Stati Uniti d’Europa, la speranza non è ancora morta

È lampante che il mondo sia cambiato, che il domani sia in mano ai giganti (U.S.A., Russia, Cina) e che gli Stati del Vecchio Continente, da soli, non potranno che giocare il ruolo dei nanerottoli. È lampante la necessità di procedere ad un’Unione che sia politica e giuridica prima che economica. Ma come si può raggiungere un risultato del genere fintanto che l’idea di fondo di molti governanti è quella di sfruttare per il proprio tornaconto nazionale i vantaggi di un’Unione? L’UE, prima di essere tale, è un consesso internazionale, e come tale non può che essere governata dal principio riassunto dalla massima latina “quia sum leo“.  Il principio del più forte, che impone le sue condizioni ai deboli. Questa è una dinamica naturale, prevedibile. I vuoti di potere non rimangono tali a lungo, chi può li riempie.

È un argomento abusato quello della supremazia tedesca. Eppure c’è chi non vede questa verità, grossa come un macigno. L’esempio storicamente più vicino è quello di pochi giorni fa, il botta e risposta al vetriolo tra Renzi e Junker. A generarlo è stata una richiesta della Cancelliera Angela Merkel, prontamente accolta da Junker, di imporre un’euro-tassa sulla benzina per finanziare l’accoglienza dei profughi siriani promessa da Berlino. Il che è veramente scorretto: la Merkel accoglierebbe, a spese dell’Europa, immigrati qualificati da impiegare come forza lavoro a beneficio della Germania. Ci si rende conto della scorrettezza ancor di più se si considera che da un anno a questa parte fanno tutti orecchi da mercante alle richieste italiane, greche e francesi sulla redistribuzione dei migranti.

Il vuoto di potere esiste, e se ne avvantaggia Berlino a spese dell’UE e degli altri Stati membri. È alla luce di ciò che bisogna ripensare tutto il modello dell’Unione. È necessario creare delle istituzioni stabili, legittimate e realmente rappresentative, che abbiano forza propria e non siano assoggettate al volere (necessariamente di parte) del Governo potente di turno.

Ci sono degli importanti elementi di contatto tra la situazione americana preunitaria e quella europea odierna. Analizzare quegli accadimenti può aiutare l’interprete a prevedere il futuro.

Anzitutto, Franklin, Jefferson e gli altri padri fondatori si resero conto che il processo di costituzione degli Stati Uniti d’America doveva essere rapido, o non sarebbe giunto a termine. Quando un progetto di tale portata è nella sua fase embrionale è molto delicato e facilmente può essere fiaccato dai problemi contingenti.

Prima di divenire una vera e propria federazione, le colonie del nord america erano una confederazione, nata anzitutto per ottenere l’indipendenza da una madre patria oppressiva. Allo stesso modo noi abbiamo l’UE, nata per scongiurare ulteriori guerre fratricide e per creare un mercato unico continentale in cui le economie di tutti gli Stati membri potessero fiorire. Se l’UE sarà il primo gradino verso gli Stati Uniti d’Europa o una felice parentesi nella lunga e travagliata esistenza del Vecchio Continente, sarà la storia a dirlo. Certo è che la nostra UE è sottoposta a delle sollecitazioni esterne minacciose: fra tutte, la crisi dei migranti e la rinascita dei nazionalismi populisti.

Anche la confederazione delle colonie del Nord America era sottoposta a degli stimoli esterni potenzialmente letali: per esempio la Shays Rebellion del 1786, causata dal ribasso dei prezzi del grano. I disordini generati da fattori esogeni rischiarono seriamente di mettere a repentaglio le sorti dell’intera Rivoluzione americana. A tali disordini si aggiunse la differenza tra i vari Stati, alcuni dei quali iniziarono ad applicare politiche protezionistiche e nazionaliste in aperta antitesi con i principi liberali che avevano ispirato la Rivoluzione e la successiva conquista dell’indipendenza. Ma a quel punto intervenne James Madison, che si rese conto di quanto una svolta fosse necessaria per evitare la catastrofe. Su suo impulso, il Parlamento della Virginia conferì mandato a cinque rappresentanti di incontrarsi con i delegati degli altri Stati. La riunione si tenne ad Annapolis, con la presenza di soli cinque Stati su tredici, ma fu li che si votò la risoluzione grazie a cui si giunse alla storica Convenzione di Philadelphia, da cui nacquero gli Stati Uniti d’America e la Costituzione Americana.

Questo è il primo errore del costituente europeo: procedere per gradi, tentando di mettere d’accordo i capi di Stato e di Governo non già sugli elementi di fondo e sull’architettura “costituzionale”, come fecero i notabili nella Convenzione di Philadelphia, ma sugli eventi contingenti. Gli eventi contingenti sono mutevoli e si avvicendano, se non si giunge alla federazione in tempi brevi se ne affaccerà qualcuno in grado di interrompere il processo in maniera irreversibile. E chi sa che quello decisivo non sia già in atto.

È questo il momento della svolta necessaria, una finestra temporale che sta per chiudersi. È questo il momento in cui un Madison europeo deve agire. Si ridiscuta ora degli Stati Uniti d’Europa e si lascino da parte percentuali e direttive. Se la situazione continuerà a procedere in tal senso, non solo non vedremo la federazione, ma lasceremo tramontare anche l’Unione Europea che conosciamo oggi, e con essa la pace duratura e i principi liberali che ispira. L’Europa è al bivio, se non si evolve immediatamente perirà sotto i colpi dei populismi nazionalisti.  Questo è il tempo degli Stati Uniti d’Europa.

Questo è il tempo di sognare un nuovo eurocentrismo.

Ruggero Pupo

Laurea in giurisprudenza, Master Executive in diritto societario. Appassionato di diritto pubblico e politica.

2 Risposte

  1. Gianuario Cioffi

    Il timore non è che non si arrivi allo Stato Unitario, ma che si faccia un’Unità “all’italiana” , con un “Piemonte” (la Germania) che arraffi tutte le risorse concentrando su di sé gli investimenti statali e inducendo la chiusura dei sistemi industriali degli altri stati, con il consenso del governo federale, generando una “questione meridionale” che coinvolgerà tutta l’Italia, la Grecia, la Spagna.
    Se il rischio è questo, meglio sostituire l’UE cin qualcosa di più leggero, tipo Commonwealth.

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    • Ruggero Pupo

      Sinceramente non vedo questo rischio. La modifica dei trattati istitutivi dell’UE deve passare necessariamente per il consenso di tutti gli Stati membri. Per questo non è possibile costituire una federazione a condizioni penalizzanti per qualcuno. Ora: evito di approfondire i lati oscuri dell’Unità d’Italia, che ci sono anche se non sono quelli indicati dalle imbarazzanti tesi neoborboniche. Mi limito a sottolineare che l’Unificazione è stata raggiunta manu militari, quindi si configura di più come un’aggressione. E allora, in questo caso, è possibile ottenere un’unione (che si dovrebbe chiamare annessione) a condizioni penalizzanti. Ci tengo però a specificare che l’Unione d’Italia era un evento necessario, che lo Stato borbonico era tragicamente arretrato e assolutamente incompatibile con l’etica liberale che si andava affermando in tutti gli Stati europei.

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