Finestra sull'Europa

La parte giusta

Un leader che nella prima dichiarazione ufficiale post-voto si autoritrae insieme a due foto di Putin e una bandiera russa, simboli di una potenza straniera autoritaria che ha nell’Unione Europea il suo principale nemico e che ci usa per indebolirlo (per non parlare del volume apologetico su Himmler).

Un partito di maggioranza che ha i suoi unici “esperti” di economia in un gruppuscolo di ciarlatani rancorosi, che predicano l’uscita dall’euro e la disintegrazione dell’Unione Europea come soluzione di tutti i mali.

L’economia ferma, gli investimenti a picco e una situazione di finanza pubblica insostenibile che presto ci porterà allo scontro con le istituzioni di un’Europa sempre più debole e divisa, ma determinata a far rispettare la disciplina fiscale e ansiosa di isolarci per prevenire il contagio.

Un “paese reale” sempre più alienato dalla realtà, disposto a bere qualsiasi frottola che assecondi l’aspirazione di campare di rendite e prebende. Un’opposizione fragile, indecisa, e largamente contaminata dai deliri qualunquisti e sovranisti, poco capace (per ora e con diverse interessanti eccezioni) di proporre una visione alternativa e accattivante del futuro del paese.

Oggi l’uscita dall’euro sembra ancora un poco più vicina.

A noi il compito di resistere, e resisteremo. Nel dibattito pubblico, nelle istituzioni, nel nostro lavoro, nelle interazioni quotidiane. Chi ha qualche competenza di economia avrà il dovere supplementare di spiegare con umiltà dove portano le balle sovraniste. Anche nelle aule universitarie. E quando questo incubo finirà (perché finirà) ci conteremo e saremo fieri di poter raccontare che eravamo dalla parte giusta. Tanti altri invece dovranno abbassare lo sguardo e fare due passi indietro in punta di piedi.

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