Un Paese di manette e manganello

Ma ancora state a fare i liberali, ancora i garantisti? In Italia? Ancora a citare Popper e “i pericoli inerenti ad ogni forma di potere e di autorità”? In Italia? A difendere dal potere pervasivo un popolo che non fa altro che chiedere autoritarismo? Dopo anni passati a lottare contro la sinistra e il suo feticismo per le manette ti ritrovi una destra che adora il manganello. Davigo che rilascia interviste travestito da tribuno; Salvini che va in tv vestito da poliziotto, con il suo stesso elettorato che applaude gli sbirri al solo apparire di questi. A cosa vale oggi attaccare Davigo perché intende la magistratura come una polizia morale quando è proprio questo che una parte di Paese (5 stelle in primis) vuole dalla magistratura, contro alcune categorie? Che senso ha paventare che i poliziotti usino il monopolio della forza in maniera violenta e arbitraria quando un’altra parte di Paese (salviniani in primis) chiede proprio questo, contro alcune categorie?

Salvini posta questo video di una zingara stracciona e disgustosa e promette che quando ci sarà lui “queste cose magicamente scompariranno”. Dal “Quando c’era lui i treni arrivavano in orario” a “Quando ci sarò io le zingare non mostreranno più il culo”. Gli elettori di destra amano il manganello, contro i rom e le zecche dei centri sociali. Gli elettori grillini e di sinistra amano le manette, contro i politici e i ricchi. Le frasi di Davigo che noi citeremmo per spaventare (“Non esistono innocenti, esistono solo colpevoli non ancora scoperti”; “I politici non hanno smesso di rubare; hanno solo smesso di vergognarsi”) loro le recepiscono eccitandosi. Esattamente come i fan di Salvini davanti a un poliziotto che ci vada giù pesante contro un manifestante. Odio genera autoritarismo, e contro l’odio non c’è ragione che tenga. Allo stesso modo per il moralismo giacobino dei grillini e per l’intolleranza securitaria del salvinismo.  La passione per l’autoritarismo, che si sta diffondendo a grandi passi in un Occidente incarognito che tiene ormai la libertà come il penultimo dei problemi, si spegnerà solo quando verrà vissuto sulla propria pelle. Parafrasando Montanelli, l’autoritarismo è una malattia infantile che si cura col vaccino. Per curare l’autoritarismo ci vuole una certa dose di autoritarismo: bisogna vederlo al potere. Per capire il valore di cosa si è perso.

A proposito, e analogamente, andate a dire in India, alla madre di un figlio malato, che i vaccini fanno male alla salute. Il sonno della ragione genera mostri: e il benessere, la libertà, la democrazia ormai scontati ci hanno fatto addormentare profondamente.

Stefano Leanza

Nato a Milano un ventennio fa, studio Giurisprudenza a Roma. Penso liberale e scrivo di giustizia e garantismo. Blogger per hobby, sono appassionato di giornalismo politico e sportivo.

1 risposta

  1. Franco Puglia

    Che tristezza, Stefano. Triste sopratutto per te, per voi ancora giovani. La vita che resta a me ormai non è molta e non è certo la sua parte migliore, ma speravo di morire, un giorno, in un paese migliore. Non pare che sarà così. E tuttavia non bisogna MAI arrendersi e se si deve soccombere deve essere, metaforicamente, con la spada in pugno. Forze sane ne esistono, ma non vanno in TV. Occorre unire le forze sane, anche non liberali, a rigore di termini.

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