prima con il ‘Pivot to Asia’ della seconda fase dell’amministrazione Obama, poi con la guerra economica dell’amministrazione Trump alla Cina da un lato, e con il confronto assertivo contro Mosca (e persino contro l’Europa), dall’altro hanno aperto una autostrada strategica all”engagement’ in stile mandarino di Pechino e alla strategia russa. La Russia sta entrando a tutto spiano nelle contraddizioni asiatiche dell’amministrazione Trump.

La partita cinese di Putin è ‘solo’ uno degli ambiti di questa ‘Grande strategia’ russa nella Grande Partita Globale. Arriviamo al vecchio continente. Negli ultimi mesi le relazioni fra Mosca e le principali nazioni industriali europee sono migliorate. L’anno scorso, la Cancelliera tedesca, che rimane il punto di leadership dell’Europa unita, si è incontrata due volte con il presidente russo. Mosca e Berlino si intendono su alcuni dossier delicati, da Nord Stream Due in giù. L’elezione di un nuovo presidente della repubblica a Kiev potrebbe aprire nuove opportunità di dialogo fra l’Ucraina e la Russia, auspici Berlino e Parigi (il cosiddetto ‘formato Normandia’). E poi ci sono le relazioni economiche euro-russe. Nei giorni scorsi è è tenuto in Russia la ‘Davos di Putin’. Lì alcuni grandi imprenditori europei parlando a San Pietroburgo hanno segnalato la necessità di rafforzare ed ampliare i rapporti fra Europa e Federazione russa. Le dichiarazioni ad esempio del leader di un colosso manifatturiero tedesco come BASF sono abbastanza indicative.

Insomma Mosca da un lato fa sempre più parte con un ruolo significativo della partita asiatica e del sistema di relazioni strategiche del Far East, a pieno titolo; dall’altro lato, Mosca sembra migliorare le relazioni con l’Europa. Da questo punto di vista c’è un ulteriore fatto importante: la prossima imminente visita di Putin da Papa Francesco in Vaticano, il 4 luglio, assume un significato non solo pastorale ma geopolitico. Essa dice molto del disegno geopolitico di questo Papato che appare in stretta convergenza con la Germania di Angela Merkel e della sua ‘pupilla’, la presidente della CDU.

Partita cinese ed asiatica, dunque, partita europea e vaticana sono ambiti importantissimi, ma essi non sono esaustivi dell’approccio di Mosca in queste settimane. C’è pure una importantissima partita latino-americana, che si sta giocando nel cortile stesso di casa degli Stati Uniti, l’emisfero americano già luogo della ‘dottrina Monroe’. Per chiudere questo nostro sommario e piccolo racconto del ruolo della Russia nella Grande Partita Globale (Medio Oriente-West Asia a parte ovviamente), dobbiamo guardare proprio all’America Latina.

In primissimo luogo abbiamo il Venezuela: Mosca ha recentemente sbugiardato il consigliere per la sicurezza nazionale Usa John Bolton, smentendo che i consiglieri russi stiano abbandonando Caracas. L’operazione geopolitica antiMaduro (qui non facciamo commenti sulla natura del regime neo-chavezista di Maduro ma solo sull’inefficacia delle tradizionali capacità ‘interventiste’ degli Stati Uniti…) gestita proprio da Bolton appare evidentemente fallita, almeno nei suoi termini iniziali. Mosca non si è lasciata sfuggire l’opportunità politica di mettere il dito nella piaga Bolton. Russia e Cina sono allineate anche su Caracas.

Ma in America Latina, oggi, non c’è solo il Venezuela sul fronte che favorisce Mosca (e Pechino): le strategie dell’amministrazione Trump infatti stanno già mettendo a dura prova l’unico accordo commerciale che gli Usa in questi mesi sono riusciti a portare a casa, il Nafta 2.0, a causa della minaccia di dazi di questi giorni contro il Messico. Il punto non è ‘solo’ quello dell’ulteriore deficit di credibilità di Trump e della sua amministrazione e delle loro strategie internazionali. Il punto è che questa mossa anti-messicana, al di là dei risultati contingenti, potrebbe favorire un ulteriore avvicinamento dell’attuale amministrazione nazionalista di sinistra al potere a Città del Messico con la Russia e con la Cina. Washington dunque, con queste amministrazione, rischia di raggiungere il doppio obbiettivo di mettere Maduro completamente nella mani di Mosca e di Pechino, e di far alleare Obregon con Putin e Xi Jinping

E’ paradossale, per concludere, che l’unico dato strategico positivo per l’ex Occidente in America Latina, a questo punto, arrivi, guarda caso, dalla vecchia, incapace, debole Europa unita: secondo fonti sudamericane infatti, il Mercosur, l’alleanza economica dei paesi del cono Sud dell’America Latina, Brasile e Argentina in testa, starebbe per concludere i negoziati per il Trattato commerciale con l’Unione Europea. Questa notizia sarebbe la e prova della necessità storica per tutto l’ex Occidente, di una Europa forte attore globale che faccia quello che gli Stati Uniti di Trump non riescono a fare e neppure ed elaborare: difendere e innovare le istituzioni e l’ordine mondiale di stile occidentale. Per evitare che il Messico viri verso Mosca e Pechino infatti a questo punto c’è uno strumento importante in mano guarda caso a Bruxelles, il Trattato commerciale UE-Messico…

Morale. L’Asia e il ‘Mondo dell’Asia’ si riorganizzano a livello geopolitico. L’ex Occidente appare invece diviso e senza progetti adeguati, a parte qualche carta made in Europe. Ma intanto il mondo (dell’Asia!) va avanti: a livello geopolitico e strategico (come abbiamo visto stavolta parlando della partita globale della Russia in particolare), ma anche a livello sociale e politico, come vedremo fra pochissimo.

Mosca, Putin, Cina, Trump, Maduro, Venezuela

Claudio Landi

Giornalista parlamentare, Corrispondente dal Senato. Si occupa anche di politica e economia del continente Asiatico. Su questi temi cura la trasmissione settimanale ‘L’Ora di Cindia’, dedicata proprio all’Asia. Autore di libri come: ‘Buongiorno Asia’, edizioni Vallecchi; ‘Il Dragone e L’Elefante’, Edizioni Passigli; ‘La Nuova Via della seta’, Edizioni O/Barra. Autore di numerosi saggi e pezzi riguardanti l’Asia, su riviste specializzate, in particolare su Il Mulino, Asia Major, Reset, su giornali come Europa nonchè sul più importante magazine progressista Indiano, ‘Frontline’. Ha tenuto numerose conferenze presso le più importanti università di New Delhi dove si reca costantemente da oltre venti anni. Autore di una Newsletter settimanale sull’Asia, ‘Good Morning Asia’, nonché del sito dedicato all’Asia.

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