L’offerta di Lotito per un’Alitalia “biancazzurra”

Ad agitarsi, più che il mondo finanziario, è stato quello dei social. Che il Sor Claudio, 62 anni, dal 2004 presidente della Lazio, la squadra caratterizzata dall’aquila (vera) che svolazza la domenica sullo stadio Olimpico, possa diventare proprietario di Alitalia è una chicca offerta su un piatto d’argento ai migliori coniatori di facezie nel web. Tra le più gustose, quella di Osho, che vede Lotito chiedere ad Inzaghi, allenatore della Lazio: “O sai portà l’aereo?”. 

Tra un “Lotito ti mette le ali” e la crasi romanesca “Alazio”, la notizia della formalizzazione dell’offerta per l’acquisizione dell’aviolinea di bandiera, ha lasciato i più di sasso. Anche se ormai intorno alla vicenda Alitalia c’è da aspettarsi davvero di tutto. Non a caso qualcuno, con non minore sarcasmo, osserva che dopo tanti dirigenti parassiti in fondo ad avvicinarsi ad Alitalia è un imprenditore serio. Occasione per amplificare i riflettori mediatici su questo impresario italico passato dal mondo delle pulizie a quello del calcio e diventato personaggio grazie principalmente a lui stesso, prima della celebre imitazione da parte del comico Max Giusti. 

“Ho preso questa squadra al suo funerale e l’ho portata in condizione di coma irreversibile. Spero presto di renderlo reversibile”. E’ una delle più celebri sentenze attribuite al presidente della SS Lazio, autore di uno dei capolavori finanziari più distintivi del nostro Belpaese: spalmare un debito di 140 milioni in 23 rate annuali, tra l’altro da versare ogni primo aprile, tanto per offrire altra materia alla satira di casa nostra. 

A salvare la Lazio dopo l’éra di Sergio Cragnotti, oltre alla trattativa con l’Agenzia delle Entrate, anche due leggi dello Stato, la numero 178 dell’8 agosto 2002, mai applicata in precedenza, che in un ampio ventaglio di materie ha incluso anche quelle tributarie e soprattutto la numero 27 del 21 febbraio 2003, nota come “decreto salva-calcio” (o “salvaLazio”), approvata dal governo Berlusconi. Del resto le simpatie di Lotito per il centrodestra sono state sempre note e si sono concretizzate con la “discesa in campo” nel 2018: ma la sua candidatura al Senato con Forza Italia alle elezioni politiche si è conclusa malamente con una sonora bocciatura. 

Fatto sta che se l’imprenditore aveva tirato fuori 21 milioni di euro nel luglio 2014 per diventare il numero uno della sponda biancazzurra della Capitale (e della regione, dalla Tuscia alla Ciociaria), oggi il debito da saldare s’è ridotto a 45 milioni di euro grazie a quell’appuntamento annuale con i 5,65 milioni da pagare al fisco. Dovrà continuare a farlo fino al 2028. Ma la Lazio, in fondo, s’è rivelata un buon affare: negli ultimi due bilanci consolidati i conti sono in attivo: 11,38 milioni di utile netto al 30 giugno 2017 e 37,31 milioni al 30 giugno 2018. Merito, in particolare, delle plusvalenze per la cessione dei calciatori: Lotito, grazie anche all’abilità dell’ex attaccante albanese Igli Tare, da dieci anni direttore sportivo del club capitolino, sa sfruttare bene il calciomercato per far quadrare i conti. I ricavi totali della Lazio, con l’esclusione delle plusvalenze, sono cresciuti dai 91,9 milioni del 2016 ai 127,2 nel bilancio a giugno 2018. 

Oggi, a distanza di quindici anni da quell’imprevedibile epilogo che ha preservato la secolare storia della sponda capitolina biancazzurra, arricchendola anzi di tre Coppe Italia e due Supercoppe italiane nel quindicennio, Claudio Lotito ci riprova. L’imprenditore romano d’origine sabina (Amatrice) con villa sull’Appia Antica, proveniente dai settori imprese di pulizia, agenzie di vigilantes e società di catering, formalizza un’offerta “riservata” sulla compagnia aerea che spariglia un mercato già non proprio esaltante. Una possibilità che fino a ieri a più di qualcuno poteva apparire una sceneggiatura da “Scherzi a parte”. 

Ora invece, questo personaggio consacrato dalle frequenti citazioni latine retaggio del liceo classico ad Albano Laziale e dalle efficaci imitazioni di Max Giusti (che nel 2008, proprio nei panni di Lotito, aveva profetizzato l’acquisto di Alitalia da parte del presidente della Lazio), potrebbe essere chiamato a dialogare con Ferrovie dello Stato per dimostrare l’effettiva capacità di entrare nel nuovo asset che dovrebbe gestire la futura Alitalia, insieme a Delta Airlines. Per l’ex sconosciuto imprenditore residente a Ciampino, sfiorato negli anni da tante vicende giudiziarie e da altrettante archiviazioni, l’indubbio salto di qualità dopo anni di cronache per lo più calcistiche, che includono anche la comproprietà (con Marco Mezzaroma) della Salernitana dal 2011 (che ha portato in serie B) e l’interesse per il Bari, rifondata lo scorso anno dopo il fallimento. 

L’ipotesi-Lotito per Alitalia si aggiunge a quella dei costruttori e concessionari dell’Autostrada dei parchi, Toto. Invece Atlantia, smentendo voci dei giorni scorsi, attraverso un comunicato ha spiegato di non essere interessata ad un’eventuale partecipazione alla newco Alitalia. 

In una vicenda dai contorni paradossali, è intervenuto anche Carlo Calenda, ex ministro per lo Sviluppo economico con i governi Letta e Renzi, oggi leader di “Siamo europei”. Oltre a definire “risibile” la proposta di Lotito, l’ex dirigente d’azienda romano intervistato da “Circo Massimo” s’è cosparso il capo di cenere e ha dichiarato: “Mi sento responsabile. Quando decidemmo di dare il prestito ponte per portarla alla vendita a Lufthansa, che era l’unico partner serio, lo decidemmo perché sarebbe costato tantissimo farla fallire. Ma, visto come stanno andando le cose, tornando indietro lascerei gli aerei a terra e la farei fallire”. 

Insomma, per Alitalia le tribolazioni degli ultimi anni sembrano non finire mai. A volare con il vento in poppa è soprattutto il sarcasmo: la compagnia di bandiera tricolore potrebbe diventare biancazzurra. Chissà se ci scapperà anche l’ennesimo progetto di nuovo stadio da collocare a Fiumicino per contrapporlo a quello, ancora virtuale, di Tor di Valle.

Lotito Alitalia di Maio Calenda

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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