Gli immigrati e gli stupri

In quest’estate torrida l’argomento più dibattuto è stato senza dubbio l’immigrazione. Negli ultimi giorni, però, c’è stata un’escalation, con uno stillicidio di episodi di cronaca nera riguardanti stupri compiuti da immigrati.

Dapprima il caso, quello che ha suscitato più clamore, della ragazza polacca violentata a Rimini (di cui si parlerà ancora a lungo, e su cui non indugerò oltre); poi a Desio lo stupro di una ragazza minorenne, da parte di un marocchino, al quale nel 2015 era stato comminato un decreto di espulsiome dall’Italia; a Rimini un altro tentativo di stupro, sempre da parte di un marocchino (con precedenti penali), scongiurato dall’intervento tempestivo della polizia. A Milano una signora di 81 anni violentata mentre era al parco. Pare che anche in questo caso si trattasse di uno straniero. Un episodio tragicamente simile è occorso quest’estate a Bari. Una donna anziana di 75 anni è stata ripetutamente violentata da un nigeriano extracomunitario che si era offerto di portarle la spesa a casa.

Perché riproporre questa sequela di orrori? Anche gli italiani commettono violenze contro le donne. Perché questo fa meno notizia? La risposta alla prima domanda è che si tratta della realtà con cui ci troviamo a convivere. E sarà anche spiacevole, ma bisogna affrontarla. La risposta alla seconda invece sta nei dati.

Secondo i dati ISTAT, la maggior parte delle violenze sessuali avviene in famiglia; si stima che solo il 7% degli stupri venga effettivamente denunciato. Nel 2017, da giugno a luglio, ne sono stati perpetrati 2438 e sono stati denunciati o arrestati 1534 italiani e ben 904 stranieri.

La società di ricerche Demoskopica ha elaborato un dossier secondo cui, dal 2010 al 2014, gli immigrati sono stati responsabili di stupri nel 39% dei casi – 4 su 10.

Se si considera che gli immigrati regolari sono 4,8 milioni e quelli clandestini non più di un milione (sommati rappresentano circa il 10% della popolazione), che i maschi stranieri sono circa due milioni, quelli italiani 27 (il rapporto è di 1/9), si evince che la percentuale di reati sessuali ad opera di immigrati è elevatissima.

Esiste una forte correlazione tra immigrazione, soprattutto irregolare, e criminalità (gli immigrati irregolari hanno una propensione al crimine 27 volte superiore a quella degli autoctoni). Gli immigrati compiono solo alcuni di tipi di reati (quelli di tipo predatorio) ma hanno tassi di delinquenza di gran lunga superiori a quelli degli Italiani. È un’implicazione, questa (la più nefasta a mio avviso), del tipo di immigrazione che colpisce l’Italia. Lo stato di anomia che vige in Italia, dovuto a due elementi legati tra loro, da una parte alla mancanza di certezza della pena e dall’altra a un sistema giudiziario farraginoso e inefficiente, per di più spesso lassista nelle sentenze emesse, fa sì che attraiamo più delinquenti degli altri Paesi; e che essi restino per lo più impuniti.

Non serve a nulla sbandierare, come fa il ministro dell’Interno (in questo Minniti non si è dimostrato diverso da Alfano), un calo generale dei reati. La sfiducia nella giustizia, intesa come capacità dello stato di punire chi commette un reato, è tale che non è infrequente che la vittima di un reato eviti di sporgere denuncia perché convinto che l’autore o non verrà mai scoperto o che, qualora venga scoperto, la farà franca. Chiedete per credere a chi ha subito ripetuti furti. In questo senso non esiste alcuna dissociazione tra percezione e realtà da parte dei cittadini italiani.

È interessante osservare la rappresentazione che del tema immigrazione criminalità propinano i media. Mentre i giornali (o le trasmissioni) di destra danno un’enfasi eccessiva, adoperando quasi sempre toni sopra le righe sconfinanti nel più becero razzismo (“gli immigrati sono tutti criminali”, “non esiste un islam moderato” e via seguitando), quelli moderati o collocati ideologicamente a sinistra riflettono il difetto opposto. Nell’intento, per certi versi nobile, di non alimentare xenofobia o intolleranza, derubricano e minimizzano la questione criminalità-immigrazione, o addirittura la negano. L’immagine dell’immigrato che essi veicolano è estremamente positiva, compassionevole (“sono persone povere”, “che fuggono dalla guerra” ecc), benefica per l’economia italiana.

Ha ragione il sociologo Marzio Barbagli quando sostiene che “quella secondo cui degli immigrati bisogna parlare sempre bene è una debolezza della sinistra italiana”.

Le ragioni addotte dalla sinistra e dai suoi intellettuali di riferimento per tentare di spiegare i casi di cui sopra sono precipuamente di tipo culturale. L’immigrato che delinque non lo fa per via del suo status, cioè in quanto immigrato, ma a causa della povertà, della giovane età, dell’esclusione sociale, della mancata integrazione ecc. Variabili che talvolta esistono, e incidono, ma che non sono determinanti.

È un esempio più estremo, certo, ma anche nel caso degli attentati islamici c’è qualcuno che ancora persiste nel disconoscere la matrice religiosa che spinge gli attentatori a commettere stragi (Dacia Maraini per fare un esempio). Negare la realtà può essere autoconsolatorio, ma non aiuta a risolvere i problemi.

Di fronte al tema dei crimini commessi da immigrati, dunque, non si può continuare a minimizzare né ha senso replicare che la “responsabilità penale è personale”, poiché si tratta di una questione sociologica prima che giudiziaria. E bisognerebbe smetterla di evocare a sproposito, come fanno in troppi a sinistra, il fascismo montante nel Paese o tacciare di razzismo e xenofobia (due concetti distinti e differenti) chi denuncia un nesso, che è conclamato, tra immigrazione e criminalità.

Naturalmente la soluzione non può essere quella di impedire l’immigrazione regolare, che anzi va incoraggiata (se non altro per ragioni economiche e demografiche), riconducendola nell’alveo della legalità; è quella irregolare che va fermata. Su questo, grazie all’azione di un ministro dell’Interno con senso dello stato e consapevolezza dei problemi, l’Italia finalmente sta cambiando decisamente passo.

Elia Dall'Aglio

Liberale eterodosso, laureando in scienze politiche. Mi interesso di politica, giornalismo, tennis.

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