Sulle libertà: la prostituzione.

“Eliminando le case chiuse non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale quel male è contenuto, accerchiato ed attenuato”. (Benedetto Croce)

Se fossi nato cent’anni prima, avrei probabilmente perso la verginità in un bordello. La letteratura,
da Proust a Tolstoj, lo conferma: si trattava di una vera e propria tappa obbligata nel percorso di un giovane uomo verso la maturità. Da sessant’anni a questa parte le cose vanno fortunatamente in maniera diversa: ed il merito di questa vera e propria rivoluzione culturale è tutto da attribuirsi ad una delle prime senatrici italiane, Lina Merlin. Essa lottò per la chiusura delle cosiddette case di tolleranza e per l’introduzione di reati quali lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione. All’epoca si trattò di un passo fondamentale e all’avanguardia, che il paese oggettivamente necessitava. Ma al giorno d’oggi, di cosa c’è realmente bisogno?

Adesso come allora, drammaticamente quanto pragmaticamente, di prostituzione. Si stima che due milioni e mezzo di uomini in Italia fruiscano regolarmente di tale servizio (più di uno su dieci) e che stiano crescendo esponenzialmente anche le clienti donne. Non si tratta quindi di un mercato in crisi, bensì in continuo aumento. Altri paesi hanno cercato, cambiando le proprie legislazioni, di ovviare al problema; l’Italia, invece, come spesso accade riguardo a temi particolarmente scomodi e spinosi, persiste in una spiacevole ambiguità la quale, a mio parere, porta più danni che benefici.

I vicini che guardano lontano.

Le posizioni per affrontare la questione sono tante e spesso divergenti l’una dall’altra. C’è chi, come l’European Women’s Lobby (una delle più grandi organizzazioni femministe europee), combatte attivamente la prostituzione nei paesi in cui è legalizzata, ritenendola «un’intollerabile forma di violenza maschile nei confronti della donna». In paesi come la Svezia, la Norvegia e l’Islanda tutto questo sta diventando realtà ed infatti, pur essendo tuttora legale vendere il proprio corpo, sia le tutele che le contravvenzioni sono numerosissime. L’approccio risulta quindi realista e l’attenzione alla condizione delle prostitute elevata: vengono puniti pecuniariamente i fruitori ma non le ragazze che svolgono tale mestiere, in quanto considerate vittime di default.

L’ONU, al contrario, intimava già alcuni anni fa, in un approfondito programma congiunto contro l’AIDS, di depenalizzare la prostituzione, garantire servizi sanitari alle escort — possibilmente gratuiti, o comunque sovvenzionati — e di intervenire legislativamente non contro la pratica in sé, ma piuttosto contro la violenza che dietro essa si nasconde. Svizzera, Austria e Germania hanno sposato a pieno questa filosofia. Ci sono case chiuse disseminate sul territorio, chi vi lavora ha l’obbligo di sottoporsi a visite gratuite tutte le settimane e di pagare le tasse, seppur in maniera forfettaria.

In ognuno di questi casi il consumo non si è significativamente ridotto: trovare deterrenti efficaci risulta infatti molto complesso. Ma in entrambi i casi il controllo da parte dello stato risulta maggiore, il rischio di contagio di malattie infettive è oggettivamente diminuito e vi è stato almeno un tentativo di mettere sotto torchio la malavita organizzata, che da sempre detiene il monopolio di tale traffico.

La miopia italiana.

Nel nostro paese vendere il proprio corpo non è reato: la prostituzione non è quindi illegale, ma nemmeno regolamentata. Migliaia di ragazze e ragazzi affollano legalmente le nostre strade senza alcun controllo sanitario e spesse volte vengono seviziati e maltrattati da chi obbliga o permette loro di offrirsi in cambio di denaro. Gli acquirenti talvolta vengono sanzionati, ma raramente avviene qualcosa di più concreto nei loro confronti.

Che direzione vuole prendere la politica? Credo non sia una pazzia sostenere che coloro i quali continuino a ritenere l’approccio italiano ragionevole e sufficiente, siano probabilmente complici del problema stesso. A onor del vero molti parlamentari di tutti i colori politici hanno proposto in passato una parziale o totale abrogazione della legge Merlin, ma tutto si è risolto in un nulla di fatto. Solo recentemente la Lega Nord in Lombardia ha approvato una parziale modifica del testo: la giunta Maroni con l’appoggio dei Cinque Stelle ha votato a favore della riapertura delle case chiuse. Il tutto risulta un poco curioso: stiamo parlando di due dei movimenti più illiberali presenti nel nostro panorama politico che però si stanno muovendo in una direzione di totale liberalizzazione e chiarificazione del tema. Nel caso in cui altre quattro regioni imboccassero la stessa via, la voce potrebbe finalmente andare alla popolazione tramite referendum abrogativo.

Concludendo, è sì vero che guardando il dito si sta discutendo di una pratica nauseabonda e riprovevole: è giusto che questa venga pubblicamente criticata e che si spendano più energie per educare le giovani generazioni ad una minor tolleranza a riguardo. Sforzandosi di osservare la luna, però, non si può nemmeno più tacere su temi come le malattie sessualmente trasmissibili, lo stato di schiavitù di molti operatori del sesso e il ruolo della malavita in tale traffico. Per quanto sia presente il rischio di un ritorno al passato, di una rediviva accettazione della familiarità con la quale una volta ci si recava nelle case di tolleranza, il prezzo più caro, ora, lo stanno pagando innocenti ragazze e ragazzi. Continuare a ribadire, ricolmi di etica e retorica idealistica, che la prostituzione sia disumana ed inaccettabile, non fa altro che acuire i mille risvolti negativi che questa pratica porta con sé.

Postilla liberale. La civiltà in cui viviamo ci ha abituato a pensare che una persona che vende il proprio corpo in cambio di denaro non lo faccia di propria sponte, ma semplicemente perché non ha alternative. Inutile dire che questo sia il caso di molti, ma certamente non di tutti. La nostra cultura ci insegna anche che una donna che volontariamente e fieramente si prostituisce, che quello vorrebbe fare di mestiere e che con quello vorrebbe pagare le tasse e portare avanti una famiglia, è non solo quasi impossibile da immaginare, ma talmente disdicevole da portare per forza con sé qualcosa di irrisolto, un trauma del passato o una lussuria di cui bisognerebbe vergognarsi e liberarsi. Beh, se prima o poi vorremo finalmente vivere liberi ed eguali, dovremmo smetterla di dare tutto per scontato: il mondo è vario, le persone che lo popolano ancor di più.  Se un essere umano vuole vendersi, deve essergli concesso di farlo, ovviamente con tutte le precauzioni del caso. Se un essere umano è costretto a vendersi, deve essergli data un’alternativa. Basterebbe solo qualche regola in modo tale che queste libertà non ledano quelle altrui. Basterebbe soltanto ricominciare a parlare di dignità e diritti.

Giulio Tommasini

Diciannovenne. Frequento il primo anno della facoltà di Fisica dell’Università di Bologna. Scout con una grande passione per la chitarra e la politica.

2 Risposte

  1. Gianuario Cioffi

    Pienamente d’accordo. Purtroppo oggi il femminismo è degenerato in una campagna misandrica che di anti-sessista ha poco: a questo va aggiunto il “femminismo della differenza” che in Paesi poco o nulla laici, come il nostro, va a braccetto con la Chiesa.

    Il risultato è un fumo negli occhi che impedisce di ragionare con obbiettività sui problemi, facendo leva su istanze ideologiche e su un confuso senso del pudore. La questione della regolamentazione del consumo di droghe (pesanti e leggere)ne è un esempio; ma credo che la questione riguardi anche fine vita, interruzioni di gravidanza e diritti lgbt, e forse persino l’immigrazione.

    Rispondi
  2. Robertodelpopolo

    Ti sbagli di grosso su tutto perchè non hai pensato che chi vuole legalizzare la prostituzione deve prima di tutto essere intenzionato a diminuire la prostituzione. Dal momento in cui il governo ha approvato le tasse per le prostitute il governo stesso è divenuto un sostituto del pimp e non un organo inteso ad affrontare il problema della prostituzione. Il pimp tradizionale si è comportato nei secoli meglio degli attuali governi che abbassando i costi per la prostituta hanno invece fatto proliferare più prostituzione. Ciò è una vergogna per la Germania e per l’Europa intera in quanto da una nazione tutta dedicata a portare le Sacre Scritture ci ritroviamo con un pimp governo di bassa classe che fa sconti alle prostitute in ogni modo. Nota bene che anche guerre e conflitti possono avere a che fare con tale errore di gestione della prostituzione. Anche l’ AIDS dovrebbe far capire qualcosa in più. Quando il governo diventa un pimp sorge anche il fatto che si perderà l’onestà dei governatori che in turno desiderano di fare impicci ed imbrogli approvati con lo stampo governativo, come manipolazione dello stock market attraverso manovre organizzate, manipolazione del gioco di azzardo e manipolazione dei finanziamenti delle industrie. Oltre a ciò i moderati musulmani che si sono fidati di loro sono stati soggetti di attacco dagli estremisti.

    Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata