Enrico Letta: ripartire dalle nuove generazioni

“Si parla giustamente di migrazioni, ma nella direzione sbagliata: la questione non è l’invasione, che non c’è, ma l’esodo dei tantissimi giovani italiani che se ne stanno andando dal Paese. Non ce ne rendiamo conto, ma è questa la principale preoccupazione che dovremmo avere oggi: non di bloccarli qui, ma di far sì che queste esperienze che fanno fuori, diventino risorsa fantastica per l’investimento sul nostro Paese”. 

Enrico Letta, 53 anni ad agosto, ex presidente del Consiglio e attuale direttore della Scuola di Affari internazionali dell’istituto di studi politici di Parigi, s’appassiona parlando di giovani davanti alla platea del Festival dell’economia in corso a Trento. Racconta l’esperienza dei 400 giovani che hanno frequentato la sua scuola di politica. E a conferma delle grandi risorse italiane all’estero, fa sapere che nella sua università francese, gli italiani costituiscono il quarto gruppo studentesco. 

“La sorpresa positiva che ho tratto da questa esperienza è che si può scommettere su questa generazione – spiega Letta. “Penso che l’alternativa nel nostro Paese si costruisca esclusivamente se ci sarà una forza politica in grado di riannodare una connessione sentimentale con le giovani generazioni che in Italia, sostanzialmente, o non partecipano o se ne stanno andando”. 

L’ex premier sottolinea l’importanza della formazione, anche come fenomeno di coesione sociale e di sviluppo. “Negli anni del miracolo economico, mio padre abruzzese e mia madre sarda vanno via dalle loro regioni e si ritrovano con le borse di studio a Pisa, dove studiano insieme a ragazzi friulani, siciliani, piemontesi, appartenenti a tutti i ceti sociali, una miscela che non si è ripetuta più nel nostro Paese e che ha creato una sintonia generazionale tra persone che avevano esperienze di censo e di ceto completamente diverse tra di loro. L’Italia si è creata lì, in quell’esperienza. Il miracolo economico è avvenuto lì, perché tutti puntavano al fatto che i loro figli facessero di più del pezzo di strada che avevano fatto loro. Il miracolo economico ha vissuto su una convergenza sociale nel campo della formazione”. 

Una congiuntura proficua ormai lontana nel tempo. “Il nostro Paese si è poi fermato ed oggi sta pesantemente tornando indietro – continua Letta. “A partire proprio dalla crescita esponenziale dei fenomeni di diseguaglianza nel campo formativo. Questi generano, a catena, la crescita delle disuguaglianze, che sono alla radice di gran parte dei problemi che stiamo vivendo. Oggi la cosa che mi preoccupa di più – incalza Letta – è che la società è divisa in due grandi insiemi: una minoranza, le famiglie che hanno mezzi economici propri e che mandano i figli a studiare all’estero in varie esperienze di diverso livello. E poi c’è la maggioranza delle famiglie senza mezzi, con un percorso di studio dentro le mura domestiche. E’ questo fossato che sta determinando un profondo scostamento tra le due parti. Torna la logica del censo e non quella del merito e questa divisione sta diventando drammatica, perché genera le principali disuguaglianze”. 

Letta, che è stato il più giovane ministro nella storia della Repubblica guidando a 32 anni il dicastero per le Politiche comunitarie con il governo D’Alema I nel 1998, qualche mese fa ha dato alle stampe il libro “Ho imparato” con Il Mulino. Nel testo elabora idee e lancia proposte concrete, anche sulla base dell’esperienza dei quattro anni di lavoro con i giovani a Parigi. 

“Ritengo che fare esperienza all’estero sia fondamentale – continua l’ex ministro, che è stato anche europarlamentare dal 2004 al 2006 nel gruppo liberaldemocratico. “Una delle proposte che inserisco nel libro è quella dell’Erasmus per i 16enni. Bisognerebbe che in questa legislatura europea i soldi venissero messi per l’Erasmus in quantità ben maggiore rispetto a quanto si sta facendo oggi. In Italia, ad esempio, su 18 milioni di giovani, partono per l’Erasmus soltanto tra i 30 e i 40 mila. E sono usciti almeno una volta dal nostro Paese soltanto un milione e mezzo. Sedici milioni e mezzo, no. E’ una questione importante: la divisione tra un gruppo minoritario di giovani cosmopoliti, che tendono poi ad andarsene, e una maggioranza che non vive queste esperienze perché il sistema non lo consente. Se tutti i ragazzi europei di 16 anni potessero trascorrere tre mesi in un altro Paese all’interno del loro percorso scolastico attiveremmo un meccanismo concreto di lotta alla disuguaglianze”. 

Il direttore della Scuola di Affari internazionali dell’istituto di studi politici di Parigi conclude ribadendo la convinzione che l’Europa sia fondamentale per molti temi futuri, specie quelli legati ai giovani e all’evoluzione tecnologica.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

A proposito dell'autore

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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