Lo schiaffo ai liberali

Piccola premessa: sono liberale, ho la tessera di ALDE e ritengo che il Movimento 5 Stelle incarni il peggio della politica e della società italiana contemporanee.

Tuttavia, dopo lo stupore e lo sconforto provati ieri nel leggere la notizia dell’avvicinamento tra M5S e ALDE, questa mattina scorrendo la bacheca di Facebook ero contento.

Si! Ero contento della possibilità che un movimento, vicino ai valori liberali ed europeisti quanto Marx al capitalismo, entrasse in una ALDE che negli ultimi anni ha rappresentato la stella cometa cui i liberali italiani hanno guardato con fede e speranza.

Perché? Perché questo è un tremendo schiaffo ai liberali italici.

Uno di quei ceffoni che i genitori ti tirano quando proprio hai superato il limite per troppo tempo. Uno schiaffo che ti resetta, che ti lascia rosso dalla vergogna  a riflettere con umiltà sulla tua condotta e sulla tua esistenza. Uno schiaffo terapeutico, insomma.

Ed è proprio questa, infatti, la mia speranza: che questo avvenimento possa essere terapeutico per il mondo liberale, possa portare ad una riflessione umile ed aperta su come ci si è posti nello scacchiere politico del nostro paese e come ci si è mossi nella società. Senza la consueta arroganza e senza la tentazione di archiviare facilmente il problema bollando ALDE come “indegna” e catalogando Verhofstadt alla voce “ennesime delusioni”.

Si, perché se il partito liberal democratico europeo sta pensando di appoggiarsi al lato oscuro nel nostro paese, è in gran parte colpa nostra. Quali sono state le espressioni liberali di un certo peso nella politica italiana degli ultimi vent’anni? Berlusconi? Renzi?

Al netto del fuoco d’artificio rappresentato da FARE, il termine liberale è sempre stato usato in maniera abile da comunicatori populisti per raccogliere consenso elettorale, ma si è di rado tradotto in un principio ispiratore dell’azione di governo.

E ciò è stato possibile perché, nel frattempo, chi avrebbe dovuto utilizzare di diritto questo aggettivo e applicarlo all’azione legislativa era troppo impegnato in sterili tenzoni in punta di citazioni di Smith.

I librali italiani hanno, infatti, una brutta tendenza a rivaleggiare tra di loro cercando di dimostrare di essere il più liberale dei liberali, cercando di far passare gli altri come indegni perché il loro pensiero non è così puro. Questo porta alla frammentazione estrema, alla nascita di una miriade di soggetti, gruppi, think tank e fondazioni, che hanno il solo scopo di compiacere l’ego del professore di turno. Ciò porta ad ulteriori divisioni, con un approccio da falange oplitica, piuttosto che creare un consenso il più ampio possibile che si arricchisca delle singole sfumature di pensiero.

Fare politica, in Italia a maggior ragione, significa saper affermare la validità e la supremazia del proprio pensiero attraverso la contesa elettorale, ovvero raccogliendo voti, la qual cosa il mondo liberale ha dimenticato. Anzi, lo sa benissimo, ma la ritiene una cosa indegna di pensatori snob, perché significherebbe avere la capacità di sedersi tutti attorno ad un tavolo sapendosi ascoltare e confrontare civilmente, vorrebbe dire avere il coraggio di uscire dai salotti accoglienti dove il dialogo avviene solo tra i soliti noti e compiacenti, vorrebbe dire scendere in strada e trovare un modo semplice per raccontare la bontà delle proprie idee tra le popolari bancarelle di un mercato, obbligherebbe ad abbandonare le cattedre e provare a sedersi tra i banchi per cercare di capire e interpretare la società che ci circonda.

Significherebbe, insomma, essere disposti a fare dei compromessi, il che non significa snaturare le proprie idee, ma adattarle alle circostanze, saperle comunicare alle masse e procedere per piccoli passi ed obiettivi raggiungibili, senza aver la pretesa di fare una rivoluzione subitanea, senza essere fondamentalisti del “o tutto o niente”. Per capirci: meglio iniziare con una graduale riduzione delle imposte, piuttosto che andare contro i mulini a vento con le uniformi di un qualche fronte di liberazione fiscale.

Quanto sopra, tuttavia, è considerato eresia in questo mondo liberale italiano e, a questo punto, anche chi scrive va insultato e messo all’indice.

Peccato, però, che questo atteggiamento abbia costretto Guy Verhofstadt a dover prendere in considerazione i 5 stelle per rafforzare la propria candidatura che non poteva prescindere da un paese determinante come l’Italia: “nel bel paese ALDE e i liberali non sono in grado di costruire un movimento che porti consensi al progetto europeo? Me li trovo da me!” deve aver pensato il leader con un ragionamento di una real politik opportunista che non condivido nella maniera più assoluta, ma impregnato di un pragmatismo cinico che ci manca completamente.

Insomma, sicuramente questa notizia non è “na bomba” come qualche entusiasta arrivista l’ha definita, ma spero che la rabbia e la delusione che ha portato nel mondo liberale italiano possano portare, finalmente, ad una maturazione ed una riflessione sul ruolo che si vuole avere nella nostra politica ed al metodo da seguire per raggiungere tale risultato.

L’augurio per questo 2017 liberale è che di questo schiaffo possiamo ricordarci non il dolore, ma il bene che ci ha fatto. Per una volta, tutti assieme!

Federico Figini

Liceo Classico – Economia e Gestione aziendale – Imprenditore – Convinto che questo Paese si possa e si debba cambiare

2 Risposte

  1. Franco Puglia

    Ciao Federico, si, speriamo che il ceffone sia salutare. Io, che di ceffoni nella vita, data l’età, ne ho già presi abbastanza, ho evitato di aderirea ad ALDE come tanti hanno entusiasticamente fatto, orfani di una casa comune italiana, profughi politici in una terra europea politicamente sconosciuta ai più.
    Nessuno schiaffo per me, quindi, ma una ennesima dei miei atteggiamenti prudenti e meditati, quelli che NON mi hanno fatto aderire ad Italia Unica, consapevole del suo destino segnato, quelli che mi fanno prendere con le molle Parisi, pur manifestando aperto interesse per il suo percorso e disponibilità a collaborare, ma senza mai dare cambiali in bianco.
    Ecco perchè resto fermo su un progetto come SvoltaEuropea, con cui neppure schiaccio l’acceleratore, consapevole del significato e dei contenuti di quel progetto, consapevole del fatto di dover tenere alcuni punti fermi in mezzo ai turbini di una politica che è in mezzo alla tempesta.
    A tutti noi serve un progetto, che deve essere di autentica SVOLTA, che deve avere luogo in Italia, ma in chiave europea, per una svolta anche in Europa.
    Il progetto di Parisi gli somiglia, ma può subire condizionamenti pericolosi.
    SvoltaEuropea NO. Due strade parallele da percorrere, sapendo che se una prenderà una direzione diversa, l’altra punterà sempre dritta alla sua stella polare.

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