Politica interna

Quel M5S che si ritrova un pugno di campobassani in mano…

Il primo consigliere, con la lista civica “Grilli”, è stato eletto al Comune di Treviso. Anno 2008, pieno evo dello “sceriffo” Gentilini (1994-2013). E’ l’atto di apparizione della nuova fede che preconizza, con i suoi chiomati guru, un supergoverno planetario senza più partiti. Dai fontanassi veneti verso orizzonti infiniti. 

Passa un anno e i consiglieri comunali grillini si moltiplicano prodigiosamente per ventiquattro. Come novelli Don Chisciotte, combattono inceneritori e Asl, marciando compatti verso radiose e amene mete. Muscolosi e determinati, per quanto le minacce di aperture delle istituzioni come scatolette di tonno siano ancora lontane. 

Rinvigoriti ulteriormente dal nuovo logo da retail “Cinque Stelle” e ammaliati dai pifferai del digitale, i consiglieri pentastellati continuano a propagarsi e nel 2010 s’arricchiscono di altre otto unità municipali e dei primi quattro rappresentanti regionali, due in Piemonte e altrettanti in Emilia-Romagna. Il Casaleggio-pensiero, tra selva di Vaffa e zuffe ambientaliste, s’insinua come un tarlo nei governi locali. 

Ancora un anno e l’armata fa propri altri 34 consiglieri eletti in 28 Comuni. I più tra Piemonte ed Emilia-Romagna, territori dove c’è da combattere sul nuovo asse cemento-imperialista Cota-Errani. 

Ma l’anno della svolta è il 2012. Alle amministrative di maggio il Movimento elegge i primi quattro sindaci. Archetipo è l’ingegnere informatico Roberto Castiglion che espugna la strategica Sarego, provincia di Vicenza. Tra gli atti edificanti della sua giunta, il contributo all’acquisto dei pannolini lavabili. Poi, al ballottaggio, cadono nel giogo anche Comacchio, Mira e Parma, dove avrà inizio l’era Pizzarotti. 

Il 2012 è anche l’anno delle elezioni siciliane, ad ottobre, con l’attraversata a nuoto dello Stretto da parte di Beppe Grillo in stile Istituto Luce: il Movimento spedisce ben quindici pentastellati sui seggi dell’Assemblea regionale, a dilettarsi con il governatore Crocetta. 

Nel 2014 è la volta di clamorose espugnazioni marine: Livorno con Filippo Nogarin, Civitavecchia con Antonio Cozzolino, Bagheria con Patrizio Cinque. Nello stesso anno Cinzia Ferri a Montelabbate, nelle Marche, diventa primo sindaco donna cinquestelle tra sagre di pesche nettarine. 

Da allora i grillini hanno conquistato altri importanti Comuni. L’apice, al femminile, con Roma e Torino, nel 2016. Tra i capoluoghi di provincia: Avellino, Caltanissetta, Carbonia, Carrara e Ragusa. E ancora: Acireale, Acqui Terme, Alcamo, Anguillara Sabazia, Ardea, Assemini, Augusta, Canosa di Puglia, Castelfidardo, Castelvetrano, Cattolica, Chioggia, Fabriano, Favara, Gela, Ginosa, Guidonia Montecelio, Imola, Marino, Mottola, Nettuno, Pinerolo, Pisticci, Pomezia, Porto Torres, Quarto, Santeramo in Colle, Venaria Reale e Vimercate e un’altra dozzina di centri più piccoli. 

Tuttavia, tra inesperienza e sfortuna, tante giunte sono saltate. A Comacchio, ad esempio, il sindaco Marco Fabbri è stato cacciato per essersi candidato alla Provincia in un listone con altri partiti. A Gela, il sindaco Domenico Messinese è stato allontanato per non essersi tagliato lo stipendio e aver avallato il protocollo d’intesa con l’Eni. A Quarto il primo cittadino Rosa Capuozzo è stata espulsa a seguito di un’inchiesta su presunte infiltrazioni camorristiche. A Parma, Federico Pizzarotti ha abbandonato i Cinque Stelle fondando un suo movimento che s’è apparentato con +Europa alle scorse Europee. 

Insomma, benché una recente ricerca dell’Istituto Cattaneo sottolinei come “le elezioni locali di solito non sono clementi con il M5S, che soffre storicamente di debolezze strutturali, legate all’assenza di una classe politica radicata sul territorio e alla mancanza di una stabile organizzazione a livello locale”, va riconosciuta ai grillini la conquista di una bella fetta di territorio, per un totale di oltre cinque milioni di cittadini. 

Il problema è che i tempi giulivi del pieno di consensi, di solito inaspettato e inspiegabile, è sempre più lontano. Sulla strada lastricata verso il governo planetario, i seguaci del guru sono purtroppo incappati in un barbuto satanasso padano che rischia di cannibalizzare anche il “tesoretto” messo insieme a livello locale. 

Con le ultime amministrative, il Movimento ha infatti dovuto dire addio – in malo modo – anche alla guida di Livorno, Civitavecchia e Nettuno. In precedenza, ad Avellino è andato di scena il masochismo più amaro: la città è stata commissariata dopo appena un anno di conquista da parte del M5S. 

La geografia, ahinoi è mutevole e beffarda. Dal tecnologico Rousseau, come niente, ti ritrovi a leggere il molisano Vincenzo Cuoco. Perché, sbandando non poco dai sogni europei e planetari, i pentastellati si sono ridotti a gioire, solitari, nell’inesplorata provincia sannita. Città di Campobasso, contado di Molise. E’ l’unica stellina di rilievo che i seguaci del guru possono apporre in questo maledetto biennio nero. 

Chissà se proprio nell’immaterialità dell’agro molisano, ascetico e contemplativo, il Movimento potrà ritrovare la sua integrità, sospinto dalle indubbie virtù dei più alti esponenti, dal lealismo di Alfonso Bonafede alla riflessività di Stefano Patuanelli, dall’ortodossia di Emilio Carelli alla sensibilità di Carla Ruocco, dal pragmatismo di Paola Taverna al movimentismo di Alessandro Di Battista. Una confraternita più che una formazione politica.

Movimento 5 Stelle, Grillo, Di Maio, M5S, Campobasso, Nogarin, amministrative, Livorno

Leave a Comment