Neonostalgie da Millenials

La scena s’è verificata nel corso dell’ennesimo convegno in un enclave istituzionale. La sala era gremita di giovani studenti, con il solito e non esaltante ruolo passivo di “riempi-sedie”. Nella fase di attesa dell’inizio dei lavori, uno di loro – con vezzi più da influencer che da intellettuale – ha pensato bene di impossessarsi di un microfono e di far risuonare un “evviva” rivolto ad un “condottiero” romagnolo del Novecento. L’intervento ha suscitato ilarità e condivisioni dei giovani colleghi già duramente impegnati con l’appendice dello smartphone. La professoressa è accorsa prontamente, ma non ha potuto nascondere l’espressione sconsolata di chi è probabilmente abituata quotidianamente a queste performance in istituti scolastici sempre più trasformati in set cinematografici, talvolta con ambientazioni da Istituto Luce. 

La docente, con aria “settantasettina” più che “sessantottina”, ormai anche per ragioni anagrafiche (quindi totalmente dissimile – fisicamente e ideologicamente – alle “nuove leve”), ha provato a spiegare che questi deplorevoli rigurgiti reazionari sono figli della crisi e della conseguente esaltazione, da parte di giovani disorientati, del classico “uomo forte”. 

Fatto sta, crisi o non crisi, da anni l’estrema destra fa opera di lento ma efficace proselitismo nelle scuole superiori. Se qualche decennio fa un solo rappresentante di destra in un consiglio d’istituto costituiva una provocazione e uno scandalo, con reazioni anche violente nel nome dell’onnipresente antifascismo, da una decina d’anni l’estrema destra contende alla sinistra la maggior parte dei Consigli d’istituto e numerose Consulte provinciali degli studenti.

Le cronache degli ultimi anni lo confermano. Nel 2006, dopo quarant’anni di assoluto predominio nella scuola da parte della sinistra, l’estrema destra conquistò le scuole superiori romane, facendo propria la fetta più rilevante dei consensi. Parallelamente si sono spostati in area nostalgica molti istituti superiori milanesi. 

Eclatanti i casi del 2017 in Toscana, quando, dopo aver espugnato le Consulte di Pistoia e Prato, l’estrema destra ha conquistato anche la Consulta provinciale degli studenti della “rossa” Firenze con 18mila voti, 32 eletti su 58, e la presidenza finita ad un ragazzo di Azione Studentesca. Un’esperienza gestionale, però, durata un solo anno. 

Nel 2018, tuttavia, le formazioni di estrema destra hanno conquistato addirittura la Consulta regionale della Toscana (dopo aver ottenuto quella di Perugia negli anni precedenti) e per soli quattro voti il Blocco Studentesco, la componente giovanile di Casapound, non è riuscita a far sua la presidenza della Consulta provinciale di Roma. 

Insomma, l’estrema destra giovanile ha anticipato di molto i flussi elettorali dei “grandi”, raccogliendo da almeno un decennio consensi plebiscitari nelle scuole di molte zone del nostro Paese. Ad esempio, sono feudi del Blocco studentesco Ostia, Ascoli Piceno, l’intero Abruzzo, Viterbo, Latina e risultati importanti vengono ottenuti a Milano, Venezia, Napoli, Lecce, Cosenza. 

Questo fenomeno, parallelo a quello degli spalti calcistici, è stato in fondo sottovalutato e poco letto come serbatoio per le forze sovraniste, che invece hanno coltivato i voti giovanili certamente più degli altri partiti, intenti forse più a presidiare il potere che non l’elettorato. 

Se Lega e Fratelli d’Italia sono state le uniche due formazioni che hanno notevolmente incrementato i propri voti – chi in modo più netto, chi in rapporto alla propria consistenza – è indubbio che oltre alla cannibalizzazione dell’elettorato dei pentastellati, c’è un flusso proveniente da un’estrema destra che, per quanto marginale e irrilevante, ha probabilmente travasato qualche centinaio di migliaia di voti nelle forze della destra più istituzionalizzata. 

Del resto Casapound, che alle politiche del 2013 aveva raccolto soltanto 48mila voti, negli anni seguenti ha cominciato a far eleggere molti consiglieri comunali e alle politiche del 2018, nonostante già un travaso di voti sulla Lega, ha calamitato 312mila consensi, pari all’1 per cento. Alle Europee i voti sono scesi a 89mila, per cui è ipotizzabile che almeno 200mila voti di Casapound possano essere finiti alla Lega, forse insieme ad un’altra fetta di almeno 50mila voti “offerta” da Forza Nuova. Certe frequentazioni del leader del Carroccio non sono state certo casuali, com’era prevedibile

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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