Finestra sull'Europa

Siemens-Alstom: più competitività o più concorrenza?

La Commissione europea ha bloccato l’operazione di concentrazione tra il colosso francese Alstom e quello tedesco Siemens. Tale operazione avrebbe senza ombra di dubbio creato il leader europeo dell’industria ferroviaria. Tuttavia, come da regole europee in materia di concentrazioni tra imprese, la Commissione analizza gli effetti di potenziale distorsione della concorrenza che potrebbero risultare da tali operazioni.

Nel caso in esame, l’analisi si è concentrata su due settori in particolare: i sistemi di segnalamento da una parte ed i materiali per i treni ad alta velocità dall’altra.

Nel primo caso si tratta dei sistemi di controllo e di sicurezza per evitare collisioni o potenziali incidenti sia per i treni metropolitani che per quelli ad alta velocità. In tal senso, la Commissione giudica troppo rischiosa l’eliminazione di un concorrente come Alstom in un settore così importante per la sicurezza. Quanto ai materiali per i treni ad alta velocità, la Commissione afferma che l’eliminazione del concorrente principale avrebbe un effetto negativo sulla concorrenza con conseguente aumento dei prezzi per i consumatori europei.

Entrambe le preoccupazioni della Commissione non sono state superate dalle misure correttive proposte dalle parti. In definitiva, alle condizioni preposte, la fusione Alstom-Siemens porterebbe ad un rincaro dei prezzi, una riduzione di scelta ed uno freno all’innovazione.

Senza visionare la decisione per intero – non è ancora disponile – non possiamo esprimerci nel merito delle regole in materia di concorrenza e del grado di discrezionalità attuato. Tuttavia dal comunicato sembra trattarsi di una decisione legittima e in linea con le precedenti. Si tiene a tutelare l’effettiva concorrenza sul mercato europeo e, attraverso di essa, i consumatori.

Al tempo stesso però tale decisione viene criticata per la mancanza di lungimiranza politica in un’ottica di competitività su scala mondiale ed in particolar modo nei confronti della Cina – che non può essere considerato un mercato concorrenziale e che al momento resta fuori dal mercato europeo.

Le critiche ovviamente vengono in primis da Francia e Germania, ma non solo. Alcuni propongo un diritto in capo al Consiglio europeo di ribaltare la decisione della Commissione così come succede in alcuni Stati membri, tra cui la Francia, dove il ministro dell’economia può opporsi alla decisione di non approvazione di una concentrazione da parte dell’autorità nazionale di concorrenza.

La questione che si pone qui è dunque più politica che giuridica e riguarda tanto un bilanciamento tra l’effettiva concorrenza e la competitività delle imprese europee quanto il livello di interventismo che si richiede alla Commissione.

Ora, che una concentrazione che elimini uno dei due competitors possa portare ad un aumento finale dei prezzi per il consumatore lo trovo abbastanza plausibile. Quanto all’avanzamento tecnologico, se da una parte sono d’accordo con la Commissione nel ritenere che nell’immediato o comunque nel medio periodo ci potrebbe essere un arresto dovuto semplicemente al venir meno del competitor principale, e ciò con particolare attenzione ai sistemi di segnalamento, dall’altra, in un’ottica di più lungo periodo, non possiamo ignorare che lo scenario mondiale potrebbe modificarsi e vedere l’ingresso – e ben venga – nel mercato interno di ulteriori competitors.

Se questi competitors dovessero essere cinesi, o altri big mondiali, allora l’entità che si sarebbe ottenuta dalla concentrazione sarebbe più che auspicabile per preservare la competitività delle imprese europee. Tuttavia, nel frattempo, la scelta fatta dalla Commissione di preservare l’effettiva concorrenza nel mercato interno e quindi la tutela della competitività interna potrebbe, a mio avviso, far arrivare Alstom e Siemens più pronte e più innovate qualora in futuro una nuova operazione di concentrazione fosse giustificata dall’ingresso di ulteriori competitors extraeuropei. Il messaggio è questo: fin tanto che non c’è il rischio cinese preserviamo la concorrenza e la competitività interna in un mercato sempre più importante per i cittadini europei, più concorrenza ora per una maggiore competitività domani.

Quanto al grado di interventismo si potrebbe, a seconda delle sensibilità, dibattere per ore ed ore. Mi limito dunque a sollevare la questione della rappresentatività dell’organo che in questo caso decide della vita delle imprese e dei privati e cioè la Commissione. E’ legittimata la Commissione, o meglio è vista come tale per poter adottare una decisione che implica un bilanciamento così importante tra gli interessi in gioco? Non dovrebbe il parlamento europeo avere un peso più specifico in decisioni così importanti che non riguardano solo la concorrenza ?

Pertanto, al netto di ogni questione tecnica, queste sono le risposte che dovremmo trovare in vista delle elezioni europee. Altrimenti, mentre noi restiamo a dibattere su più concorrenza ma meno competitività o più competitività e meno concorrenza, sovranisti e populisti avranno sempre più vita facile per continuare a criticare a tutto tondo le politiche europee…

Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

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