Perchè, alla fine, ho scelto Israele

Tel_Aviv_Skyline_(night)_-_2Sono stato a lungo parte del movimento filo-palestinese, ma alla fine ho scelto Israele. Pur riconoscendo gli errori commessi da entrambe le parti, un conflitto del genere impone di schierarsi. Fermo restando che dei miei personali convincimenti non interessi niente a nessuno, credo sia utile offrire il punto di vista di chi è stato dall’altra parte della barricata, anche per dare, nel mio piccolo, qualche nuovo spunto.

Come primo punto di riflessione, c’è da chiedersi come mai nel campo filo-palestinese la presunta mano pesante dell’esercito israeliano diventi un argomento schiacciante contro Israele, mentre la mano pesantissima di guerriglieri e terroristi palestinesi, spesso appoggiati dalle autorità locali, venga derubricata ad “altro”. Se è vero che molti palestinesi non appoggiano la lotta violenta, è parimenti vero che la posizione della politica e dell’opinione pubblica israeliana sui rapporti con gli arabi è tutt’altro che univoca.

Forse è anche ora di riflettere più a fondo sul tema degli insediamenti in Cisgiordania, partendo dalla domanda secondo me più basilare, ovvero “di chi sono i terreni su cui vengono costruiti?” Nessun filo-palestinese ricorda mai che la gran parte delle colonie israeliane è costruita  su terreni da sempre inutilizzati dai palestinesi, spesso senza proprietari o precedentemente espropriati dall’esercito per ragioni di sicurezza. Gli abbattimenti di case riguardano edifici abusivi costruiti dai palestinesi in territori che per gli accordi di Oslo sono sotto controllo israeliano,  i due terzi delle colonie non tolgono terra ai palestinesi (lo dicono pure i pacifisti di Peace Now), mentre per il restante terzo va detto che talvolta gli espropri dell’esercito sono “facili” e che diversi terreni risultano “di nessuno” perché utilizzati come terreni comuni. Certamente si hanno casi di abusi da parte delle autorità israeliane, ma senza la guerriglia palestinese l’esercito non potrebbe espropriare alcunché. Come molti liberali e libertari (ma anche tante persone di sinistra) mi batto per la libertà di ciascuno di emigrare e trasferirsi dove meglio crede, allora perché lo stesso principio non deve valere per gli israeliani?

Da parte filo-palestinese si pone sempre l’accento sui tragici eventi che hanno accompagnato la nascita dello Stato di Israele negli anni ’40, con la cacciata di decine di migliaia di arabi dalle terre che abitavano. Peccato che tutto questo non solo facesse seguito a una guerra che gli arabi avevano dichiarato a Israele, ma seguisse anche i dimenticatissimi pogrom contro gli ebrei nei Paesi arabi, spesso tollerati ed agevolati da autorità locali che durante la seconda guerra mondiale simpatizzavano per Hitler. Oltretutto, vista la drammatica situazione europea, a quegli ebrei perseguitati non restava che cercare rifugio negli USA o proprio nel nascituro Israele. In realtà la questione arabo-israeliana era sorta già diversi anni prima, con due enormi scorrettezze del Regno Unito (che tra le due guerre mondiali aveva di fatto il controllo dell’area), in primis quella di promettere contemporaneamente agli ebrei e agli arabi la costruzione di un proprio Stato nella medesima regione. L’altra fu quella di vendere ai coloni israeliani le terre sottratte ai signorotti ottomani, considerandole terre disabitate a disposizione dello Stato britannico, quando invece erano coltivate dai palestinesi, che rimasero senza sostentamento. I primi israeliani seguirono semplicemente la legge, che imponeva loro di comprare le terre dagli inglesi e prima ancora dai latifondisti ottomani. Non potevano fare diversamente.

Insomma, se ci limitiamo a questi aspetti, si fa fatica a trovare chi sia il buono e chi il cattivo. Allora perché stare con Israele? Perché entrambe le società hanno da sempre una componente violenta, arretrata, nazionalista e bigotta, ma se la società israeliana è riuscita a contenerla, quella palestinese no.

Non è solo un fatto di sviluppo economico, ma di rispetto delle libertà e dei diritti umani, che Israele riconosce ai suoi cittadini mentre le varie autorità palestinesi ne sono lontane anni luce. Non mi riferisco solo agli integralisti di Hamas, ma anche al regime corrotto e autoritario di Al Fatah. Con che faccia i rappresentanti palestinesi vengono a chiedere il rispetto dei propri diritti umani, se poi loro sono i primi a non rispettare i diritti umani altrui? Che rispetto hanno dei diritti delle donne, degli omosessuali, degli oppositori politici e religiosi? E con che faccia vengono a parlarci delle sofferenze e della miseria del loro popolo, quando loro stessi sono i primi a depredare le poche ricchezze e i tanti aiuti internazionali per la Palestina? Il fatto è che non si tratta di qualche despota autocratico, ma di partiti con un vasto consenso elettorale.

Questa è tutto fuorché una condanna eterna nei confronti del mondo arabo, anzi è uno sprone a guadagnarsi la stima e la fiducia che Israele ha saputo acquisire, a non crogiolarsi nel vittimismo e a non dare per scontata la solidarietà altrui, ma piuttosto sapersela guadagnare con la coerenza e la civiltà. Per alcuni filo-palestinesi i diritti gay in Israele sono “pink washing”, un modo per rifarsi la faccia davanti al mondo. Ma allora se è una forma di propaganda così efficace, perché non lo fanno a Gaza, il “pink washing”? Personalmente trovo le varie teorie anti-islam spazzatura pura (i vari “non esiste l’islam moderato” “è una religione di odio e di oppressione” “non si evolveranno mai” “ci vogliono conquistare” per intenderci), certamente esiste una componente evoluta anche nella società palestinese, ma deve iniziare a cambiare strategia.

Circa un paio di anni fa partecipai a una serata in cui un giovane palestinese (istruito e di ampie vedute) teneva un’arringa sulle sofferenze del popolo di Gaza causate dagli israeliani. Sul finire si lanciò quasi in un atto di accusa “quando siamo sotto le bombe, pensiamo a voi, voi occidentali che invece ve ne state qui comodi e al sicuro”. Allora mi sorbii la predica contrito tra i miei sensi di colpa di terzomondista col computer portatile, oggi invece vorrei tornare indietro e dirgli “Tu invece ci pensi agli israeliani che vivono sotto i missili di Hamas e che sono il motivo per cui Israele va a bombardare non casa tua, ma le case di chi è legato a questi gruppi terroristici? Ci pensi alle migliaia di persone che Hamas perseguita a Gaza? Ci pensi al fatto che il valico di Rafah, causa del tuo isolamento col resto del mondo, non è gestito da Israele ma da Hamas e dall’Egitto? Perché quelli come te non danno il loro contributo cercando di migliorare la leadership palestinese, invece di crogiolarsi nell’autocommiserazione?

Dopo questa lunga esperienza sono giunto alla conclusione che la matrice della politica filo-palestinese sia un misto di vittimismo, di solidarietà a prescindere e di un terzomondismo dove Israele rappresenta la civiltà occidentale che si vuole distruggere (pur facendone parte in tutto e per tutto), finendo con lo sposare la causa di bande di tagliagole e affaristi. È lo stesso schema mentale (ma ribaltato) di certi filo-israeliani fanatici, che seguono la causa di Israele solo per motivazioni xenofobe, vedendovi il baluardo occidentale in lotta contro una cultura diversa dalla nostra. Se ci limitiamo a parlare di antisemitismo siamo troppo riduttivi, dobbiamo guardare piuttosto a quella parte di Occidente che odia l’Occidente.

Pierpaolo Cecchi

Libertario, studente all'ultimo anno nel corso specialistico di economia finanziaria all'Università in Bologna, vivo da sempre in Romagna (per la precisione a Cervia) e sono local coordinator per Students for Liberty.

8 Risposte

  1. Stefano

    Mentre leggevo ti immaginavo, eri seduto sulla collinetta dalla quale gli israeliani guardavano i bombardamenti su Gaza, con la tua birra di importazione, pronto a correre in città, per non perderti neanche un minuto della famosa “movida notturna” di Tel Aviv.
    Mi piacerebbe leggere due dati in più, ad esempio il numero di morti nei 22 giorni a cavallo tra 2009 e 2010, durante l’operazione Piombo Fuso: millecinquecento tra i palestinesi, con oltre cinquecento feriti, e più di ventimila case distrutte. I civili israeliani caduti per i razzi dei terroristi di Hamas, per fortuna, sono rimasti sempre quattro. Mi piacerebbe sapere dov’è l’umanità quando si bombarda il territorio a più alta densità abitativa del mondo, ma forse i caccia israeliani sono dotati di bombe super intelligenti, che si intrufolano nella camera da letto dei terroristi, risparmiando l’intero palazzo e i civili. Mi incuriosisce sapere quanta civiltà ti ispiri giustapporre il terzo esercito più potente del mondo alle fionde palestinesi, i tre anni di leva obbligatoria del faro della democrazia occidentale, i settecento bambini all’anno nelle carceri Israeliane in qualità di prigionieri politici. Vorrei chiederti se il premio nobel per la pace Mairead Maguir, che ha trascorso una piacevole vacanza di una settimana in carcere per aver violato il divieto di entrare in Israele, se un’apartheid “peggiore di quella sud africana” (Nelson Mandela) ti spingono a concederti ancora il lusso di qualche dubbio. Vorrei sapere se hai amici attivisti che hanno subito otto ore di interrogatorio dalla polizia israeliana (con le violenze psicologiche annesse), per poi venir reclusi per due giorni ed essere cacciati su un volo di ritorno per l’Italia. Nello scriverti questo ho in mente una ragazza italiana delle mie parti (non mi addentro nel pensare a Vittorio Arrigoni, perché chissà cosa ne pensi)…ma cos’hanno da nascondere? Perché ogni servizio su quelle terre deve passare tramite l’approvazione dell’ambasciata israeliana, per essere trasmesso sulla Rai?
    Parlavi di aver avuto la fortuna di ascoltare un ragazzo palestinese. Un intellettuale Israeliano, esiliato in Inghilterra a causa delle sue posizioni critiche sul governo, diceva che la popolazione del suo paese è vittima dell’odio che viene calato dall’alto. Affermava che nella mente dei suoi compatrioti passasse all’incirca questo pensiero: “se facessero a me quello noi facciamo a loro, li vorrei spazzare via dal pianeta”. Che se ci pensi è proprio una parafrasi della frase di un certo presidente israeliano, che si auspicava di risolvere il conflitto con una democratica bomba atomica.
    La soluzione sta nella convivenza pacifica, non c’è dubbio. Ma ammesso che un bimbo in stampelle facesse un passo in direzione del muro, gli sparerebbero.
    Forse dovrebbero farlo le autorità di Israele, scosse da un tumulto popolare.
    E a questo non aiuta un’informazione di questo tipo, con articoli che danno la possibilità a chi fomenta l’odio di occultarsi ed evadere dietro una cortina di parole fumose.

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    • Pierpaolo Cecchi

      I 1500 civili morti di Piombo Fuso in realtà sono 900 e secondo la versione palestinese… Poi sicuramente ci saranno stati anche errori e tragedie, ma questo accade soprattutto perché Hamas usa scuole, ospedali e palazzi civili cone scudi umani per i suoi arsenali.
      Ma la colpa è di Israele che li attacca per difendersi, mica di Hamas che fa queste carognate, vero?
      Le responsabilità palestinesi vengono sempre rimosse, l’esercito israeliano usa missili ad alta precisione e addirittura avvisa gli abitanti di un palazzo quando sta per bombardarlo, così che possano mettersi in salvo. Lo fa anche Hamas, vero?
      Poi rischiano comunque di rimetterci la casa, è vero, ma il punto è che se il mio vicino di casa è un terrorista io faccio di tutto per cacciarlo e farlo punire, mentre a Gaza non solo se li tengono, ma li premiano pure.
      Israele fa queste operazioni per difendersi dagli attacchi, se non ci fosse stato Piombo Fuso i morti civili israeliani sarebbero stati molti di più.
      Devono farsi ammazzare da Hamas per non colpire i palestinesi?
      E I minorenni arrestati partecipavano alla jihad, fanno bene a sbatterli in galera.

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      • fadi

        Ma un bambino che butta sassi contro un esercito di occupazione per te é jihad? I tuoi nonni partigiani contro l’occupazione tedesca allora facevano jihad?

  2. Stefano

    Beh, un esercito di gentil uomini insomma, che ti avvisa prima di bombardarti…come testimonia l’utilizzo delle bombe al fosforo bianco in violazione delle norme internazionali, giusto? O la decisione di sparare anche sulle ambulanze perché al loro interno potrebbero nascondersi terroristi. O le tregue “rigidamente” rispettate. O i due operatori Onu morti proprio nelle tre ore di tregua giornaliere. O la sede Onu per i rifugiati politici palestinesi, a Gaza City, fatta saltare in aria. Mi sfugge come gente di destra, tralasciando altre frange del resto del mondo occidentale, prenda le parti di Israele. E’ un accozzaglia di autoritarismo e militarismo (deduco dalla tua risposta che la cosa ti faccia venire la bava alla bocca, dato che non hai toccato gli altri punti che ho menzionato…magari ce ne fosse un po’ di più anche da noi!); quando dici che Tel Aviv sia l’immagine della “democrazia” e del progresso occidentale, in realtà distorci questa parola, le dai il significato di regime. Tu vorresti proprio un regime, e lo stato leviatano, la dittatura, ha bisogno di vittime sacrificali da sgozzare sul suo altare. E più sono pure, più l’agnello è bianco, meglio è: quattro morti civili contro novecento (sono abbastanza scettico verso questa correzione, ma se ti fa sentire meglio, erano solo novecento). Se fossi un cittadino palestinese, non so se manterrei la forza mentale per non ingrossare le file di Hamas, e il fatto che ancora gran parte della popolazione civile non imbracci le armi rudimentali che possono procurarsi è sintono di una nobiltà d’animo invidiabile (tra l’altro, la strategia del deterrente militare, se volevi una prospettiva storica, funziona solo quando è totale, cioè quando porta allo sterminio).
    Non esistono missili intelligenti, ma esistono persone che da lontano si dilettano nel trovare logica e giustificazioni a crimini contro l’umanità.

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    • Pierpaolo Cecchi

      Al di là delle supercazzole sullo stato leviatano che c’entra come i cavoli a merenda e le notizie gonfiate, il problema è che ambulanze, sedi ONU e quant’altro vengono utilizzate da Hamas come scudi umani, ma spesso inveve di prendertela con Hamas te la prendi con Israele.
      Poi anche Israele ha fatto cose che non doveva, ma se le violazioni israeliane sono 10, quelle palestinesi sono 100. Hamas lo rispetta il diritto internazionale?
      Dici che a subire l’occupazione israeliana potresti simpatizzare per Hamas, ma l’occupazione c’è proprio per via dei terroristi come Hamas, ribalti completamente il discorso.
      La smettano col terrorismo e non avranno più azioni militari israeliane.
      Sei tu che giustificando il terrorismo giustifichi i crimini contro l’umanità.

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  3. Giulio Tommasini

    Credo che questa successione di commenti all’articolo sia alla base dell’immobilismo sulla questione arabo-israeliana, ormai costituita di sole polemica e retorica.
    Com’è vero che, in passato, mai interventi dall’esterno hanno portato alla soluzione del conflitto (prima culturale che militare), è vero anche che finché il mondo occidentale continuerà ad analizzare in maniera autoreferenziale fatti, dati ed eventi storici, sarà veramente difficile trovare una soluzione a questa orrenda pagina della storia.
    È indubbio che in Israele si viva meglio che nel resto del Medio Oriente o che lì vi sia un’attenzione incommensurabilmente maggiore ai diritti civili – perlomeno dal punto di vista legislativo. È anche vero però che la potenza militare israeliana è enorme e che quella palestinese nulla può a confronto.
    Il pericolo, e mi pare di averlo individuato nei commenti precedenti, è che si rischi di fare di tutta l’erba un fascio: non tutti gli israeliani sono ebrei, non tutti gli israeliani apprezzano la politica di Netanyahu, non tutti i palestinesi prendono in mano i fucili di Hamas.
    Mi rendo conto di quanto queste ultime righe possano essere banali ed ovvie, ma se solo si tenesse sempre ben in mente questa piccola consapevolezza, si eviterebbero tantissimi “vuoti” dibattiti su chi dei due fronti causi più morti o attacchi per primo: può sicuramente essere un interessante confronto di dati (ed anche in questo caso, ogni fazione hai suoi a cui non è mai disposta a rinunciare), ma certamente non è il punto di partenza per una qualsivoglia risoluzione.
    Io, in questo gioco delle parti, sono filo-israeliano. Lo sono semplicemente per il fatto che, al contrario di tanti miei coetanei, riconosco nella creazione dello stato di Israele una fortissima motivazione storica, un punto di partenza per un futuro migliore per il popolo ebraico piuttosto che un traguardo. Non approvo il susseguirsi di vicende che, negli ultimi settant’anni, hanno reso quel piccolo pezzo di terra – da sempre diviso e condiviso – colmo di sangue. Ma la corresponsabilità c’è, e negarla porterà ancora più vittime. Mi addolora molto, ovviamente, leggere di morti, israeliani o palestinesi che siano. Mi addolora un po’ meno leggere della morte di personaggi malvagi, che siano terroristi di Hamas o teorizzatori della superiorità della razza ebraica. Sono queste due ultime categorie che dobbiamo tutti combattere per la creazione di uno stato unitario di convivenza. Non c’è altra soluzione.

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  4. maria

    Mi sembra di leggere le mie di motivazioni maturate dopo aver vissuto in Medio oriente per 3 anni. Scelgo anche io Israele.

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