Corsivi corsari

Peppino, Toto’ e i minibot

I metodi pedagogici in voga nell’Ottocento hanno dimostrato ancora una volta la loro validità. Il ceffone a mano aperta appioppato da Draghi ai somaristi italici in mondovisione durante la conferenza stampa in quel di Vilnius ha sortito un effetto dirompente. Draghi ha certificato senza mezzi termini che i minibot proposti da una pittoresca masnada ragliante sarebbero illegali. Quindi chiunque si azzardasse ad emetterli dovrebbe fare i conti, oltre che con la logica, con i carabinieri che di buon mattino andrebbero a prelevare i capibanda dei falsari, i loro pali e i loro complici. Qualunque banca che si azzardasse ad accettarli, verrebbe visitata da occhiuti ispettori inviati da Francoforte e rischierebbe di vedersi sospesa la licenza. 

Pertanto il ministro dell’economia del governo nazional-sovrananista Giovanni Tria da Fukuoka (dove si è recato per presenziare all’ormai inutile rito del G20), ha ripetuto con quasi certosina precisione le parole profferite da Draghi a Vilnius: “I minibot o sono moneta, e allora sono illegali, oppure sono debito “.

Riempie il cuore di gioia assistere a questi Auto da Fe’ che deprimono ed umiliano il fronte oltranzista anti-europeo. È sufficiente una semplice frase di Draghi per annichilire i provocatori di professione che credono di intimorire le istituzioni europee con smargiassate da taverna venezuelana.

Quando Moscovici (il socialista che ha sfasciato i conti pubblici francesi) finalmente lascerà il posto di commissario Ue a qualcuno che faccia applicare sul serio le regole ed i vincoli europei e non si lasci impietosire dalle patetiche lamentazioni pescazzare, arriverà la brutale resa dei conti. I ceffoni in pubblico diventeranno uno spettacolo di gran lunga più esaltante delle comparsate nei talk show delle sgallettate. 

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