Politica interna

Fenomenologia di Mara Carfagna

Nel 2008 Mara Carfagna era considerata rappresentativa dei tempi che correvano, in negativo. Oggi è considerata una eccezione rispetto ai tempi che corrono, in positivo. Sono i tempi a essere drammaticamente peggiorati, ed è anche lei a essere significativamente cresciuta.

A lei si deve l’utile legge sullo stalking che viene giustamente celebrata; forse l’unico vero aiuto alle donne negli ultimi anni. Merito che arriva, a onor del vero, in mezzo a molto altro, molto meno utile, fra campagne repressive contro i clienti delle battone, e frequentazioni personali dai risvolti politici non entusiasmanti. Dieci anni fa Mara Carfagna era, inutile girarci attorno, “quella del pompino a Berlusconi” sulla base di una infamia tipica di quel periodo: le presunte intercettazioni che però non esistevano. Stesso dicasi per la celeberrima “culona inchiavabile” dello stesso B, ma quella è un’altra storia. Era la showgirl dei calendari spinti due anni prima e del Ministero della Repubblica due anni dopo: cosa che venne salutata allora dagli avversari come il simbolo della “mignottocrazia”. In un decennio è stata capace di costruire, non senza spregiudicatezza e aiuti, una notevole presenza territoriale al Sud, ha una rete di collaboratori di qualità, ha incassato alcuni successi televisivi come lo scaccomatto a una malevola Luisella Costamagna grazie a una dritta di Antonello Piroso, e una serie di endorsement notevoli, spesso dal fronte che era antiberlusconiano (uno fra i primi a rivalutarla fu Paolo Mieli).

È interessante notare come negli ultimi tempi stia accadendo in piccolo, con Mara, ciò che successe a Fini poco prima della sua parabola discendente. Il suo è sempre più il volto del centrodestra che piace a chi non è di destra, a chi dall’altra parte la incoraggia a osare di più, e in certi casi promette che sarebbe perfino disposto a seguirla. Ma l’analogia finiana in miniatura vale anche per il suo stesso fronte: sta cominciando a consumarsi, a destra, uno scollamento con una parte di Forza Italia, più vicina al leader felpato e soprattutto più timorosa della propria posizione. Il patto d’onore su cui si regge il partito azzurro è noto: chi comincia a crescere troppo e alzare la testa è accusato di tradimento verso Berlusconi. Negli ultimi casi non tanto dal leader ottuagenario quanto dai soliti capibastone in ogni parte d’Italia, primo freno contro ogni possibile ricambio.

Se non fosse che di attuare “colpi di Stato”, dentro a Forza Italia, Mara non sembra avere alcuna intenzione e che la sua capacità critica verso lo stesso Berlusconi resta irrisoria. Il rapporto con l’ex Cavaliere, peraltro, si configura spesso come un passato ingombrante che grava nelle sue partecipazioni televisive e nelle interviste, suscitando domande obbligate, fardello rispetto al quale non ha ancora mai ceduto alla tentazione di liberarsi. Non ci sarà dunque la sorte di Fini, per la Carfagna: resta da capire però se possa esserci il suo vissuto come leader di minoranza nel centrodestra.

La sua ascesa si fonda su diversi elementi, sia di forma che di sostanza. Vengono apprezzati i toni garbati e un maggiore contegno istituzionale, in evidente contrasto con lo spirito del tempo. Sono le stesse ragioni che rendono tuttavia, nell’epoca dell’urlo social, la sua figura ancora marginale rispetto ad altre: se paragoniamo per esempio i numeri della sua pagina Facebook a quella di un’altra leader di destra come Giorgia Meloni il risultato arriva a dimensioni di scala completamente diverse. Il che naturalmente non vuol dire che queste cifre si rifletterebbero nelle urne, secondo distorsioni “social” che ormai abbiamo imparato a conoscere.

Ma a differenziarla dalla destra italiana sono anche certe idee più liberali e progressiste, in particolar modo in tema di diritti lgbt. Partita su posizioni conservatrici, addirittura citando in una nota intervista il filosofo teocon Francesco D’Agostino, ha in poco tempo ribaltato la propria posizione, con una crescita graduale, eticamente tracciabile e per questo da apprezzare. Ha pubblicamente dato merito per questa maturazione all’avversaria Paola Concia, arrivando addirittura a scusarsi per le precedenti dichiarazioni, che coincidono con quelle di ottima parte della destra italiana, anche oggi. Condivisibili, in ottica liberale, molte altre sue posizioni, pressoché la totalità nell’ultimo periodo: Mara Carfagna si è fatta portabandiera della destra sviluppista, pro industria e pro mercato, incalzando quotidianamente il governo da questo punto di vista. Ha speso recentemente parole moderate sui barconi, ricordando che “un governo non deve essere crudele” e proprio su questo tema in realtà si è attirata gli artigli della stampa di destra.

“Forza Italia al bivio: o Salvini o Carfagna” è stata la linea elaborata da molti commentatori per esaltarla, distruggerla o, più raramente, limitarsi a descrivere. Se nella prima fase del governo lei stessa sembrava attentissima a risparmiare l’alleato leghista per attaccare solo i 5 Stelle (così come fanno gli altri leader di destra, con risultati altrettanto paradossali), negli ultimi tempi Mara sembra aver meglio compreso la natura mortale dell’abbraccio con Salvini. Alle sdolcinatezze di Berlusconi verso il vicepremier, tali da rasentare il patetico nella misura in cui non ricambiate, Mara ha cominciato a contrapporre una critica più ironica nelle sue dichiarazioni, volta, se non a danneggiarlo, quantomeno a punzecchiarlo, con riferimenti a elementi tipici del suo folklore comunicativo, come la nutella. Sembra mancare, allo stato attuale, un consistente elettorato di un centrodestra “non salviniano” cui rivolgersi, dato che per ora le migliori attenzioni continuano ad arrivare dal fronte progressista-liberale.

Resta un dato: Salvini-Carfagna è la possibile spaccatura rispetto alla quale potrebbe nascere la leadership di un centrodestra liberale, o è l’asse su cui potrebbe impiccarsi ogni illusione di chi spera di trovare in lei il volto di un centrodestra europeo. La vera prova del nove, per Mara, saranno proprio le scelte sul rapporto di coalizione con la Lega, nel governo di destra a forte trazione salvinista che sembra profilarsi nel prossimo futuro. Ad oggi la sorte più probabile ci sembra ancora quella di un timido rientro all’ovile, anche se ben presto il poco che resterà di Forza Italia troverà insostenibile la convivenza mediatica con Salvini in grado di ridurli all’irrilevanza in cui già versano. Pertanto ci sentiamo di consigliare ancora prudenza e pazienza ai liberali italiani che già vorrebbero innamorarsi. Pascal diceva che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce, mentre Mara ha finora sempre conosciuto bene le proprie.


Stefano Leanza

Nato a Milano un ventennio fa, studio Giurisprudenza a Roma. Penso liberale e scrivo di giustizia e garantismo. Blogger per hobby, sono appassionato di giornalismo politico e sportivo.

1 comment

Franco Puglia 27/04/2019 at 19:36

Articolo interessante sulla Carfagna, e condivido il percorso di crescita che anch’io ho potuto rilevare nel corso degli anni.
Peraltro la ho sempre considerata una donna intelligente e misurata, sin dai suoi esordi. Certo, le sue posizioni politiche iniziali potevano essere soltanto MOLTO allineate alle posizioni del CAPO, non aveva scelta, ma sapeva scegliere le parole e la ho sempre percepita meno supina al BOSS di tante altre squallide figure di Forza Italia.
Da qui a diventare il leader di una forza politica neo liberale contrapposta a Salvini il passo NON è breve.
Inoltre Mara è una donna FREDDA, non comunica EMPATIA, e questo è un grosso limite per un leader politico. Di Berlusconi si può dire quel che si vuole, ma è un simpatico, ed i suoi adoratori resistono al logorio del tempo.
Anche Salvini ha una sua particolare empatia, anche quando non sorride : è quella dell’uomo della strada, semplice, schietto, diretto, il vicino della porta accanto.
Ed ha successo, anche se non capisce un chiodo di economia e di molte altre cose.
Per ora non abbiamo scelta : il centro destra NON salviniano NON ha un leader alternativo ed è per questo che io ho sempre proposto di formare una SQUADRA, un complesso di ROCK POLITIK dirompente, che possa supplire con la squadra di qualità all’assenza di un carisma dominante.
Ma tutto tace, per ora …

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