Corsivi corsari

I guerriglieri Viet-cont

Oggi si celebra il Giorno più Lungo, il D-Day, cioè l’anniversario dello sbarco in Normandia che segnò l’attacco finale degli Alleati alla Fortezze Europa eretta dai nazional-socialisti. Trump, Macron, May e tutti i leader principali del mondo libero si sono riuniti per una cerimonia solenne. Ma guarda caso i media cloroformizzati che dominano l’informazione in Italia non hanno sottolineato che dalla cerimonia era assente il nazional-sovranista Presidente del Consiglio italiano.

Non sappiamo se per scelta o perché nessuno lo abbia invitato – ma Conte invece di recarsi ad un evento di enorme significato storico e politico per le democrazie occidentali – era andato ad omaggiare della sua presenza il Vietnam, una dittatura comunista.

Insomma dopo le becere dichiarazioni del pattume legaiolo sul 25 aprile, dopo il profluvio di dichiarazioni ostili all’Europa libera, dopo i costanti virulenti sfoghi somaristi, dopo l’accordo sulla Via della Seta, i rappresentanti italiani sono stati tenuti in disparte. Era difficile concepire un modo più plateale per marcare l’isolamento del nostro paese dal novero delle nazioni civili.

Durante la guerra del Vietnam nel Delta del Mekong erano i Vietcong, cioè i guerriglieri comunisti al soldo dei cinesi, a combattere gli Americani e l’Occidente. Al giorno d’oggi invece in Italia i cinesi si servono dei Viet-Cont.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

2 comments

Fabrizio Bercelli 07/06/2019 at 12:10

Sarebbe meglio che sul sito degli immoderati comparisse il vero autore dell’articolo

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Fabio Scacciavillani 09/06/2019 at 18:12

Il vero autore dell’articolo sono io e non capisco il senso di questa insinuazione. Chi sarebbe il vero autore secondo te? E per quale motivo dovrei firmare un articolo scritto da altri?

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