Gli italiani “sopravvivono” tra risparmi e preoccupazioni

In un periodo in cui s’intravedono nubi da tempesta all’orizzonte, l’attenzione per la materia “risparmi” torna alta, soprattutto per il timore di vederli evaporare. Essendo, il nostro, un popolo di formiche abbastanza individualiste nella sfera privata e di dissennate cicale in quella pubblica, il pericolo di un sonoro acquazzone rischia di mandare a repentaglio tutto quanto.

E’ arrivata, allora, a fagiolo la ricerca sfornata congiuntamente da Banca d’Italia e Istat nei giorni scorsi sull’attuale “ricchezza” degli italiani. Con tinte decisamente in chiaroscuro.

Se da una parte, in sostanza, il report conferma che siamo un popolo di buoni risparmiatori, con cifre accantonate individualmente che continuano a crescere nonostante la crisi, è altrettanto vero che il patrimonio di ognuno tende a perdere valore per le insane politiche pubbliche.

Il quadro che emerge dallo studio è semplice: la ricchezza complessiva degli italiani – tolti i debiti e ignorati molti beni mobili – ammonta a 9.700 miliardi di euro. Tuttavia – questo il rovescio della medaglia – la maggior parte del patrimonio è costituito dalle proprietà immobiliari (circa 5.700 miliardi di euro), il cui valore è in costante discesa principalmente per l’eccessiva tassazione degli ultimi anni e per il numero crescente di abitazioni in vendita, soprattutto seconde e terze case sempre meno utilizzate. Altri 1.300 miliardi, rilevante fetta della torta complessiva, giacciono nei conti in banca, “tesoretto” non solo improduttivo, ma scalfito da tasse ed oboli sempre più pesanti a fronte di interessi zero. Quindi oltre i due terzi di tutta la ricchezza è in fase di lento, ma inesorabile logoramento.

L’altro terzo della ricchezza degli italiani è rappresentato dal patrimonio finanziario. Ammonta a circa tremila miliardi di euro. E’ composto per lo più da obbligazioni, azioni e risparmio gestito (fondi, prodotti assicurativi, ecc.), con valore complessivo in crescita costante dal 2011.

Tale quadro generale, che non si scosta molto da analoghe analisi, è tipico di un contesto segnato dalle tensioni politiche e finanziarie: le preoccupazioni per il futuro inducono gli italiani – semplici cittadini, imprenditori, assicuratori – alla prudenza e al risparmio, cioè a ridurre i consumi e gli investimenti e ad accrescere gli accantonamenti. Perché, “non si sa mai”…

La stasi è nociva soprattutto per le imprese: gli imprenditori italiani stanno rischiando sempre meno in ambito di investimenti, che invece potrebbero essere utili, ad esempio, per aggiornare gli strumenti di produzione; si preferisce, invece, collocare gli utili in titoli e conti vari.

A concorrere a ciò sono anche le attuali politiche tese ad incrementare il numero di pensionati e di assistiti e a penalizzare proprio il mondo produttivo, ignorando il peso degli oneri contributivi o tralasciando misure necessarie per sostenere l’innovazione e l’internazionalizzazione.

La conferma giunge da altri numeri, ben più amari: il patrimonio in beni reali delle imprese italiane è sceso dai 3.341 miliardi di euro del 2012 ai 3.102 miliardi del 2017, è sempre Bankitalia a dirlo. Qui c’è tutto il declino del tessuto imprenditoriale “sano” del Paese, che l’indagine della Banca d’Italia colloca tra i meno indebitati del mondo avanzato. Se la propensione al risparmio – analogamente alla bassa propensione all’indebitamento da parte degli italiani – costituisce un sicuro ancoraggio di stabilità finanziaria, è altrettanto vero che le politiche dissennate del governo stanno seriamente rischiando di spazzare via persino questa invidiabile virtù.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

A proposito dell'autore

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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