Politica estera

Neo Demokratia, una speranza per la Grecia?

Il 31 maggio 2019, per la prima volta in piú di 10 anni, il rendimento sui titoli a scadenza quinquennale del debito pubblico italiano ha superato quello sui titoli greci aventi la stessa maturitá: rispettivamente 1.792% contro 1.789%. I mercati finanziari, spaventati dalla stagnazione italiana e dalle continue discussioni del governo con Bruxelles, percepiscono ora l’Italia come più rischiosa della Grecia, almeno sul medio termine.

Ma c’è anche l’altra faccia della stessa medaglia: la condizione greca, dopo gli anni della crisi e il bailout della Troika (formata, ricordiamo, da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) è ormai in continuo miglioramento. Nonostante ciò, mi è capitato di leggere alcuni commenti che esaltavano la vittoria della destra di Nea Demokratia alle recenti elezioni europee come fosse la conferma di un presunto euroscetticismo greco che si ribella all’austeritá della Troika. Nulla di più sbagliato.

Alexis Tzipras è entrato in carica come primo ministro greco a gennaio 2015, alla guida di Syriza, il partito percepito come più di estrema sinistra tra quelli al governo in Europa e rappresentante di un euroscetticismo (non estremamente hard a dire il vero), che avrebbe lottato per la fine dell’austerità greca. Di fatto però, giá a luglio dello stesso anno, Tzipras ha ignorato la volontà euroscettica popolare, espressa tramite il referendum indetto per rifiutare il bailout della Troika. La vittoria del No all’accordo con la Troika segnò anche la fine politica del precedente leader di Nea Demokratia, Antonis Samaras, che col suo partito si era speso per la vittoria del Sì.

Tzipras da allora ha fatto molto per portare Syriza nell’alveo delle forze politiche mainstream ed europeiste. Anche a causa della sue decisioni dopo il referendum sul bailout, che pure ha sicuramente salvato l’economia greca da guai ancora peggiori e tenuto il paese nell’euro, già a inizio 2016, Syriza ha iniziato ad attardarsi nei sondaggi rispetto a Nea Demokratia. La conferma del trend è arrivata coi risultati delle recenti elezioni europee, con Neo Demokratia al 33% dei consensi contro il meno del 24% di Syriza. Un ulteriore motivo di scontento che sicuramente ha influito sui risultati è stata poi la perdita di voti che Syriza ha patito nel nord della Grecia, dove i nazionalisti non hanno gradito l’accordo sulla disputa con l’ex Repubblica Jugoslava che ora ha assunto il nome di Repubblica di Macedonia del Nord. 

Tuttavia la destra di Neo Demokratia, in vantaggio per la vittoria alle prossime elezioni politiche in Grecia, sarebbe tutt’altro che un buon alleato per la causa sovranista ed euroscettica. Infatti Neo Demokratia è un partito convintamente europeista (anche ai tempi del referendum del 2015, come abbiamo visto), fortemente pro business e orientato alla tutela della classe media. Lo stesso Tzipras ha ammesso di recente che la Grecia ha bisogno di ulteriori riforme per facilitare gli investimenti nel paese, soprattutto quelli stranieri.

In questa fase, Neo Demokratia è chiaramente percepita dai mercati finanziari come la forza meglio adatta a fornire soluzioni efficaci. L’attuale leader di Neo Demokratia, Kyriakos Mitsotakis, ha studiato negli USA dove ha conseguito una laurea a Stanford e un MBA ad Harvard, è un ex consultant della nota società di consulenza strategica McKinsey. Mitsotakis si dichiara sostenitore di un’ulteriore razionalizzazione della spesa pubblica e di una profonda riforma del sistema di istruzione greco, oltre ad essere uno strenuo oppositore di monopoli e burocrazia. Il suo obiettivo dichiarato è quello di ridurre le tasse, specialmente per la classe media, e attrarre investimenti stranieri, per passare dalla modalità austerità pura di Syriza – che pure è stata necessaria ed efficace per tenere in piedi il paese finora – a politiche maggiormente improntate alla crescita.

Forse, considerando che i partiti euroscettici hanno ulteriormente perso terreno in queste elezioni europee, il futuro della Grecia potrebbe essere più europeista e orientato al libero mercato.

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