Perché li seguiamo?

Alcuni social-amici mi hanno coinvolto in una conversazione sul perché oggi in Italia si dia credito a partiti come la Lega e il Movimento 5 Stelle. Molte risposte si concentrano su questioni come l’ignoranza degli elettori o la confusione. Per me c’è un tema di principio che fa da sfondo nella storia italiana recente che potrebbe aiutare a capire meglio la situazione, senza nemmeno dover citare esempi specifici.

Per decenni l’Italia è stata drogata di assistenzialismo statale che ha creato un’illusione su quanto comodamente si potessero raggiungere certi standard di vita. Questo assistenzialismo si è declinato in varie forme: tolleranza per l’evasione fiscale, sussidi ad aziende e banche amiche, promozione di iniziative motivate da rapporti personali più che da analisi economiche, espansione degli impieghi pubblici in ogni direzione, e cosí via, finché a inizio anni 90 si sono viste le prime falle nel sistema.

Da allora quello standard di vita è però diventato leggenda tramandata di generazione in generazione, e ogni volta si è creduto al profeta di turno che prometteva il ritorno all’età dell’oro: lo stato avrebbe di nuovo provveduto a tutto, o con assistenza diretta o in qualitá di facilitatore di certi meccanismi da dietro le quinte. Intanto però è arrivata una nuova era globale anche per l’Europa, di cui l’Italia è stata tra i pochi a non saper approfittare. Anche e soprattutto perché ci è arrivata poco lucida, intossicata com’era dalla droga di stato.

La crisi globale del 2008 è stata poi seguita dalle riforme necessarie e ragionevoli del governo Monti, Fornero su tutte, e da là anche gli ultimi effetti della droga si sono esauriti, rendendo più dolorosi i ricordi dell’età dell’oro e il succedersi dei fenomeni politici che conosciamo oggi. Sempre nella speranza di trovare la formazione elettorale utile per ritornare a quell’età dell’oro, che é poi stata immaginaria piú che realmente esistita, un mito alimentato dal ricordi di momenti piacevoli e fortunatamente interrotto prima che si tramutasse in fatale overdose di droga di stato.

I problemi da affrontare oggi per l’Italia si sono ormai cronicizzati e moltiplicati. Al contempo la vecchia tentazione della droga assistenzialistica di stato da pagare con deficit e debito torna pericolosamente a farsi sentire trasversalmente allo spettro politico: spacciata come soluzione da chi governa e in versione da light da chi insegue il governo. Le soluzioni di cui pochissimi parlano toccano temi spesso sgraditi in un paese che non è abituato a discorsi sulla libertá di iniziativa privata, benefici dell’economia di mercato e vantaggi della globalizzazione.

Credo peró che questi stiano discorsi da fare sempre piú spesso, coinvolgendo sempre piú persone, per elaborare soluzioni realistiche e razionali di riforma strutturalmente del paese. Oggi nessuna forza politica esistente puó farlo senza rischiare di condannarsi al fallimento e forse persiono all’estinzione. Eppure bisogna iniziare quanto prima e provare a creare un’alternativa. Il rischio altrimenti è la tendenza a isolarsi sempre di piú per tornare ai vecchi vizi tossici senza alcun controllo, che stavolta realisticamente sarebbero fatali.

1 risposta

  1. Franco Puglia

    Certamente si, la condizione italiana è questa da sempre.
    Io ho molti anni sulle spalle e la parola che ricordo di aver sentito SEMPRE era : CRISI !
    Noi siamo stati SEMPRE in CRISI ! Io sono vissuto tra una crisi e l’altra, ed il paese è cresciuto tra una crisi e l’altra, mentre si parlava sempre di riforme, ed ogni riforma peggiorava le cose.
    C’è un limite a tutto questo ? Sino ad oggi non c’è stato.
    Tuttavia il processo di accumulo di debito e di degrado culturale e sociale ci sta portando, sia pure con la lentezza della Storia, ad un punto di non ritorno, che appare sempre dietro l’angolo, poi si allontana, ma non può tardare molto.
    Ma sino a quando il crollo verticale non si manifesta, gli italiani non reagiranno.
    Dopo il disastro allora, forse, solo allora, qualcuno troverà la capacità e la volontà di organizzarsi per rimettere insieme i cocci, ma sarà come ricostruire dopo le macerie di una guerra.

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