L’Italia spezzata: Olimpiadi sì o no?

Il mancato incontro tra il Sindaco della Capitale Virginia Raggi e il numero uno dello sport italiano, il Presidente del CONI Giovanni Malagò, ha creato un vespaio di polemiche che acuiscono ancor di più la spaccatura presente in Italia tra favorevoli e contrari alla candidatura romana ai Giochi olimpici del 2024.
In queste ore si sentono molti esponenti politici, favorevoli ai Giochi, parlare di referendum consultivo che il M5s avrebbe dovuto indire prima di arrivare a questo niet. Questo approccio, a dire il vero, non è del tutto corretto, in quanto per evitare costi inutili e, soprattutto, figuracce a livello internazionale – se referendum doveva esserci – lo si doveva effettuare prima della stessa istituzione del comitato per la candidatura di Roma (che comunque ha un costo) o, quantomeno, prima del 17 febbraio 2016, giorno nel quale è stata presentata la prima parte del dossier “Visione, concetti e strategia”, elaborata dal comitato, con annessi centomila euro già versati al CIO. Ma noi italiani siamo abituati a dover scegliere sempre tra il meno peggio, pertanto, “meglio tardi che mai”.
Mettendo da parte quanto affermato dall’avvocato del CONI Gianluigi Pellegrino, che ha fatto intuire la possibilità che il Comune di Roma venga chiamato alla refusione di quanto già speso per la candidatura, è oltremodo importante chiedersi quanto guadagnerebbe Roma, e i romani, dallo svolgimento dei Giochi nell’Urbe. Alcuni numeri possono essere estrapolati da uno studio presentato dal Coni e realizzato da OpenEconomics e dal Ceis dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Le imprese avrebbero benefici per 1,7 miliardi; il PIL del Lazio e di Roma crescerebbe di 9 miliardi di euro, le entrate fiscali di 867 milioni, i redditi e i consumi delle famiglie di 2,9 miliardi di euro. Per ciò che concerne l’occupazione, nel periodo compreso tra il 2017 e il 2023 si creerebbero 177.000 posti di lavoro, mentre nei dieci anni successivi alla manifestazione troverebbero occupazione altre 90.000 persone. Dalla vendita dei biglietti Roma guadagnerebbe 650 milioni di euro, oltre a 615 milioni dagli sponsor e 74 milioni dal merchandising. Grazie alla costruzione del Villaggio olimpico, inoltre, la Capitale si arricchirebbe di 17.000 posti letto, per un totale di 4.250 appartamenti di 120 mq destinati a studenti dell’Università “Tor Vergata”, alle famiglie dei degenti del Policlinico universitario, ai residenti e a progetti sociali. Benefici complessivi del solo Villaggio olimpico? 139 milioni di euro.
Questi sono i dati forniti dal CONI che – per correttezza, preme dirlo – rappresentano l’esatto opposto di uno studio oxfordiano, nel quale si evidenziano i costi reali, talvolta esorbitanti, rispetto alle iniziali previsioni di spesa. Nel frattempo, però, molto è cambiato proprio per evitare lo sperpero di risorse preziose, tanto che il passaggio ad Olimpiadi meno opulente fa già parte degli obiettivi che il CIO si è dato, così come stabilito fra i 40 punti di “Agenda 2020”, il documento programmatico approvato nel novembre 2015.
Ad ogni modo, è di tutta evidenza come vada condannata la mancanza di garbo e di rispetto istituzionale, in quanto schierarsi per il no ai Giochi è assolutamente una posizione legittima, ma il Sindaco della Capitale – chiunque esso sia, oggi Virginia Raggi – non può non presentarsi ad un appuntamento istituzionale di tale rilevanza, sia per i cittadini romani che per l’Italia intera. Oltre ad un assessore al bilancio, non ci vorrebbe anche un assessore alle buone creanze?
Ciò detto, è importante sottolineare che qualche mese prima delle elezioni amministrative, lo stesso Vicepresidente della Camera dei Deputati, nonché membro del Direttorio a cinque stelle, Luigi Di Maio (quindi, non uno qualunque) ebbe a dire che – se il M5s fosse andato in Campidoglio – le Olimpiadi si sarebbero potute fare perché loro sono (o erano?) una garanzia di onestà. Cosa è cambiato nel frattempo? Questo cambio di rotta francamente sembra un autogol, anche in virtù del fatto che il CONI gli avrebbe lasciato la piena gestione operativa (come affermato dal Presidente Malagò durante la conferenza stampa dopo il mancato incontro) e avrebbero potuto dimostrare tutte le loro eventuali capacità nel gestire un evento di portata planetaria.
Rebus sic stantibus, penso che possa dire di essere onesto solo chi, metaforicamente parlando, attraversa le paludi senza prendere la malaria, nel senso che solo chi si mette in gioco può dire di essere stato bravo a non cadere preda della tentazione di ruberie, corruzione e quant’altro. Lo stesso don Milani avrebbe detto: «A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?».

Alessio Contarino

Laurea in Giurisprudenza. Le mie passioni: politica, giornalismo, sport (tennis in special modo). Amo la bellezza in tutte le sue forme.

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