Politica estera

Hong Kong: proteste popolari e lezioni politiche

Ieri doveva essere il giorno della decisione, da parte del Consiglio Legislativo di Hong Kong circa la nuova ‘legge per l’estradizione’. La società politica hongkonghina è da giorni sul piede di guerra: prima la protesta silenziosa degli avvocati pronti a difendere lo stato di diritto. Poi la manifestazione di domenica scorsa contro la legge. Oggi doveva essere il giorno del passaggio decisivo del provvedimento al Consiglio, ma l’iter è stato ‘sospeso’. Le proteste di piazza ancora continuano. Tutto ciò ci spinge ad alcune sommarie considerazioni.

Il primo ordine di annotazioni è abbastanza semplice: la società civile della Regione Amministrativa Speciale è da sempre particolarmente vivace e pronta alla protesta. Stavolta, come abbiamo detto prima, si tratta della ‘legge per l’estradizione’. I critici parlano di ‘estradizione forzata’. Moltissimi cittadini hongkonghini hanno poca fiducia nell’ordinamento politico e giuridico della Repubblica Popolare. Essi vedono la nuova legge come uno strumento ‘legale’ per facilitare l’estrazione di personalità ostili o critiche verso la Repubblica Popolare. Non solo: un settore importante della locale opinione pubblica vede in queste norme l’ennesimo passo da parte di Pechino verso una ‘sinizzazione’ dell’ordinamento politico e giuridico dell’ex colonia britannica. Questo ampio settore della società locale intende difendere l’identità politica e storica di Hong Hong. 

Hong Kong è caratterizzata fin dall’ultima fase del governo coloniale britannico da una ampia libertà di parola e da istituzioni di diritto di stampo inglese. Si tratta di principi e di procedure importantissime garantite dagli accordi di restituzione dell’ex colonia alla Cina, operanti in base al principio denghista ‘due sistemi in un paese’, (per dirla con il leader cinese). Molti cittadini di Hing Kong sospettano però che piano piano, passo dopo passo, legge per l’estradizione, riforma educativa, norme per la sicurezza nazionale, la Cina cerchi di assimilare Hong Kong nel proprio sistema politico ed istituzionale, lasciando da parte le caratteristiche liberali dell’ordinamento di stampo britannico. Hong Kong invece di essere il ‘laboratorio’ di democrazia per la Repubblica Popolare starebbe diventando ne più ne meno un’altra provincia dell’Impero di mezzo.

Ma qui arriviamo al secondo ordine di considerazioni. Questi cicli di proteste popolari che si susseguono ad Hong Kong provano alcune cose interessanti: uno, è difficile per Pechino non tenere conto della pubblica opinione locale senza pagare un prezzo politico. Due, il sistema istituzionale dell’ex colonia appare manchevole da diversi punti di vista. I cicli di proteste popolari dimostrano che l’opinione pubblica si sente non rappresentata da larga parte delle istituzioni politiche esistenti. Le proteste popolari sostituiscono quelle istituzioni mancanti. Ormai le proteste popolari sono diventate esse stesse una forma di istituzione politica di massa della società politica hongkonghina.

A questo punto possiamo comunque dire alcune cose, con una sicurezza comunque limitata: uno, le società orientali sono molto interessanti e innovative anche sul piano politico. Mentre parte dell’ex Occidente annaspa nella crisi di ‘regime’, in particolare nella forma della ‘iper-polarizzazione’ (il caso di scuola sono gli Stati Uniti di Trump), in Oriente ci sono spinte liberali a favore della rule of law in stile ‘orientale’. La cosa è importante per il futuro dello stato di diritto liberale nel mondo. In effetti da Taiwan ad Hong Kong passando per la Corea del sud ci sono fenomeni interessanti da questa angolazione.

Due, una nostra suggestione: secondo noi sarebbe meglio, se possibile, evitare le analisi di mera propaganda. Le vicende politiche di Hong Kong sono troppo serie per essere ridotte a polemiche ‘di regime’ o ad argomenti ‘da cortile’. Ma questa purtroppo è solo una nostra speranza! 

Infine, la questione delle ‘interferenze’ internazionali (americane) su Hong Kong, ovvero le accuse che vengono mosse in queste ore da Pechino a Washington. Qui abbiamo presentato le proteste come una faccenda interna della società politica locale. Questo è secondo noi il fattore cruciale: ma ovviamente ci sono pure le ‘manovre’ degli Stati Uniti attorno alla politica di Hong Kong, ma si tratta di mere strumentalizzazioni, (neppure troppo sottili !!!) di processi e fenomeni del tutto hongkonghini

Hong Kong, Cina, Stati Uniti

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