Finestra sull'Europa Politica estera

La nuova Europa Renana

I risultati elettorali potrebbero dare ulteriore slancio all’asse renano allargato. Ovvero all’asse ‘di governo e di stabilità che nei mesi scorsi ha iniziato a prendere forma in Europa, l’asse fra Germania, Francia e Spagna. Si potrebbe affermare che le grandi manovre iniziate sono propedeutiche proprio al parto di quell’asse renano allargato, un parto che dovrebbe essere concluso almeno per una prima fase proprio con le designazioni europee.

Guardiamo in primissimo luogo i colori sopra l’eurozona: l’intera eurozona con l’eccezione dell’Italia è coperta da tre colori: il nero dei popolari democristiani di Angela Merkel, il giallo dei liberali di Emanuel Macron e il rosso dei socialisti di Pedro Sanchez. La stessa Francia non fa eccezione poiché i due partiti francesi della famiglia liberale, En Marche e UDI, hanno preso complessivamente oltre due punti in più della Le Pen che ha perso due punti rispetto alle precedenti elezioni con analogo sistema elettorale, le precedenti europee. I problemi francesi sono tutt’altro che risolti: la destra lepenista non ha più di fronte una destra repubblicana forte. Ma per ora la pressione della destra nazionalista è stata ancora una volta arginata.

La Germania pur nell’indebolimento dei due grandi partiti storici, in particolare pur con la crisi della SPD, ha confermato la leadership della CDU e ha visto un risultato straordinariamente europeista con i Grunen al 21 per cento e con l’AfD inchiodata a livello nazionale all’11 per cento.  L’AfD ha preso meno 1,6 per cento rispetto alle precedenti elezioni con analogo sistema elettorale, più o meno, quelle federali del 2017. Nel futuro prossimo potremmo assistere ad una evoluzione dalla ‘Gross-koalition’ tradizionale ad una formula alternativa ‘Giamaica’, CDU-Grunen-liberali guidata dalla pupilla di Angela Merkel.

La Spagna, molto semplicemente, ha confermato la recentissima incoronazione politica nazionale del primo ministro socialista Pedro Sanchez e ha inchiodato Vox molto sotto il dieci per cento. La Spagna è un passaggio chiave della vicenda e della geopolitica d’Europa. La forza di Sanchez oggi di fronte alle evoluzioni in corso a Berlino e a Parigi, dà alla Madrid socialista, un ruolo fondamentale nell’ asse renano allargato in via di strutturazione, un ruolo allo stesso tempo di stabilità e di innovazione. La Spagna sta completamente occupando lo spazio politico del terzo grande paese fondatore dei Trattati di Roma, l’Italia.

Come dicevamo, le trattative per i vertici europei post-elettorali dovrebbero sancire, tra colloqui e infinite manovre, la nascita di quell’asse allargato: già tutto ruota, negli incontri vorticosi di queste ore, attorno a tre leader, Merkel, Macron e Sanchez (con un grande attivismo del presidente francese in queste ore). Quando i tre troveranno la sintesi per presidenza della commissione, presidenza del consiglio, presidenza dell’eurogruppo, alto rappresentanza per la politica estera, presidenza del Parlamento, presidenza della BCE tutto sarà fatto.

L’asse renano (asse ex franco-tedesco), in questo momento storico, funzionerà assai meglio proprio con l’apporto di Madrid, un terzo attore di riequilibrio importante. La Spagna gode della massima fiducia di Berlino (al contrario dell’Italia); allo stesso tempo ha forti convergenze con Parigi; ha una leadership forte; e ha idee e proposte innovatrici per l’agenda europea potendo permettersele per le buone condizioni delle finanze pubbliche e per la forte crescita economica, anche se piena di contraddizioni sociali.

Dunque gli attori di quell’asse renano allargato in via di formazione hanno aperto immediatamente i giochi per i vertici delle istituzioni europee. Quell’asse sarà appaiato alla maggioranza di governo in gestazione, PPE-ALDE-PSE. Ricordate i colori delle tre famiglie politiche che ‘coprono’ l’Europa dell’eurozona quanto a governi nazionali? Le tre famiglie politiche portano in dote non solo la maggioranza numerica e politica al Parlamento europeo ma la maggioranza di governo, sotto diverse formule, nei paesi dell’eurozona, ad eccezione dell’Italia: e questo è un dato di governabilità europea fondamentale. Dunque tutto sarà risolto quando i ‘tre’, Germania, Francia, Spagna, avranno l’intesa tra loro e il consenso degli altri per le istituzioni europee, avendo così strutturato quell’asse renano allargato? Il risultato delle elezioni di maggio non può essere archiviato semplicisticamente così: i nazionalisti-sovranisti sono cresciuti e, specialmente, hanno sostegni esterni potenti (l’America ‘tardo-imperialistica’ di Trump). Forse sono stati ‘arginati’ ma l’insorgenza nazionalista e populista è fortissima per ragioni di fondo legate alle dinamiche di una globalizzazione mal regolata ed ancora senza un governo politico redistributivo forte.

Per fortuna, ci sono stati anche in queste elezioni europee, alcuni fattori innovativi che fanno sperare positivamente, in particolare il forte successo dei Verdi (e dei Liberali). Il risultato del Verdi, veri vincitori di questa consultazione, infatti, consente e permette di immaginare un percorso innovativo imprevisto per l’Europa unita e social-liberale: consente di immaginare una ‘super-maggioranza’ per le istituzioni europee, popolari, socialisti, liberali e Verdi; consente di vedere nuove formule di governo nazionale in importanti capitali: a Berlino con una coalizione Giamaica (come ho accennato prima) e a Parigi con una apertura di Macron agli ecologisti nel quadro di un’agenda della transizione ecologica rinnovata e rivista; permette, specialmente, di elaborare una agenda europea non convenzionale di crescita, sviluppo e investimenti.

Morale. La pressione dei neo-populismi, paradossalmente, potrebbe produrre risultati molto interessanti e potenzialmente pieni di innovazione politica per l’Europa social-liberale: l’asse renano allargato e l’opportunità verde. I vecchi equilibri sono in evidente crisi, siamo in tempi d profonda instabilità. Le sfide sono enormi, le contraddizioni grandissime e l’ambiente politico mondiale di Trump e del trumpismo pericolosissimo. Ci sono fattori ed evoluzioni interessantissime anche a quel livello: l’ascesa dell’Asia, il ruolo chiave del Giappone, l’approccio piuttosto assertivo ma di carattere ‘non-imperialistico’ della Cina.

Due punti sono molto interessanti: il primo riguarda la forza politica e geopolitica dell’euro che ad esempio sta permettendo una gestione non sfavorevole all’Europa sia di Brexit sia della situazione politica potenzialmente esplosiva dell’Italia; il secondo riguarda le capacità di resilienza del sistema politico europeo che potrebbe essere in grado nonostante tutto (e nonostante l’elevatissima frammentazione partitica nazionale) di assorbire in parte l’insorgenza neo-populistica. Il sistema politico europeo, di fronte alla fortissima pressione dell’America bilateralista e ‘tardo-imperialistica’ del trumpismo, è riuscito solamente ad ‘arginare’ il neo-populismo nazional-sovranistico di destra. Riuscirà, però, a ricacciarlo indietro solo con innovazioni politiche: l’asse renano rinnovato e il ruolo degli ecologisti possono essere la base di queste innovazioni. Queste elezioni hanno dato proprio con i Verdi un segnale importantissimo di un possibile di un potenziale percorso di forte cambiamento. Mi sia consentito a questo punto alcune brevi considerazioni al margine. L’innovazione politica Made in Europe deve vedersela da un lato con una globalizzazione mal regolata e fuori rotta (il ‘neoliberismo reale’ nella sua fase finale) e dall’altro lato con le azioni dell’America ‘tardo-imperialistica’ di Trump. L’Europa social-liberale, frutto di una storia secolare di stati nazione riuscirà a continuare ad arginare e innoverà in modo da contrastare l’insorgenza neo-populistica con agende e formule adeguate? L’Europa ‘Ircocervo’ e social-liberale ha numerosi, tantissimi punti critici e di debolezza, anche a causa della sua storia di nazionalismi fortissimi. Queste grandi debolezze sono sotto gli occhi di tutti, ad iniziare da un processo decisionale molto faticoso. Quindi la sfida della globalizzazione ‘neoliberistica’ e dell’America trumpiana è terribile: ma da tempo ho il ‘sospetto’ che questa malandata e super-stressata Europa social-liberale abbia nascosti punti di forza. Vedremo quale sarà l’effetto ‘finale’ fra punti di debolezza e punti innovativi. Una ultimissima considerazione proprio al margine. Per capire quello che sta davvero accadendo, in Europa e in Occidente, sarebbe alquanto interessante fare analisi storiche sulla condizione e l’evoluzione dei sistemi politici: l’Italia è un importante luogo per capire, da questo punto di vista, alcune importanti contraddizioni occidentali. E’ dal 1994 che l’Italia sta anticipando un importante fenomeno di crisi dell’Occidente: quella della democrazia ‘bipolarista’, una crisi che potrebbe essere contrastata in Occidente precisamente da un diverso modello di sistema politico, quello ‘alla tedesca’. Una caratteristica fondamentale della diversità del sistema politico tedesco (rispetto al modello bipolarista ormai in crisi ‘organica’) è quello della possibilità su ampia scala di coalizioni trasversali. Ora questa caratteristica chiave potrebbe essere esportata in tutta Europa. Il punto delicato è costituito dalla fortissima frammentazione partitica esplosa dappertutto in Europa. Ma questo è proprio un discorso da fare in modo davvero approfondito.

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