Il calo demografico è sintomo di benessere

La vera perversione di questi tempi, l’avanguardia di ogni populismo autoritario, è pensare che ogni aspetto della nostra vita debba essere risolto a stretto giro di posta dalla politica. Da qui i risvolti più odiosi, le conseguenze più ignobili. I cosiddetti (sciacallaggio puro) “suicidi della crisi”? Colpa del Presidente del Consiglio di turno. I disperati che muoiono in mare? Colpa del Ministro dell’Interno. Ogni singolo disoccupato del Paese? Colpa di una politica infame che non gli inventa un lavoro fatto apposta per lui.

La leggenda analoga ai suicidi della crisi è quella dei bambini che non nascono più. Ovviamente anche questa sarebbe una scelta messa in atto dai nostri politici per compiere il “genocidio” (vomito) contro gli italiani, a favore degli immigrati, della colonizzazione tedescbla bla bla. Soluzione? Quella proposta, fra gli altri, da Giorgia Meloni: il “bonus maternità”. Un generoso contributo che secondo i suoi esegeti andrebbe ad accrescere la natalità italica. Notare: questi nazionalisti tutti Patria e figli sanno benissimo che nel mondo c’è un’esplosione demografica. Quel che non sopportano è che a crescere demograficamente sia il terzo mondo e non l’uomo bianco. La stessa Meloni lo disse chiaramente alla Boldrini (degna musa ispiratrice delle peggiori fesserie nostrane) che sottolineava l’utilità degli immigrati per la sostenibilità del sistema pensionistico: “La soluzione non è sostituire [praticamente la deportazione] gli italiani con gli immigrati, ma permettere [anche qui colpa dei politici] agli italiani di fare figli”. Fingere che ci sia un obiettivo impedimento alla procreazione italiana per camuffare meglio la concezione secondo cui anche fare figli è un dovere funzionalizzato all’interesse della nazione. Nel 2016.

E avrà anche ragione la Meloni a dire che agli italiani non è permesso fare figli, ma io una donna che fa un figlio per via del “bonus maternità” vorrei tanto conoscerla. La questione demografica è certamente importante, ma dobbiamo capire che è epocale, in gran parte indipendente dalle direzioni che può prendere una democrazia liberale. Possiamo al massimo favorirla blandamente, e questo se l’economia e la società (tutta) vanno meglio: non solo con bonus puramente elettorali. Ti votano (forse) perché hai dato loro un bonus dopo che hanno fatto un figlio, di certo non faranno il figlio perché darai loro il bonus. Punto. E potremmo addirittura allargarci e dire che il problema demografico non verrà davvero risolto perché nel mondo sviluppato i figli si fanno meno, ovunque, e che questo (forse a qualcuno spiace sentirlo) fa parte della valorizzazione dell’individuo. Una storica evoluzione culturale, non solo le difficoltà a pagare il mutuo. Anche perché risulta un po’ ridicolo citare a prima causa della denatalità la crisi economica mentre il terzo mondo continua a crescere demograficamente a ritmi sconvolgenti. La verità è che oggi procreiamo per goderci la genitorialità e sentirci più realizzati nella vita: non per mantenere la famiglia o la nazione o ancora peggio l’etnia. Procreiamo quando questo non turba le nostre prospettive di vita e la nostra tranquillità, quando ci sentiamo pronti; con la conseguenza che qualcuno “pronto” non si sente mai. Concepiamo con amore un figlio quando siamo disposti a dargli le attenzioni che merita, non procreiamo più forza lavoro come bestie, come avveniva nei secoli passati. Più c’è modernità meno c’è procreazione, perché abbiamo già tutto quello che ci serve e perché la concezione del sesso, della donna e, conseguentemente, della vita è cambiata. Da ultimo, se c’è una cosa di cui l’umanità di oggi non ha proprio ma proprio bisogno, questa è “altri esseri umani”.

Molto interessante è l’analisi proposta da Noisefromamerika, a cui vi rimandiamo, che, elencando molti più dati di quelli che potremmo citare noi, arriva alle seguenti conclusioni:

“In Italia, come nei paesi industrializzati e che si avviano alla post industrializzazione, la denatalità è strutturale e non contingente. La crisi economica può forse influire marginalmente sul fenomeno, ma non ne è la causa, ci possono essere semmai effetti trascinamento. Se due vogliono sposarsi, o meglio, convivere, e far un figlio, ebbene magari quest’anno no, ma l’anno dopo si. Un tasso di fertilità di 1,35 è basso (ma negli anni 80 era ancora più basso), e porterà ad una diminuzione della popolazione indigena. Il tasso di fertilità è in calo anche fra le donne immigrate. È pensabile però che risalga, come negli anni 90-00. Le proiezioni a lungo periodo, per quello che valgono, prevedono una stabilizzazione della numerosità della popolazione su livelli più bassi.”

Amen.

E aggiungerei, passando da un articolo scientifico a una filosofia da quattro soldi: in occidente procreiamo meno per lo stesso motivo per cui ci suicidiamo di più. C’è meno lotta per la vita, brama di sopravvivere ed esistere. Possiamo imparare molto rileggendo ciò che notava Leopardi nello Zibaldone: adesso sono rilassato nella mia vasca da bagno e soffro per il tedio esistenziale, ma se dovessi scivolare sott’acqua allora lotterei di colpo per sopravvivere e la vita riacquisterebbe enorme valore.

E verrebbe da dire, parafrasando indegnamente tutt’altra letteratura, che in occidente non siamo mai stati così poco attaccati alla vita.

Stefano Leanza

Nato a Milano un ventennio fa, studio Giurisprudenza a Roma. Penso liberale e scrivo di giustizia e garantismo. Blogger per hobby, sono appassionato di giornalismo politico e sportivo.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata