Finestra sull'Europa

Brexit, una battaglia nella guerra civile anglosassone

Un tempo c’era la ‘relazione speciale’ di Nassau fra Stati Uniti e Regno Unito. Poi La Gran Bretagna ha aderito all’UE sostenendo le sue posizioni storiche, fedeltà atlantica assoluta e orientamento ideologico a favore del libero mercato, appoggiando in tal modo le impostazioni americane. Per anni, Londra ha rappresentato il bastione Usa nell’Unione europea.

Alla fine degli anni Ottanta, ancora, Londra non vedeva di buon occhio la riunificazione della Germania e i giudizi a Londra su alcune importanti operazioni della finanza tedesca erano particolarmente negativi. Tutto questo, con il cancellierato di Angela Merkel e la sua indubbia capacità di relazioni globali, è cambiato: la Gran Bretagna mantenendo sempre la relazione strategica strettissima con Washington in questi anni è anche diventata un punto di riferimento per la geopolitica europea.

Ora Brexit ha letteralmente stravolto tutto. Il referendum è stato il frutto avvelenato di fratture e faglie politiche profonde della società britannica: il suo risultato ha letteralmente stravolto il sistema politico e la collocazione geopolitica del Regno Unito. Da quel referendum è emersa una doppia gravissima spaccatura verticale. In Gran Bretagna e fra Gran Bretagna e Stati Uniti, o meglio fra una interpretazione della Gran Bretagna ed una degli Stati Uniti.

Le recentissime elezioni europee hanno fatto emergere la profondità di quelle faglie politiche con la disfatta dei conservatori e la sconfitta dei laburisti, con il Brexit Party oltre il 30 per cento e con il ‘campo pro-europeo’, Liberali più Greens, anch’esso oltre il 30 per cento dei voti. E’ stato un vero terremoto politico che sembra in parte confermato dai sondaggi, peraltro molto oscillanti, per le assai probabili elezioni nazionali anticipate.

La recentissima visita del presidente americano a Londra e l’ennesima ‘benedizione’ dell’amministrazione Trump ai seguaci più ‘radicali’ di Brexit sta aggravando le contraddizioni del Regno Unito e di tutto quello che fino a poco tempo fa era un ‘universo’ politicamente omogeneo e geopoliticamente coeso, il ‘mondo anglosassone’: le fratture di questo mondo non riguardano solamente la Gran Bretagna o la relazioni anglo-americane. Basta guardare al Canada per capire come le cose siano maledettamente complicate a quelle latitudini. Ma stiamo nel Regno Unito.

La recente visita di Trump, come dicevamo, ha aggravato quelle contraddizioni: il partito conservatore ora deve scegliere il successore di Theresa May. Boris Johnson, un duro di Brexit, sostenuto da Trump, è il favorito, anche se è sempre bene ricordare che spesso chi entra Papa nel Conclave ne esce cardinale. La gamba tesa del presidente americano non favorisce certo la distensione nel sistema politico britannico né la soluzione delle contraddizioni anglosassoni.

Il partito conservatore è spaccato su Brexit anche perché un suo settore molto influente ha scommesso su una Gran Bretagna piattaforma globale verso l’euro e verso l’Asia. La City è diventata una grande rivale di Wall Street. Negli Usa qualcuno rema contro Londra? Un tale orientamento americano sarebbe piuttosto miope: alla fin fine Londra è un centro chiave dell’ex Occidente; se la piazza alternativa a Wall Street nascerà in Asia (a Singapore tanto per fare un esempio a caso), essa sarà in Oriente e, oltretutto, in uno stato molto vicino alla Cina anche per ragioni etniche: Singapore è uno degli stati asiatici a ‘cultura cinese’. È facile prevedere che ci possa essere una evoluzione di questo genere fra Londra e Singapore (o un altro luogo) se l’amministrazione Trump riuscisse davvero a spingere un seguace ‘radicale’ della Brexit dura al vertice del governo britannico nei prossimi anni e se costui rinunciasse al progetto di Londra rivale di Wall Street. Purtroppo considerazione ed analisi di questo tipo sono fuori dall’orizzonte dai radar dell’amministrazione americana attualmente al potere e degli analisti che la sostengono e la supportano a tutte le latitudini. Il che dimostra come i peggiori nemici degli Stati Uniti siano precisamente certi sedicenti ‘amici’.

Morale. Da un lato in Gran Bretagna c’è un partito conservatore, ed anche un partito laburista, profondamente divisi; dall’altro abbiamo un paese spaccato verticalmente fra seguaci di Brexit e sostenitori dell’UE. Il fatto che metà della società britannica sia seguace dell’Europa unita è un fatto molto indicativo su quanto le cose siano cambiate nel Regno Unito tradizionalmente molto anti-europeista negli ultimi venti anni.

Mentre il Regno Unito è spaccatissimo (la premier scozzese ha avvertito sul pericolo di un esponente ‘radicale’ di Brexit come leader del partito conservatore e possibile primo ministro britannico e sono ben note le ‘contraddizioni’ sul fronte irlandese che potrebbe infiammare facilmente l’Ulster), anche le relazioni globali nel cosiddetto ‘mondo anglosassone’, come dicevamo prima, non godono buona salute: c’è la competizione strategica su numerosi punti e in importanti ambiti fra Gran Bretagna e Stati Uniti; c’è il conflitto ‘di visione’ globale fra Ottawa e Washington; ci sono le fratture politiche profonde interne dell’Australia e la ‘strana coalizione’ al potere attualmente a Wellington; se c’è la crisi organica sempre più forte via ‘iper-polarizzazione’ del sistema politico americano. Se guardiamo le cose nel loro insieme, sono tutti elementi dello stesso processo di potenziale disintegrazione, o dis-articolazione, di quel mondo un tempo centrale in Occidente e nell’arena politica globale, il ‘mondo anglosassone’.

I paesi anglosassoni continuano ad essere società politiche ed economiche molto progredite e particolarmente influenti, ovviamente, ma le loro fratture e le rispettive contraddizioni sono anch’esse piuttosto rilevanti! La doppia spaccatura verticale che abbiamo registrato qui, una nella società e nel sistema politico britannico; un’altra fra una certa interpretazione della geopolitica britannica, multilateralista e con Londra proiettata verso l’euro e l’Asia, e una certa interpretazione dell”Impero’ americano, bilateralista e assertiva verso l’Asia e verso l’euro, mostrano come euro ed Asia siano al centro della contesa anglosassone!

Possiamo fare quindi una deduzione facile. Il conflitto di Brexit non terminerà con la scelta del successore della May; i conflitti e le rivalità del mondo anglosassone non saranno ‘sanate’ con quella scelta. Essa è solo una battaglia in uno scontro molto più ampio, che sarebbe opportuno chiamare a questo punto la ‘guerra civile anglosassone’.

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