Politica estera

La vittoria di Modi

Ritorniamo sulla trionfale riconferma di Narendra Modi alle recentissime elezioni per la Lok Sabha, la Camera bassa del Parlamento nazionale indiano. Un trionfo imprevisto nelle dimensioni da specialisti e sondaggi. Che cosa è successo in India? Una cosa semplice: un terzo dei votanti del BJP, il partito della destra nazionalista indù, hanno scelto il partito proprio e solo per la candidatura di Modi a primo ministro. Sembra proprio che lo ‘stile presidenziale’ o di forte premiership impresso da Narendra Modi abbia avuto un grandissimo successo. Senza Modi, questa fascia di elettori puramente e semplicemente non avrebbe scelto il BJP.

Mentre Narendra Modi ha scelto una campagna ‘presidenziale’, come peraltro avevamo notato personalmente fin da prima della campagna elettorale indiana, girando per Delhi, le opposizioni erano totalmente sprovviste di leadership forti. Il Congresso aveva come front-runner Rahul Gandhi, candidatura debolissima quanto a carisma e del tutto implausibile di fronte ad un personaggio controverso ma molto simbolico come Narendra Modi. I partiti regionali, poi, avevano leader locali ma non erano stati minimamente in grado di proporre un candidato premier nazionale. 

Insomma il fattore leadership/stile di campagna elettorale ha avuto un peso enorme nella vittoria trionfale di Narendra Modi. Poi ci sono diversi altri fattori cha hanno giocato la loro parte: la macchina organizzativa capillare fondata su volontari della destra e il grande afflusso di risorse finanziarie nelle casse del BJP. Leadership forte, organizzazione e volontariato capillare, risorse finanziarie: è stato un tridente d’attacco che ha letteralmente sbaragliato il campo degli avversari.

Avversari che ora sono semplicemente al tappeto. In particolare è letteralmente KO il partito del Congresso. Rahul Gandhi ha presentato e riprensentato le sue dimissioni da presidente del Congresso e sembra avviarsi alla fine l’era di Sonia Gandhi e dei suoi figli come leader dichiarati del partito del Congresso. Uno specialista di India è esplicito con noi, ‘Il Congresso che conosciamo come partito di Sonia è morto’. E in effetti a guardare i risultati elettorale e le conseguenze, ciò sembra un dato di fatto.

Ora la destra controlla con una ampia maggioranza la Camera Bassa; dal prossimo anno prevedibilmente controllerà anche la maggioranza della Camera Alta, designata in India dagli stati della Repubblica con nomina indiretta. A quel punto, il blocco di destra avrà il pieno controllo politico-istituzionale dell’India: la nomina di Amit Shah, personaggio chiave del ‘sistema Modi’ in Gujarat prima e a Delhi oggi, come nuovo ministro dell’interno, è il segno inequivoco dell’egemonia del BJP di Narendra Modi sul sistema politico indiano, che a questo punto si orienta verso il ‘modello del sistema a partito quasi-dominante’, sempre più caratteristico dell’EastAsia.

Il Congresso? Il partito tradizionale dell’indipendenza indiana è in una gravissima crisi organica. Qualche osservatore compara questa condizione alla crisi della socialdemocrazia tedesca come crisi dei partiti di centrosinistra a livello mondiale. Ci pare una analisi opinabile: il partito del Congresso se mai è confrontabile con altri partiti di sinistra o progressisti delle democrazie del Sud del mondo. In particolare il Congresso può essere avvicinato al Partito dei Lavoratori del Brasile di Lula.

Il Congresso Nazionale Indiano di Sonia e il Partito dei Lavoratori brasiliano di Lula avevano elaborato e implementato formule politiche abbastanza simili nel corso del loro periodo di governo: riforme orientate all’apertura e alla globalizzazione e programmi sociali delimitati ma importantissimi di redistribuzione sociale e di lotta alla povertà fondati sui proventi di uno sviluppo economico nazionale impetuoso, il tutto con poco rispetto per l’ambiente e senza badare a questioni di corruzione. Questa formula è altra cosa rispetto alla Terza Via euro-americana e anche all’evoluzione delle socialdemocrazie continentali non fosse che per la differenza degli stadi di sviluppo dei rispettivi paesi: essa è andata totalmente in crisi con il rallentamento della crescita a livello globale e con i problemi di bilancia dei pagamenti. Il Congresso non ha trovato finora una formula politica sostitutiva. Ci sono fattori globali che spiegano sia la crisi ‘organica’ delle politiche riformiste (e in generale di sinistra) sia la domanda di forte sovranità politica (anche nazionale) ma essi non esauriscono una analisi approfondita.

Da parte sua, la destra nazionalista indiana invece ha proposto un’agenda, contestabile e controversa, ma influente e capace di raggruppare la maggioranza (relativa ma ampia) della società indiana.  Alcuni ideologi americani mettono assieme il trionfo di Modi in India con i successi di formazioni nazionaliste in alcuni paesi occidentali. E’ un discorso da riprendere. Qui ci sia concessa solo una battuta: proprio per le ragioni per cui il nazionalismo con forti elementi etno-confessionali può funzionare in India, il nazionalismo con elementi etno-confessionali non può funzionare per le grandi democrazie avanzate dell’Occidente, ma come dicevamo riprenderemo il discorso in altra sede.

Il risultato, o meglio il trionfo di Modi in India sono, secondo noi, confrontabili non con fenomeni occidentali ma al contrario proprio con l’evoluzione politica dei paesi della regione del ‘Grande Far East’: l’India con questo risultato entra a pieno titolo, anche come modello di sistema politico, nella regione, a fianco (pur nelle diversità di regimi, democratici o a partito stato o demo-autoritari) di Giappone, Singapore, Cina, Corea del sud. 

Un ultimo dato: sembrerebbe che il Congresso per ovviare alla sua crisi stia pensando di tentare di riunificare i diversi partiti regionali nati per gemmazione dal proprio corpo nel corso di questi anni, e poi distaccatosi con l’evoluzione politica. In molti stati, il Maharashtra per dirne uno, ci sono partiti regionali con questa matrice. Un processo di unificazione del blocco politico-sociale del Congresso storico sarebbe importante da questo punto di vista: ma ovviamente ci sono numerosissimi problemi da affrontare, dall’abbandono del fattore dinastico nel Congresso, alla definizione di una ideologia laica e riformista alternativa con una formula politica innovativa ed efficace. E’ un lavoro molto molto complesso reso particolarmente ostico dalla particolarissima struttura sociale indiana, quella delle ‘sotto-caste’

Modi, India, centrodestra,partito del Congress, Raul Ghandi

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