Corsivi corsari

I minibot sudamericani

Oggi lo Stato paga i creditori in euro, e quelli pagano le tasse in euro. Gli introiti fiscali confluiscono nel bilancio dello Stato, che già è abbastanza disastrato. Un domani se lo Stato pagasse in minibot, le tasse tornerebbero in minibot ed il bilancio affonderebbe.

Per chi non capisse l’ultimo passaggio: per definizione “i minibot non sono euro” e non vanno a bilancio come euro. Sono pezzi di carta che, anche se lo stato imponesse il corso forzoso, non varrebbero alcunché in UE e nei mercati internazionali.

L’idea di imporre il cambio 1:1 con l’euro poi farebbe ridere. Evocherebbe le monete sudamericane che avevano il cambio alla pari col dollaro USA “per legge”. Sappiamo com’è finita.

Le fantasie lisergiche di Borghi e dei sovranisti sono quelle di poter emettere minibot e piazzarli in tutto il mondo come fossero euro, però stampandoli in Italia, con Salvini che decide quanti emetterne in base a come gli gira.

ll che ci porta all’ultimo punto: in Italia il Capitone ci direbbe che 1 minibot = 1 euro, ma all’estero (ammesso che ci sia un mercato) lo venderebbero a prezzi decisamente inferiori. Questo vuol dire che partirebbe (come è successo in Sudamerica migliaia di volte) il mercato nero.

Non è un caso se finanche Orban ha scaricato Salvini come un sacco di patate ammuffite. I sovranisti vogliono mantenere il potere all’interno dei loro stati ma non hanno alcuna intenzione di far precipitare il loro paese in una spirale “argentina” che culminerebbe probabilmente con rivolte di piazza.

2 comments

Franco Puglia 05/06/2019 at 17:19

Tutto vero se si trattasse di BOT, sia pure di piccolo taglio e liberamente negoziabili.
Sarebbero sempre emissioni di debito pubblico da contabilizzare con gli altri BOT e BTP.
Diverso sarebbe se fossero dei CCF, cioè dei certificati di credito fiscale, in pratica delle CAMBIALI emesse dallo Stato in pagamento di debiti dello Stato verso alcuni soggetti economici (fornitori non pagati).
In questo caso per i fornitori aventi capienza fiscale si tratterebbe di uno sconto fiscale, denaro contante, seppure differito alla scadenza fiscale IRPEF.
Per lo Stato la condizione debitoria non cambierebbe, mentre ci sarebbe una previsione di minori entrate fiscali future di pari importo, da compensare con tagli di spesa pubblica di pari importo.
Non un toccasana, ma una strada praticabile per non mettere in difficoltà tante imprese.

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Giovanni Dall' Olio 06/06/2019 at 10:39

Perfetto!

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