Quella voglia matta di lira

Salvini: “Lo spread sale perché a qualcuno conviene”. Parole che evocano stanze segrete in cui ignoti manovratori cospirano contro il popolo italiano. Soros? I rettiliani? Il cuore immacolato di Maria (giustamente un po’ risentito)? Poco importa, perché gli “economisti” della Lega dicono di avere in tasca l’arma finale che sbaraglierà i “poteri forti”: il ritorno alla lira con cui, secondo loro, “non esisterebbe più lo spread”.

Vediamo perché non funziona.

Lo spread esiste da quando lo stato italiano ha iniziato a emettere titoli del debito pubblico per finanziare la “spesa in deficit” (cioè quella parte della spesa pubblica che non è coperta dalla tassazione). 

I titoli del debito pubblico sono venduti a un certo prezzo con la promessa di rimborsarli a una scadenza prefissata. Gli acquirenti sono banche, fondi e risparmiatori grandi e piccoli. Perché qualcuno dovrebbe prestare dei soldi all’Italia? Perché l’Italia promette di restituirglieli con gli interessi. Tali interessi definiscono il “rendimento” del titolo.

Ora, il rendimento è un “premio per il rischio”. Gli investimenti più sicuri hanno un basso premio per il rischio. Gli investimenti più rischiosi garantiscono un rendimento più alto.

Se sei uno Stato e vuoi convincere qualcuno a prestarti i suoi soldi, dovrai offrire un certo rendimento in cambio: se secondo chi investe c’è il rischio che tu non restituisca i soldi, allora per convincerli dovrai offrire un rendimento più alto. Se sei l’Italia e ai vertici delle istituzioni hai politici troppo loquaci cheasseriscono continuamente che il debito pubblico non dovrà essere ripagato, sarai costretto a offrire un rendimento ancora più alto. La Germania è il paese con le finanze pubbliche più solide d’Europa, quindi il rendimento dei suoi titoli viene usato come termine di paragone: più un paese è percepito “a rischio”, più sale la differenza tra il rendimento dei suoi titoli di stato e quello dei paesi poco o per nulla rischiosi, come la Germania.Questo in poche parole è lo spread. Esisterebbe anche con la lira. Non è “deciso” da nessuno in qualche stanza oscura. È solo un indicatore che deriva “naturalmente” dalle transazioni sui mercati finanziari effettuate da milioni di risparmiatori.

Il vero problema è che nello scenario distopico auspicato dalla Lega, la Banca d’Italia dovrebbe perdere ogni indipendenza e ridursi a mera tipografia del Tesoro. I consiglieri di Salvini affermano continuamente che ciò consentirebbe allo Stato di spendere in deficit senza limiti, tanto i titoli del debito sarebbero automaticamente acquistati dalla banca centrale mediante l’emissione di nuove lire. Dimenticano l’inflazione a due cifre (nella migliore delle ipotesi) che seguirebbe a un approccio di politica monetaria così dilettantesco. Ma il problema più grave, a quel punto, non sarebbe nemmeno l’inflazione.

Le conseguenze di un abbandono unilaterale dell’unione monetaria sarebbero devastanti, in termini di fallimenti a catena delle banche, delle imprese e anche della pubblica amministrazione. Per cominciare.

Il limite degli “economisti” della Lega è l’incapacità di distinguere un nesso causale da una correlazione, o anche solo dalla “simultaneità” di due eventi. Diversamente saprebbero che il fatto che l’Italia sia cresciuta poco nello stesso periodo in cui è stata nell’euro non vuol dire che l’euro abbia causato il rallentamento della crescita. C’è un’infinità di fattori che ha smorzato la crescita italiana negli ultimi venti anni, a partire dalla produttività a dir poco stagnante. L’euro, anziché rallentare la crescita, ha stemperato l’effetto negativo delle cause reali del nostro declino. Se si vuole distruggere scientemente questa diga non ci si lamenti dell’inondazione che ne conseguirà.

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