I maestri di democrazia (e coerenza) del no

O Bisogna votare no al referendum costituzionale perché questa riforma logora la democrazia, stravolge la Costituzione, porta ad un nuovo autoritarismo ecc… Poco importa se questa è la litania che viene ripetuta indistintamente per ogni riforma costituzionale, l’importante è seguire il santissimo verbo delle vestali della Carta, dei custodi dei sacri valori democratici col compito di istruire il popolino sul da farsi.

A quali alti modelli di democrazia si ispireranno questi fini intellettuali del no? La Svezia (dove vige da tempo il monocameralismo)? La Germania (il cui sistema è assai simile a quello della riforma)? Il Regno Unito (dove oltre al monocameralismo di fatto, hanno anche il tanto autoritario sistema maggioritario)?

Macchè! Cuba! Venezuela! Putin! A capo del comitato nazionale del no, abbiamo tra gli altri gli ex parlamentari Giovanni Russo Spena, Alfonso Gianni e Cesare Salvi che qualche annetto fa correvano a firmare appelli in sostegno di Hugo Chavez, il presidente venezuelano che insieme ai suoi eredi è responsabile dell’attuale disastro economico del suo Paese, noto per aver materialmente comprato (coi soldi statali del petrolio) i voti delle favelas per farsi rieleggere, per aver chiuso tutte le tv di opposizione, per aver represso con una violenza ingiustificata numerose manifestazioni di critica. E’ l’elevazione al cubo di tutte le malefatte di cui viene accusato il governo Renzi in Italia (voto di scambio, censura dei media ostili, autoritarismo…), ma se succede in Venezuela va bene.

L’onorevole Russo Spena poi non si è fermato agli elogi a Chavez, ma si è spinto pure alle manifestazioni di sostegno a Cuba, “vittima dell’ostilità americana” (mentre quando il governo cubano da vittima diventa carnefice degli oppositori, evidentemente deve trattarsi di giustizia proletaria). La passione per Cuba è stata riscoperta pure da Maurizio Landini, leader della FIOM ed altro maestro di democrazia al comando del fronte del no, che giusto pochi mesi si è recato in ossequiosa visita ai colleghi del Paese caraibico con una delegazione del suo sindacato. Chissà se tra una una glorificazione e l’altra del castrismo, da parte di un sindacato cubano completamente al servizio di un governo dittatoriale, hanno anche fatto visita a qualcuno dei tanti attivisti sindacali indipendenti arrestati nelle carceri cubane… Non poteva mancare l’illustre professore Alberto Asor Rosa, che sempre in nome della democrazia violata pochi anni fa auspicò una sorta di golpe per rovesciare Berlusconi (che poi sarebbe comunque caduto pochi mesi dopo, con gli strumenti della democrazia e non con la forza). Chiudo con la democrazia a senso unico dell’ANPI (da tempo invasa dalla sinistra “no tutto”), che pretende di andare alle feste del PD a fare propaganda per il no (sebbene il PD sia promotore della riforma!), ma poi al suo interno non vuol dare nessuno spazio ai sostenitori del sì, sebbene siano ben presenti .

Ma non si creda che il bestiario dei veri democratici si fermi all’estrema sinistra! Catapultandoci a destra, dalle parti di Lega Nord, Fratelli d’Italia ed affini, troviamo a bizzeffe gli estimatori del noto democratico Vladimir Putin, zar di tutte le Crimee. Nella Russia di Putin, oltre ad una certa mano pesante nell’usare polizia ed esercito, vige un totale controllo dei mass media da parte del governo, è vietato esprimersi a favore degli omosessuali (trasformati in collettore dell’odio e delle isterie di massa) e i brogli elettorali sono assai frequenti (più che altro per tener fuori dal Parlamento l’opposizione vera e far rimanere quella finta manovrata dal Cremlino).

Ma se lo fa Putin va tutto bene… non si chiama mica Renzi! E poi queste cose non le ha mica votate Verdini, quindi siamo a posto. In compenso con Verdini ci sono stati per anni questi signori della Lega e di FdI, ma chissà perchè si accorgono solo ora di quanto il personaggio sia discutibile. Stesso discorso per molti elettori del Cinque Stelle, che ora vengono a fare le verginelle col ditino puntato, ma fino a pochi anni fa votavano proprio i Verdini, gli Alfano e compagnia cantante, pur sapendo benissimo quale fosse il livello di chi circondava Berlusconi. Ma rimaniamo pure in zona Grillology, perchè dopo gli strali anti-Putin del 2013, ennesima giravolta in salsa complottara del proprietario del partito: Sull’Ucraina si schiera col maschio alfa russo e contro i gomblotti dell’occidente.

Il problema non era il precedente governo filo-russo che truccava le elezioni e reprimeva le manifestazioni di dissenso, anzi, il problema erano proprio quelle manifestazioni di protesta (trasformate in “golpe” nella fervida fantasia del proprietario del partito) colpevoli di aver portato ad un nuovo governo filo-occidentale, quindi un governo più vicino anche al nostro Paese… ma non va bene, le nazioni che vogliono avvicinarsi a noi dobbiamo respingerle sdegnosamente e lasciarle in balia di qualche tiranno orientale, che sicuramente saprà occuparsene meglio di noi. Per sancire questo cambio di rotta, il parlamentare grillino Manlio Di Stefano è pure intervenuto al congresso del partito di Putin, sicuramente per denunciare le violazioni dei diritti umani che avvengono in Russia, magari con lo stesso piglio saputello con cui i suoi colleghi hanno denunciato la cinquantina di colpi di stato avvenuti in Italia negli ultimi 5-6 anni… O forse no?

Però adesso basta, smettiamola di andare contro questi ragazzi meravigliosi che vogliono cambiare l’Italia con la democrazia diretta, quando dentro al loro partito la democrazia è talmente diretta che la dirige uno solo. “Ma gli altri hanno fatto questo e quello….!” ripetono sempre i fedeli adepti dell’onestà, quando non sanno più cosa rispondere. Allora andiamoci “dagli altri”, andiamo dalla “vecchia politica”: Andiamo da Forza Italia, che dopo aver votato questa riforma ora ne dice peste e corna solo perchè non si è eletto un presidente della repubblica di loro gradimento. Oppure andiamo da Massimo D’Alema, ora scatenato sostenitore del no per vendetta contro Renzi, fra i promotori negli anni ’90 di una riforma ancora più spinta nell’aumentare i poteri del Governo (poi abortita) e di un’altra riforma (andata in porto) che ha creato proprio quella confusione nei rapporti tra Regioni e Stato centrale che ora si imputa alla riforma di Renzi (e che invece si va a mitigare).

Ma è interessante il tema dei poteri del governo, perché per anni e anni ci siamo sentiti ripetere dal centro-destra che il Governo ed il Presidente del Consiglio avevano pochi poteri, che andavano aumentati e che solo una Camera doveva dargli la fiducia… ed ora quello stesso centro-destra protesta per la fine del bicameralismo e perché, secondo loro, “viene dato troppo potere al Governo”. Peccato che i poteri del Governo e del premier non vengano toccati dalla riforma, le prerogative degli organi di garanzia neppure, che la fantomatica concentrazione di potere consista nel confrontarsi con una sola Camera dalla composizione chiara, e non pure con un Senato dalle maggioranze incerte e difformi, che costringe spesso a strane alleanze e a modificare sì le leggi, ma non certo in meglio.  Anche l’accusa di aver fatto una riforma “centralista” è curiosa, perchè le competenze che tornano allo Stato c’erano anche nella riforma del 2006 fatta dal centrodestra (poi bocciata al referendum) ed in alcuni casi sono le stesse di allora. Tutti si erano accorti che in quegli ambiti il federalismo non aveva funzionato, ma adesso improvvisamente qualcuno non è più d’accordo.

Anche diversi sostenitori del sì hanno cambiato idea? E’ vero, ma almeno non si spacciano per guerrieri della democrazia in lotta contro la dittatura, come vediamo invece dalle parti del no… Insomma, smettiamola con queste riforme inutili, diciamo no al Senato eletto dalle “oligarchie” dei consigli regionali (e chissà chi li elegge, questi consigli regionali… Forse proprio laggente? No dai, non pensiamoci…) e anzi, diciamo no a tutto questo Parlamento di corrotti, adottiamo una soluzione più russa e sudamericana: Uno vale uno, tutti gli altri valgono zero.

 

Pierpaolo Cecchi

Libertario, studente all’ultimo anno nel corso specialistico di economia finanziaria all’Università in Bologna, vivo da sempre in Romagna (per la precisione a Cervia) e sono local coordinator per Students for Liberty.

5 Risposte

  1. Lorenzo Colovini

    Eccellente articolo. L’ho condiviso in Facebook e spero che lo legga qualcuno dei molti che non dormono la notte per paura dell’imminente dittatura

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  2. Franco Puglia

    Purtroppo votare NO ci accomuna a tanti personaggi con cui non abbiamo nulla in comune mentre votare SI ci consegna al renzismo. Io voterò NO per non avallare una modifica costituzionale che poi resterebbe li molto a lungo.

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  3. Paolo Landoni

    Vabbé, siamo alla farsa. Secondo codesto libbertario de noantri, chi vota NO sbava per lo zio Vladimir e sul comodino tiene una bella photoshoppata con Chavez che slingua Castro. Va bene, avanti così, chissenefrega. Ma la vera chicca é che la schiforma Boschi-Renzi-Verdini sarebbe nient’altro che un remake della vaccata proposta dal cdx nel 2006 affondata dai votanti al referendum dell’epoca, votanti che oggi dovrebbero, invece, secondo il sciur Cecchi, correre entusiasti a votare un bel sì per poi tuffarsi felici nel mare della post-postmodernità di Matteo I il Grande. Verrebbe da rispondere a Cecchi citando Antonio De Curtis in arte Totò, ma ho ancora un residuo di bon ton e quindi mi astengo.
    Non mi astengo, invece, dal ricordare a codesto brillante studente che Stanford ci invidia, che la riforma “federalista” del 2001, autore il csx dell’epoca, pur piena di difetti NON é la causa principale del perenne conflitto Stato-Regioni in sede di giurisprudenza della Consulta. I “meriti” del disastro, cui oggi si tenta malamente di riparare peggiorando le cose e mortificando le autonomie per far piacere a chi non si sa (p forse si sa fin troppo bene) vanno attribuiti a un Parlamento (e a un governo in cui stava la Lega Nord, maledetta lei) che federalista non era affatto, a una burocrazia statale ostile alle autonomie, a una Consulta pavidamente e scioccamente sbilanciata in favore dello Stato centrale, tre elementi questi che affondarono la riforma, ribadisco pur difettosa, impedendone una attuazione minimamente seria.

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    • Pierpaolo Cecci

      Chi si trova in una posizione debole, colpito su nervi scoperti, spesso cade nella polemica personale e nella cosiddetta “tattica del fantoccio”, cioè estremizzare la posizione dell’interlocutore per poterla attaccare meglio.
      NESSUNO HA DETTO CHE TUTTI I SOSTENITORI DEL NO SIANO LEGATI A DELLE DITTATURE, si è detto che molti leader del fronte del no lo sono.
      MA SE QUESTA COSA VI DA TANTO FASTIDIO, CARI SIGNORI DEL NO, PERCHÉ NON VI FATE GUIDARE DA ALTRA GENTE??
      E poi sì, è stato con la riforma del 2001 che sono esplosi i conflitti fra Stato e Regioni, poco importa se era anche colpa del Parlamento, vuol dire che quella riforma non era adatta alle condizioni dell’Italia.

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  4. Juri

    Ben scritto, ma senza contraddittorio. Superficiale nell’accomunare frasi dette da diversi personaggi di cui non si può condivide pienamente il pensiero. Denota una scarsa conoscenza della arrotatura interna dei vari partiti e movimenti citati. Meglio approfondire e riscrivere.

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