Présidentielle : il vero pericolo é Mélenchon!

Ad un giorno dal primo turno dell’elezione Présidentielle, la Francia vive una delle campagne elettorali più incerte ed atipiche di sempre. Stando agli ultimi sondaggi si assiste ad una corsa dove il traguardo – secondo turno – è alla portata di tutti e quattro i candidati principali. Nel gruppetto di tesa abbiamo Emmanuel Macron (24%)Marine Le Pen (22%), mentre invece nel gruppetto degli inseguitori al 20% François Fillon e al 19% Jean-Luc Mélenchon. Lontanisso invece il candidato del PS Benoît Hamon, fermo a 7%.

Un finale scintillante degno del miglior Tour de France, eppure dietro quest’entusiasmante corsa si cela sempre di più il pericolo di un secondo turno Le Pen – Mélenchon. Resta anche da vedere quanto l’ennesimo attentato di due giorni fa, che é costato la vita all’agente di polizia Xavier Jugelé di 37 anni, influenzerà le intenzioni di voto dei francesi, con Marine Le Pen che potrebbe sicuramente trarne vantaggio.

Elezioni senza precedenti 

Mai nel corso della Vème République ben quattro candidati si sono contesi il passaggio al secondo turno. Alla Présidentielle del 2002, anno che va ricordato soprattutto per il ballottaggio Jean-Marie Le Pen – Jaques Chirac, finito 82 a 18 per quest’ultimo, al primo turno il candidato gaulliste si attestò sui 19,88 seguito dal candidato del FN a 16,86 e da Jospin del PS a 16,18. Lontanissimo il liberale Alain Madelin a 3,91. Nel 2007 i due candidati principali ovvero Sarkozy e Ségolène Royal, rispettivamente 31,18 e 25,67 al primo turno, hanno distaccato di molto il candidato centrista François Bayrou arrivato comunque a 18,57. Nelle ultime elezioni, quelle del 2012, si è registrato un primo round che ha premiato Hollande e Sarkozy, rispettivamente a 28,63 e 27,18, lasciando indietro Marine Le Pen a 17,9.

Altro dato non trascurabile è la perdita di credibilità dei partiti tradizionali, specie del Partito Socialista. Infatti, lo score parziale del PS è di ben 19 punti in meno rispetto alle ultime elezioni, mentre per i Républicains siamo a meno 9 punti – anche se per ora siamo sullo stesso risultato del 2002. Il FN si candida ad essere ormai il primo partito di Francia – esclusivamente in termini di voti. Tuttavia, le vere sorprese di queste elezioni sono senza dubbio i movimenti En Marche di Macron e La France insoumise di Mélenchon.

L’ascesa del tribuno Mélenchon 

Eppure qualche settimana fa sembrava di assistere ad una corsa a tre con Mélencon molto distante dai prima tre. L’ascesa inaspettata del “tribuno della plebe”,  non è solo dovuta alle difficoltà incontrate dagli altri candidati – parliamo dell’ormai nota affaire Fillon dove quest’ultimo è accusato di aver impiegato fittiziamente i membri della sua famiglia o delle accuse mosse contro Macron concernenti il finanziamento illecito della sua campagna. Cionondimeno, il punto di forza principale del candidato ex Fronte di Sinistra, per farci un’idea grande sostenitore di Chavez e di Castro, è la capacità di far presa, grazie al suo carisma ed alla sua arroganza, su di un elettorato perlopiù giovane ed aprioristicamente di sinistra.

Un elettorato di tifosi incoscienti e senza spirito critico, gli stessi che scendevano a manifestare contro la riforma del Codice del lavoro senza neanche conoscere la vera portata della legge El Komri, gli stessi dunque che hanno bloccato la Francia ora ne vogliano la distruzione sull’esempio del tanto amato Venezuela – definito da Mélenchon come “una fonte d’ispirazione”.

La France insoumise è per alcuni punti di vista paragonabile al nostro M5S. Entrambi i movimenti sono guidati da un capo-pagliaccio carismatico – anche se Mélenchon è da 44 anni (!) un professionista della politica – ed entrambi godono di un’agguerrita – e spesso offensiva – militanza da tastiera. Ultimo esempio ne è l’aggressione online nei confronti di Joann Sfar, noto vignettista, intento addirittura a votare proprio per Mélenchon, in seguito ad alcuni suoi disegni e frasi di critica al loro capo supremo.

La VI République (La I Repubblica comunista) 

Una delle prime azioni da Presidente promesse da Mélenchon é la convocazione di un’assemblea costituente per porre fine alla “dittatura presidenziale” della V Repubblica. In realtà la Costituzione del 1958 attribuisce al Presidente una funzione più che altro di arbitro garante Art. 5 e molto dei suoi poteri sono esercitati o previa proposta da parte del Primo Ministro o congiuntamente con esso.

Addirittura, in alcuni casi è il Primo Ministro a prendere in mano le redini del gioco politico e fu ciò che accadde nel 1968 tra De Gaulle e Pompidou. L’intento del Generale era quello di sfruttare l’articolo l’Art 11 della Costituzione – che prevede la possibilità per il Presidente su proposta del Governo o di due terzi delle Camere in plenaria d’indire un Referendum – per uscire dalla crisi del ’68. Pompidou rifiutò e venne rimpiazzato, il referendum si svolse egualmente ma De Gaulle perse e si dovette dimettere. Sfruttando la situazione ed il suo ormai largo consenso, Pompidou vinse le elezioni seguenti.

Tuttavia, nonostante il caso citato ed alcuni casi di coabitazione, la prassi Presidenziale, tenuto conto del rapporto politico tra Presidente e Primo Ministro, si distacca in parte dalle previsioni costituzionali. Pertanto, sarebbe anche sensato proporre una revisione costituzionale vista la situazione di potenziale incertezza, ma quella di Mélenchon oltre a non essere per nulla chiara é in alcuni punti anche sconvolgente.

Prima di tutto, nel voler reintegrare un sistema parlamentare proporzionale – come quello della III Repubblica dove regnava l’ingovernabilità totale – Mélenchon propone, tramite l’Art. 11, di sottoporre al popolo per via referendaria una legga portante sull’elezione di un’assemblea costituente. In questo livret esplicativo  si fa riferimento a tale potere come come se fosse una prerogativa presidenziale quando in realtà non lo é. Forse prima di passare alla VI Repubblica sarebbe meglio ripassare la V.

Oltre a non spiegarci quali siano le disposizioni della Costituzione da riformare, nello stesso scritto troviamo anche le seguenti proposte  :

  • la règle verte” ossia la regola verde che imporrebbe di non prendere dalla natura più di quanto lei possa offrirci – il quanto lo decide lui immagino, precisiamo inoltre al riguardo che una “Carta dell’ambiente” ha già valore costituzionale.
  • il diritto di proprietà deve essere subordinato all’interesse generale” in barba all’Art. 17 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino della Rivoluzione francese avente valore costituzionale.
  • costituzionalizzare il dritto al lavoro e il diritto alla casa.
  • organizzare un sistema di controllo diretto dei cittadini sull’operato degli eletti tale da poterli anche revocare.

Ma la proposta miglior di tutte rimane la promessa di dimettersi una volta approvata dal popolo la nuova Costituzione.

Il programma di Mélenchon

Da una parte, sulle questioni di società, ci sono alcuni aspetti positivi. Mélenchon é l’unico candidato a proporre la legalizzazione della cannabis e come altri tra cui Hamon e Macron é favorevole all’eutanasia e ad un forte investimento nelle rinnovabili. Dall’altra, il suo programma economico é a dir poco agghiacciante e non si distacca quasi per nulla da quello di Marine Le Pen. Tra le proposte più sconcertanti atte a “restituire ai francesi dignità e potere d’acquisto” abbiamo :

  • aumentare il salario minimo da euro 1150 a 1326.
  • aumentare il numero dei funzionari pubblici.
  • aliquota progressiva sul reddito delle persone fisiche con ben 14 scaglioni – contro i 5 attuali – dove l’ultimo raggiunge il 100% d’imposizione!
  • abrogare la legge El Komri – che ha dato la possibilità tramite accordi sindacali d’impresa di derogare alla retribuzione fissa al 50% in più delle ore supplementari rispetto alle 35 di durata legale – per poi arrivare gradualmente a fissare un massimo di 32 ore lavorative.
  • Pensione a 60 anni con 40 anni di contributi.
  • restringere la possibilità per le imprese di assumere personale con contratti a tempo determinato solo nei limiti del 10% del personale totale!
  • imporre la regola del “protezionismo solidale. Oltre ovviamente a non essere un sostenitore del libero scambio, Mélenchon é anche convinto che la concorrenza non faccia abbassare i prezzi ma che al contrario li alzi per via dei costi di pubblicità!
  • dazi anti-dumping contro tutti quei paesi che non rispettino le condizioni sociali dei lavoratori francesi dimenticandosi però di citare la sua amata Bolivia nella quale ormai il lavoro dei bambini di 10 anni non é più illegale.
  • “creazione” di 300000 posti di lavoro nel settore del mare (!?!), di 200000 nell’agricoltura e di 60000 come insegnanti.

Europa e politica estera 

Così come in Italia, l’Europa pare essere la causa di tutti i mali, così anche in Francia, Mélenchon – ricordiamolo eurodeputao! –  cavalca l’onda populista dell’antieuropeismo per eccellenza affermando che ” L’Europa ucciderà il nostro paese dopo averlo già distrutto“. il tribuno pretende far sedere tutti ad un tavolo per rinegoziare i Trattati Europei oppure in caso di (ovvio) riscontro negativo uscirne.

In campo internazionale, vuole costruire la pace nel mondo uscendo dalla NATO in quanto tutte le ultime guerre sarebbero da attribuire al Patto Atlantico.

E se fosse un secondo turno Mélenchon – Le Pen ? 

Leggendo tante proposte ridicole si rischia di farsi un’idea sbagliata del personaggio Mélenchon. Certo é a tutti gli effetti un pagliaccio, ma é un oratore eccellente e ben organizzato con al seguito tantissimi attivisti che lo seguono – vuoi per passione vuoi perché non é che abbiamo chissà quali altri impegni nella vita – con estrema dedizione. Al momento sono poche le possibilità di vederlo al ballottaggio, ma le ultime elezioni nel mondo ci hanno insegnato a non dare nulla per scontato soprattutto se si tratta di un margine di pochi punti percentuali e con ancora molti elettori incerti.

Tutto questo fa di Mélenchon un pericolo che potenzialmente risulta essere ancora più grande di quello che rappresenta Marine Le Pen. Certo, nella gara al peggiore dei mali la Le Pen resta sempre in testa, tuttavia, la realtà del sistema elettorale francese la rende in un certo senso più innocua. Infatti, anche dando per scontato un passaggio della candidata del FN al secondo turno, questa viene data per perdente in tutti i possibili ballottaggi che sia contro Macron,  contro Fillon e anche quindi contro lo stesso Mélenchon. Pertanto, tenuto anche conto dell’attentato agli Champs-Elysées, la Le Pen fa paura, ma risulta più probabile vedere Mélenchon all’Eliseo che non lei.

Antiterrorismo 

L’argomento terrorismo é sempre stato al centro di questa campagna, ma con un attentato a due giorno dalle elezioni i riflettori sono sicuramente ancora più puntanti. Le posizioni dei candidati in materia sono le seguenti :

  • quella più radicale é sicuramente quella di Marine Le Pen che propone di ristabilire i confini ed i controlli alle frontiere assumendo 6000 nuovi agenti alla dogana e di assumere altri 15000 poliziotti ed é favorevole alla déchéance de la nationalité ovvero la revoca della cittadinanza
  • Fillon vuole rafforzare l’Etat d’urgence – ancora in vigore -, restare in Schengen ma ristabilire temporaneamente i controlli alle frontiere. E’ favorevole alla déchéance de la nationalité Propone inoltre di assumere ulteriori 10000 poliziotti.
  • Mélenchon vuole uscire dall’Etat d’urgence e propone una déchéance limitata alla perdita dei diritti civci. Ritiene che le attuali frontiere di Schengen siano sufficienti, ma é contrario alla “militarizzazione della politica sul controllo dei flussi migratori”
  • Macron resta favorevole a Schengen con un maggiore controllo delle frontiere esterne. E’ contrario alla déchéance, ma non all’uscita dall’Etat d’urgence. E’ favorevole anche lui all’assunzioni di 10000 nuovi poliziotti.

Macron – Fillon 

L’Affaire Fillon ha sicuramente scosso la campagna elettorale del candidato del partito gaullista – le cui proposte principali abbiamo già descritte qui – senza però in fondo ostacolarla più di tanto. Infatti dal 9 aprile al 21 aprile, Fillon é risalito di 3 punti percentuali e si contende pienamente il passaggio al secondo turno.

Per quanto concerne Macron il rischio é costituito dai suoi elettori ancora incerti che potrebbero virare altrove proprio nelle battute conclusive, ma attestandosi ora sui 24 punti percentuali comanda virtualmente le intenzioni di voto il che é già un gran risultato.

Entrambi, secondo il barometro liberale di Génération libre  hanno un coefficiente liberale per le loro proposte pari a 60%. Fillon permetterebbe un risanamento economico della Francia più concreto ed un controllo maggiore della spesa pubblica e vanta la migliore proposta in assoluto in tema di diritto del lavoro, conosciamo tuttavia le sue posizioni sulle questione di società e sull’Europa. Macron, dal canto suo, senza disdegnare il lato economico,  specie la riduzione dell’imposta sugli utili delle imprese dai 33 attuali al 25 %, ha posizioni più liberali sulle questioni civili ed é molto più europeista. A tal proposito vi invito a guardare questo suo video in risposta alla richiesta di Marine Le Pen ad un’emissione televisiva di togliere la bandiera europea.

Il personaggio Macron ed il programma del suo movimento En Marche meritano molto di più di qualche riga in chiusura. Pertanto, la speranza é di vederlo al ballottaggio e di rimandare quindi quest’analisi ad un altro momento. Intanto, non possiamo che sperare in un secondo turno Macron – Fillon che restituirebbe alle idee liberali finalmente una giusta vetrina.

Ad ora però un secondo turno Macron – Le Pen resta il più quotato, ma non possiamo trascurare il pericolo Mélenchon e tanto meno il pericolo di un secondo turno Le Pen – Mélenchon.

 

 

Mes chères amis ne soyez pas si naïfs, ne votez pas pour Mélenchon, la France doit rester un pays libre, la France doit être une chance pour tous!

 

 

 

Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

A proposito dell'autore

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

1 risposta

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata