Politica estera

La carta europea di Shinzo

Il JEFTA, l’Accordo di libero scambio fra Giappone ed Unione europea, che è entrato in vigore lo scorso febbraio, e il TPP, l’Accordo transpacifico senza gli Usa, sono carte determinanti che stanno rafforzando la posizione del Giappone nella delicatissima trattativa con Washington per un accordo commerciale bilaterale.

Nei giorni scorsi, Donald Trump è stato ospite riverito a Tokyo, primo capo di Stato ad incontrare il nuovo Imperatore del Sol levante: un onore importantissimo. Shinzo Abe sta giocando tutte le sue chances per avere un buon rapporto con il presidente americano, mentre Trump continua a fare pressioni enormi sul commercio, l’interscambio e il deficit, Huawei e dintorni. In questo atteggiamento molto ‘affettuoso’ verso Trump è entrato persino uno degli sport nazionali nipponici, il sumo. Ma tutte queste ‘affettuosità’ giapponesi verso il presidente americano non hanno cambiato i termini di fondo dell’equazione politica nippo-americana.

Ovvero da un lato la volontà dell’attuale amministrazione di dettare legge in modo ‘bilateralista ed assertivo’ contro le grandi economie manifatturiere esportatrici ed efficienti; e dall’altro lato la uguale volontà del Giappone di Shinzo Abe di difendere e tutelare adeguatamente i propri interessi. Insomma dietro la coltre del sumo e degli onori per l’udienza al Trono Imperiale del Crisantemo, si scorgono con facilità le durezze dello scontro ‘inter-capitalistico’, fra un capitalismo iper-finanziarizzato in stile anglosassone, gli Usa, e un capitalismo manifatturiero avanzato in stile orientale, il Sol levante.

In questo scontro e in codesto quadro, giocano un ruolo importante proprio l’Europa e la Germania: nel Trattato commerciale euro-giapponese infatti i prodotti chiave su cui si è a lungo negoziato sono quelli agricoli e caseari e le auto, i prodotti agricolo europei e le auto nipponiche. Quel trattato come l’analogo accordo del TPP consentono ora al Giappone maggiori esportazioni verso altri mercati e favoriscono maggiori aperture del mercato interno nipponico. Ciò aiuta consistentemente i negoziatori dell’Impero giapponese a porre paletti con i negoziatori dell”Impero’ americano. E difatti, nonostante le ‘affettuosità’, il clima reale del negoziato è stato in queste settimane alquanto freddino.

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