Politica interna

Promemoria sul M5S e su chi siano veramente

Piantatela di dire che i 5 stelle hanno consegnato il paese alla Lega. 5 stelle e Lega sono due aspetti dello stesso fenomeno e la loro alleanza era ed è naturale.

Nel 2018 hanno condotto una campagna elettorale coordinata, basata sullo stesso linguaggio e in larga parte sugli stessi mezzi (disinformazione, diffamazione, aggressione, aizzamento dei sentimenti più beceri degli elettori) con l’obiettivo di spartirsi il potere tra populisti di destra. Una campagna supportata dagli emissari di Steve Bannon, che in 5 stelle e Lega hanno sempre visto due costole dello stesso organismo, di destra populista, le cui sfumature sono utili ad abbindolare un maggior numero di gonzi.

Il nemico dei 5 stelle sono le forze democratiche. L’alleanza con il Pd non è mai stata davvero un’opzione. Ma solo un modo per contrattare più potere e più poltrone con la Lega. Qualche mese fa, quando la cannibalizzazione da parte di Salvini è diventata chiara a tutti, la linea è cambiata, ma solo nel senso di diventare più incerta e confusa. È cresciuta l’ostilità verso la Lega, ma non è diminuita l’avversione per i partiti “normali”. I grillini sono per definizione incapaci di dialogare con l’Italia democratica, antifascista, europeista e di buon senso.

Il M5S o è di destra o non è, punto. Ogni apertura a sinistra ha il mero scopo di confondere le acque, abbindolare i sovranisti-di-sinistra, ossequiare la connotazione sociale che ci si aspetta da una destra nazionalsocialista che si rispetti. Ma, come per ogni destra nazionalsocialista, le politiche per i poveri sono uno specchietto per le allodole o, nel migliore dei casi, un sistema di elargizione di rendite e prebende che serve a costruire un consenso di base, da rafforzare poi con la propaganda e l’intimidazione quando saranno finiti i soldi.

Non è stato Di Maio a consegnare l’Italia alla Lega spingendo voti un tempo di sinistra o centristi verso Salvini passando per il M5S. Quei voti erano già di destra perché appartenevano a elettori di destra (come peraltro mostrano già le prime analisi dei flussi elettorali).

E comunque cosa credete che ci avrebbe fatto, Di Maio, con quei voti? Cosa farebbe, il M5S, col 51%?

Vi rinfresco la memoria con qualche esempio:
1) Esautorazione del Parlamento. Non c’è leader dei 5 stelle che non abbia espresso esplicitamente il suo disprezzo per la democrazia rappresentativa. Per i grillini il Parlamento è un inutile orpello. E infatti nella prima versione del contratto di governo avevano inserito l’introduzione del vincolo di mandato e il controllo dei capigruppo su ogni attività parlamentare. Come in ogni regime fascista. Vi basta o avete bisogno di un disegnino? Tipo una bella svastica?

2) Chiusura dei porti. La famiglia Casaleggio è sempre stata durissima sui migranti. Da sempre il M5S aizza razzismo, nazionalismo e disprezzo dei diritti delle minoranze. È Toninelli il responsabile dei porti, è Di Maio ad aver lanciato lo slogan dei “taxi del mare” ed è il M5S ad aver montato una campagna vergognosa contro le Ong che salvano i naufraghi.

3) Oscurantismo. I 5 stelle si alimentano della sfiducia nelle fonti ufficiali del sapere e dell’odio della massa verso chi ha studiato una vita per acquisire competenze.

4) Riduzione dei diritti dei cittadini di fronte alla legge. Per non parlare dell’introduzione della figura dell’agente provocatore, che stana i potenziali corrotti provando a corromperli per finta.

5) Alleanze economiche, politiche e militari con i regimi non democratici dell’est europeo. Guardate che non è solo Salvini a essere innamorato di Putin. Casaleggio ha iniziato a flirtare con la Russia almeno contemporaneamente alla Lega, se non prima.

Ma sono solo esempi. Se c’è un errore che le forze democratiche possono fare adesso è crogiolarsi su di un risultato insperato ma pur sempre mediocre, la sopravvivenza, e sperare di utilizzare tale successo effimero e apparente per contrattare un’alleanza coi 5 stelle. E rianimarli.

Chi crede nella democrazia deve smettere di inseguire i populisti e costruire un’agenda politica alternativa, elaborare nuove narrazioni per farla conoscere e andare a raccontarla casa per casa, strada per strada, comune per comune, se possibile ricorrendo all’entusiasmo e alle energie di chi finora è rimasto nelle retrovie, non per incapacità propria ma per l’incapacità dei leader nazionali e dei signorotti locali di fare un passo indietro.

1 comment

Franco Puglia 31/05/2019 at 12:06

Non condivido questa analisi del Movimento 5 Stelle.
La trovo molto superficiale e politicamente predeterminata.
La definizione storica di destra e sinistra, in politica, è oggi sempre meno esemplificativa di un pensiero politico organico, anche se questa distinzione viene mantenuta per motivi pratici.
M5S rappresenta un insieme indistinto di istanze senza un progetto politico preciso, riconoscibile, che si proponga di rappresentare alcuni interessi e non altri, ma anche gli altri partiti non sono molto diversi, in questo senso.
CHI rappresenta COSA ? E come si fa a parlare di sinistra e di destra se una sinistra, in Italia, nel senso storico di questa parola, neppure più esiste se non in frange irrilevanti?
Le distinzioni oggi si fanno sui grandi temi del momento, che non sono quelli del passato.
Immigrazione SI oppure NO è una distinzione che non ha nulla a che vedere con destra e sinistra, con l’essere progressisti o conservatori.
Lo statalismo, il nostro male principale, accomuna tutti, da destra a sinistra.
Un’altra distinzione, invece, è la concezione nazionalista, opposta a quella internazionalista, globalista. Essere internazionalisti non è di destra o di sinistra.
Essere nazionalisti, neppure.
Inutile cercare di connotare il CAOS delle idee, di cui M5S è certamente il più autorevole esponente.

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