Politica estera

I nuovi sindaci di Madrid e Barcellona

Ieri sabato 15 giugno è stata una giornata importante per le due più grandi città spagnole. A Madrid e Barcellona sono stati infatti investiti i nuovi sindaci.

Partiamo dalla capitale. Il popolare Almeida è stato eletto come sindaco con l’appoggio di Ciudadanos e Vox. La candidata del partito liberale, Begoña Villacìs, si è dovuta accontantare della posizione di vice.

Critiche a Cuidadanos sono state mosse per aver accettato di appoggiare il Partido Popular insieme al partito di estrema destra Vox. Nella capitale i numeri erano molto difficili da far quadrare, ma un’astensione del PSOE a favore del blocco PP-C’s sarebbe forse stato il miglior scenario possibile.

Situazione diversa ma al contempo simile a Barcellona, dove i voti di 3 consiglieri della piattaforma di cui faceva parte Ciudadanos, capitanata dall’ex Primo Ministro francese Manuel Valls (barcellonese di nascita e “tornato a casa”), hanno permesso ad Ada Colau di essere confermata sindaca.

La sindaca governerà appoggiata dal PSOE e nessun altro. La decisione di Valls è stata presa solo ed unicamente per evitare che la città cadesse in mano dell’indipendentista Ernest Maragall, di Esquerra Republicana, 75enne ed ex socialista, convertitosi pochi anni fa all’indipendentismo.

Valls per la sua decisione è stato criticato dalla dirigenza di Ciudadanos, ma ha dimostrato di saper mettere il buonsenso davanti alle convenienze politiche.

I tre grandi partiti si sono fatti la guerra in quasi tutti i municipi, nella maggior parte dei casi il blocco PP-C’s contro il PSOE. Se è vero che l’ultimo, con la sfiducia costruttiva a Rajoy di un anno fa ottenuta grazie ai voti degli independentisti e la non conseguente convocazione di nuove elezioni, ha rotto il patto costituzionalista che di fatto era stato costituito con il commissariamento della Catalogna dopo il tentato colpo di stato, è vero che i toni di PP e C’s sono stato spesso esagerati.

Sarà dura d’ora in poi per Ciudadanos continuare a dirsi il partito riformatore e “della rigenerazione democratica”, di centro e moderato, dopo gli accordi con Vox, anche se indirietti. Sarà dura per il PSOE presentarsi come il partito del dialogo dopo essere stato appoggiato o essere stato favorito in certi casi da partiti indipendentisti catalani e baschi.

I due veri perdenti sono loro, e con loro il paese.

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Saul Giordani

Laureato in Ingegneria informatica, liberal-incazzato, tento dall'estero di fare qualcosa per la mia derelitta Italia. Chi la dura la vince!

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