Speaker's Corner

Molestie sessuali alle giornaliste. Non è più il mestiere più bello del mondo

I dati dell’indagine sono stati resi noti due mesi fa, ma il Tg3 ha voluto riproporre la notizia con un servizio di Elisa D’Alto nell’edizione delle 14,20 del 4 giugno 2019. 

Raccogliendo le risposte anonime di 1.132 questionari distribuiti a giornaliste di quotidiani, agenzie di stampa, testate online, radio e televisioni, la Federazione nazionale della stampa ha rilevato che una giornalista su tre – esattamente il 35,4 per cento del campione – nella propria carriera ha subito ricatti sessuali. Percentuale che s’incrementa al 51.9 se si considerano anche “inviti, richieste e pressioni”, all’80 per cento per “battute e sguardi sessisti”. 

Sempre una su tre – 35 per cento – denuncia di aver ricevuto “ricatti sessuali” mentre era precaria o cercava di essere assunta. Cioè richieste di “prestazioni sessuali” per ottenere un posto o per progredire nella carriera. Il 15,6 per cento delle colleghe racconta che per aver denunciato o reagito alla molestia “è stata penalizzata sul lavoro”, il 5 per cento ha dovuto lasciare quel posto o “ha addirittura rinunciato alla carriera”. 

Pur nella consapevolezza di dover prendere i dati con cautela, il panorama che emerge è estremamente grave. Fotografa ambienti di lavoro insolenti e sfrontati, di fatto sovrapponibili a settori ben più marchiati da queste angherie nell’immaginario collettivo come il mondo dello spettacolo. Forse la riflessione più naturale è proprio un accostamento tra quello che resta del giornalismo, salvo poche oasi, e ciò che rimane della polvere di stelle. La “spettacolarizzazione” dell’informazione. 

In fondo non c’è da stupirsi molto se le versioni on-line dei principali quotidiani propongono oggi le liti tra Sgarbi e l’ex Olgettina Maryshtell Polanco, quella che imitava Obama nelle cene di Arcore, o tra Magalli e Adriana Volpe. Nonché lo youtuber che offre biscotti al dentifricio ad un mendicante, i dieci cibi da evitare quando si è in dieta e Livorno che colloca una statua per Bud Spencer e non per Carlo Azeglio Ciampi, oltre ai rituali servizi sul Grande Fratello e su The Voice. 

Ma anche l’approccio alle materie “serie”, dalla politica all’economia, dalla cultura alla cronaca, è sempre più dequalificato. Tanto che numerosi sondaggi attestano come la categoria dei giornalisti sia tra quelle più ingiuriata, collocata nell’ormai abusata Casta. Di fatto ha più credito (e seguito) un influencer minorenne di un attempato professionista. La regola delle 3S – sesso, sangue e soldi – un tempo valida per vendere i giornali in provincia è oggi un dettame istituzionalizzato ad ogni livello. 

La conseguenza è che dal 2012 al 2017 in Italia sono andati persi 2.704 rapporti di lavoro giornalistico (dati Inpgi). I contratti giornalistici sono rimasti meno di 15mila (per lo più in Rai) su circa 110mila iscritti all’Ordine dei giornalisti. Numeri in controtendenza sul totale degli occupati in Italia nello stesso periodo (aumento di 344mila posti di lavoro fino ai 23 milioni del 2017). 

Del resto nelle redazioni attualmente vige un solo diktat: “fare tanti click”. Per ottenere pubblicità. Giornalisti – o presunti tali – schiavi di semplici algoritmi. E’ il fenomeno del cosiddetto clickbaiting, una pacchia per generatori di fake news. Il tutto all’interno di un duopolio assoluto – Google e Facebook – nel mercato mondiale dell’informazione, in grado di calamitare oltre il 75 per cento degli investimenti pubblicitari. Una minaccia per la sostenibilità del sistema editoriale, del pluralismo e della democrazia in genere. 

Qualità e deontologia possono finire nei cassetti. E con loro, probabilmente, anche le buone maniere. 

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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