Realismo democratico o barbarie teocratica

Come afferma la scienza giuridica e ha dimostrato il filosofo greco-francese Cornelius Castoriadis nel secolo scorso, la distinzione fondamentale delle società umane è quella tra società “autonome” ed “eteronome”. Le prime riconoscono come fonte del loro ordinamento normativo loro stesse, mentre le seconde considerano la loro sistemazione normativa come proveniente da forze sopranaturali.

Da parte loro tanto il cristianesimo quanto il musulmanesimo rappresentano contemporaneamente dottrine morali-spirituali e ordinamenti normativi, aventi la pretesa di organizzare e controllare la vita sociale e privata nella sua interezza. Questi ordinamenti, e le società che li seguono, sono tipicamente eteronomi, giacché ritengono che le loro leggi e istituzioni siano di provenienza divina, e abbiano una validità assoluta, immutabile e indiscussa.

La democrazia come è ovvio appartiene invece esclusivamente alle società autonome; le concezioni eteronome della società sono incompatibili con l’ordinamento democratico. Di conseguenza, affinché il cristianesimo e il musulmanesimo possano coesistere in armonia elementare con un sistema politico democratico, devono essere spogliati della loro funzione giuridica e limitati a quella spirituale.

Possiamo quindi notare che la grande differenza tra il cristianesimo e il musulmanesimo moderni è che il primo durante il percorso storico è stato infine costretto ad abbandonare, o almeno a limitare sensibilmente, la sua pretesa di determinare la sfera giuridico-politica della società, qualcosa che non è accaduto nel caso del secondo. La nostra democrazia moderna è frutto della restrizione – inizialmente rivoluzionaria e violenta – della concezione eteronoma della società, processo che il mondo islamico in genere non ha ancora conosciuto. Quest’ultimo rimane fortemente eteronomo nella sua concezione politica e giuridica.

La religione islamica nella sua veste di ordinamento normativo è sempre e inconciliabilmente incompatibile con la democrazia e la libertà, rappresentando addirittura un modo di concepire l’organizzazione sociale radicalmente contrario e nemico a quello democratico. Qualcosa che peraltro spesso dichiarano ad alta voce molti preti musulmani nell’ Europa stessa.

Ciò non significa che dei musulmani non possano vivere in un paese democratico, bensì che l’atteggiamento statale e sociale verso di loro deve essere decisamente diverso da quello imposto dalla Sacra Inquisizione della correttezza politica negli ultimi tempi.

Una società democratica può tollerare la presenza al suo interno di qualsiasi idea o convinzione,  però non può tollerare la presenza di qualsiasi tipo di comunità e pratica, se essa attenta contro il quadro normativo democratico. Comunità caratterizzate da concezioni e pratiche sociali teocratiche, particolarmente se numerose e riprodotte in alti ritmi, come quelle musulmane in Europa, inevitabilmente mineranno la funzionalità dell’ordinamento democratico e infine cercheranno di abbatterlo.

La risposta alle obiezioni che farebbero notare che molti musulmani vivono nei paesi democratici rispettandone le regole, può essere data dal detto antico greco, secondo cui “αρχή άνδρα δείξει”: il vero carattere di una persona si vede quando essa si trova in una posizione di potere. È ovvio che un musulmano vivrà rispettando le regole dell’ordinamento democratico quando non ha altra scelta. Ciò non garantisce che egli continuerà a rispettarle nel caso dovesse avere la possibilità di non farlo. Anzi, il comportamento delle comunità musulmane in Europa indica l’opposto, visto che quanto più esse diventano numerose, tanto più cercano di imporre aggressivamente i loro costumi e rinnegano i valori della democrazia e della libertà. Per non parlare certo dei paesi in qui l’Islam ha il potere politico.

Nessuna sorpresa. Il metodo strutturalista, usato da discipline come le relazioni internazionali, l’antropologia e la sociologia, insegna che l’atteggiamento di individui e gruppi umani è determinato dalla struttura, cioè il contesto, dentro cui si trovano; il fatto che uno Stato o una comunità siano pacifici quando effettivamente non dispongono della forza necessaria per cercare di espandere la loro sfera di influenza, non significa che il loro atteggiamento sarebbe uguale nel caso i dati oggettivi dovessero cambiare, ad esempio a seguito di un aumento critico dei loro membri. Vale a dire che l’elemento determinante per comprendere il carattere di un gruppo e prevedere le sue reazioni, non siano i suoi atteggiamenti e intenzioni temporanei, bensì le sue caratteristiche qualitative stabili. Nel nostro caso l’elemento determinante è la manifesta e radicale anti-democraticità della concezione giuridico-politica islamica; mentre è insignificante il fatto che alcuni musulmani vivono rispettando l’ordinamento democratico in momenti e posti precisi.

Comunque per quanto riguarda i laici, atei, razionalisti, uomini di scienza o arte, democratici, liberali, comunisti, studiosi della grande filosofia araba del passato, che provengono dai paesi islamici e spesso sono perseguitati dai regimi di questi ultimi per le loro convinzioni conformi alla civiltà occidentale, si intende che le porte dell’Occidente devono essere sempre aperte.

Al contrario i paesi democratici, se vogliono essere veramente tali, non devono permettere la formazione al loro interno di comunità musulmane che seguono l’Islam come sistema giuridico. Ciò in pratica significa soprattutto che non devono mai essere fatte delle concessioni speciali, in caso di richieste allineate a precetti della legge islamica, e inoltre che il numero dei musulmani presenti in un paese democratico debba essere di fatto tenuto basso, cosicché non possano venire create comunità di fedeli alla Sharia tanto numerose da esercitarne un’influenza significativa a livello politico e sociale.

Un bell’esempio di trattamento felice e democratico dell’Islam ce lo dà il Giappone, che ha sempre chiarito di non gradire lo stanziamento di comunità musulmane nel suo territorio, perché considera la loro religione incompatibile con i valori della civiltà nipponica, favorendo invece l’arrivo di lavoratori provenienti da altre culture, quando ha bisogno di mani lavorative straniere.

A mio avviso il pericolo che affrontiamo non sarebbe una sottomissione dell’Europa all’Islam, ma la radicalizzazione di riflesso dei popoli occidentali su posizioni scioviniste, razziste e fondamentaliste cristiane, a causa del fallimento della democrazia liberale a protteggere se stessa e la società europea dall’aggressione teocratica musulmana. Se la democrazia liberale non affronta la questione islamica finalmente con realismo, razionalità e spirito laico-democratico, per rispondere con decisione ed efficacia alla sfida, e invece continua a seguire le prediche insussistenti del cosiddetto “multiculturalismo” e delle “frontiere aperte”, accadrà inevitabilmente un imbarbarimento delle nostre società, come reazione naturale all’islamizzazione dell’Europa. Un imbarbarimento che finirà a comportare la soppressione delle nostre libertà, ma anche una probabile persecuzione degli immigrati musulmani come persone fisiche. La tendenza si registra già.

L’Occidente moderno ha conquistato la laicità e la democrazia grazie a un enorme sforzo intellettuale e politico durato secoli, e pagato a caro prezzo di sangue. Questa conquista si trova ora in pericolo, non a causa di un tentativo diretto del fondamentalismo cristiano a ribaltarla, ma per colpa della trasfusione islamica subita dalla società europea. Una trasfusione che serve  interessi specifici, e viene difesa ideologicamente da cosiddetti “progressisti”, “umanisti”, “pacifisti” ecc, che in realtà finiscono a tradire l’illuminismo, la laicità e la democrazia. La trasfusione islamica crea già malformazioni sulla funzione democratica per via del comportamento spesso addottato dalle comunità musulmane, e sta coltivando le condizioni perfette per un futuro risveglio e contrattacco storico della teocrazia cristiana.

La tolleranza verso la barbarie teocratica islamica apre la porta al ritorno della barbarie teocratica cristiana. Una società democratica e libera non può che partire dall’autonomia, ossia la laicità, neutralizzando qualsiasi tendenza teocratica nel suo interno.

Sotirios Fotios Drokalos

(Atene, 1981) Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Laurea in Scienze Giuridiche, entrambe presso l'Università di Bologna. Autore dei libri «Cristianesimo sanguinario. La devastazione del mondo greco-romano» (Yume Edizioni, Torino, 2014), e «Imperialismo Romano. Scelta di élite o di popolo?» (Edizioni Saecula, Vicenza, 2015). Suoi testi vengono pubblicati da riviste e siti di storia e di politica.

8 Risposte

  1. Gianuario Cioffi

    Trovo un po’ imbarazzante che un sito come Immoderati propagandi BUGIE come quella secondo cui il Giappone cercherebbe di “arginare” l’Islam (perché poi? Perché sarebbe contrario alla sua cultura? È il Cristianesimo no?)

    A parte il fatto che in un contesto LIBERALE uno farebbe un’affermazione del genere PORTANDO DELLE FONTI ( cosa che Drokalos si guarda bene dal fare), c’è da dire che il Giappone, forse proprio perché “alieno” al contesto storico-culturale dei rapporti tra Europa e Medio Oriente, non ha MAI effettuato alcuna pressione nei confronti della comunità musulmana né verso altre minoranze, perché semplicemente sarebbe contrario alla costituzione.
    Quindi mi chiedo se l’autore non abbia fatto confusione, credendo di scrivere su Libero.

    http://www.bufale.net/home/bufala-giappone-lislam-bufale-net/

    http://www.shinmeizan.com/it/sentieri-di-dialogo/26-dialogo-con-l-islam-in-giappone

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    • Sotirios Fotios Drokalos

      Per quanto riguarda il Giappone:

      http://chersonandmolschky.com/2015/04/13/islamic-terrorism-japan/

      http://www.jewishpress.com/indepth/opinions/the-land-without-muslims/2013/05/19/0/

      Comunque l’argomento dell’articolo non è il Giappone. L’ho riferito soltanto come un esempio, non ho basato la mia posizione sulla politica nipponica verso i musulmani. Dunque anche nel caso le mie informazioni relativamente al Giappone non dovessero essere perfettamente esatte, non cambierebbe assolutamente nulla sulla sostanza. Puoi anche toglierla quella parte se ti agita così tanto.

      Ti chiedi se non ci sarebbe lo stesso discorso con il cristianesimo. La risposta c’è già nell’articolo stesso: il cristianesimo e il musulmanesimo come tali sono entrambi ugualmente incompatibili con una società democratica, però sono molto diversi i loro percorsi storici e l’atteggiamento che, a causa di quelli, loro assumano nei nostri tempi. Il cristianesimo ha subito durissimi colpi intellettuali e politici ed è stato costretto a limitarsi a una funzione spirituale e morale, mentre al contrario il musulmanesimo continua a rivendicare un dominio giurido-politico sulla società. Di conseguenza una comunità cristiana al Giappone o in qualsiasi posto non ci attenterebbe all’ordinamento normativo, mentre invece i musulmani lo fanno, se si trovino in numeri abbastanza grandi.

      Per quanto riguarda poi la tua battuta volgare finale, ti devo dire che per l’autore di un libro chiamato “Cristianesimo sanguinario” non penso che ci sarebbe un posto in un giornale come il “Libero”.

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  2. Gianuario Cioffi

    p.s. dire una cosa giusta e poi una assurda non fa che mettere in cattiva luce la cosa giusta che hai detto all’inizio :

    dire che devono essere i musulmani ad adattarsi alla nostra società e non viceversa (giusto) e poi dire “non facciamoli entrare in Italia” è un po’ come dire “la dieta vegana fa male alla salute: ARRESTIAMO I VEGANI CHE LA DIFFONDONO” .
    insomma, è un atteggiamento molto POCO LIBERALE.

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    • DAVIDE CROCIATI

      Tante righe e invece bastava scrivere: più laicità e illuminismo nella società (contro integralismi e laicismi).

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      • Sotirios Fotios Drokalos

        Non bastava perché sarebbe solo uno slogan. I dibattiti politici e sociali dovrebbero essere fatti con delle argomentazioni, non con gli slogan.

    • Sotirios Fotios Drokalos

      Come dovrebbe essere chiaro già con la lettura attenta dell’articolo, e anche con la mia risposta al tuo primo commento, la mia opinione non è semplicemente che i musulmani debbano addattarsi alla società democratica e non l’inverso. Sostengo che questo addattamento non può succedere nel periodo storico in cui ci troviamo, a meno che non parliamo di casi individuali o gruppi piccoli. Una grande comunità musulmana inevitabilmente finirà a venire in conflitto con l’ordinamento democratico, perché l’Islam tutt’oggi non è solo una dottrina morale ma anche un ordinamento giuridico, assolutamente incompatibile e nemico a quello democratico.
      Il tuo parallelismo con i vegani fa un salto logico, perché il probabile danno alla salute dei vegani è un problema personale loro, invece l’incompatibilità dell’Islam con la società democratica laica provoca un danno sociale e politico.

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    • Sotirios Fotios Drokalos

      A quanto pare non sei riuscito a capire che una delle tesi sostenute dal mio articolo è addirittura che i concetti dell’ “integrazione”, del “multiculturalismo” ecc, siano insussistenti e anche contrarie allo spirito laico-democratico. Nel miglior dei casi si tratta di sentimentalismi benitenzionati, però privi di realismo, conoscenza e pensiero giuridico e filosofico coerente (come ad esempio l’articolo che stai citando in questo commento). La realtà invece è che non può esistere integrazione di comunità musulmane numerose – ripeto per l’ennesima volta che non mi riferisco a individui – in una società democratica, per le ragioni che ho già riferito ampiamente nell’articolo e nel commento precedente.

      Dunque la testa nella sabbia la nasconde proprio chi sostiene chimere come l’ “integrazione” e rifiuta di accettare la realtà oggettiva dell’incompatibilità inconciliabile dell’Islam con l’ordinamento democratico, favorendo di fatto lo scoppio futuro di conflitti estesi; il quale penso che accadrà immancabilmente se le comunità musulmane in Europa dovessero diventare grandi. Questi conflitti, e già la tensione oggi esistente, favoriranno enormemente il fondamentalismo cristiano, lo sciovinismo e il razzismo, i quali si presenteranno come protettori della società europea, denunciando la democrazia liberale come incapace di fronte all’aggressione islamica, se non proprio colpevole di essa. Sta già succedendo, come si vede anche nell’atteggiamento dello stesso “Libero”, a cui ti piace riferirti. Non sei arrivato a capire che, come esplicitamente riferisco nell’articolo, il nemico per cui cerco di avvisare la società democratica è proprio il fondamentalismo cristiano, siccome non considero che la teocrazia islamica rappresenti come tale una minaccia strategica per l’Occidente (v. anche qui http://www.immoderati.it/2015/11/18/cercando-sciogliere-nodo-gordiano-strategico-parigi/)

      Infine devo ripetere – perché a quanto pare a qualcuno potrebbe forse sfuggire anche questo punto – che, come ho scritto nell’articolo, i conflitti comporteranno probabilmente una persecuzione fisica degli immigrati musulmani. Colpevoli di questa persecuzione saranno non solo le idee fondamentaliste cristiane, scioviniste e razziste, ma anche quelle dei vari “amici” degli immigrati, sostenitori dei concetti inconsistenti del “multiculturalismo” e delle “frontiere aperte”, in quanto esse portano, come spiegato, direttamente alla destabilizzazione della società in chiave anti-democratica e integralista.

      PS. Ho risposto in modo estenuante a questi commenti non certo perché essi sarebbero genuinamente interessanti, ma appunto perché al contrario rappresentano tipici slogan banali della correttezza politica e del presunto cattolicesimo “moderato”, che spesso confondono laici, liberali, democratici, comunisti ecc, spingendoli verso posizioni che in realtà sono contrarie alla laicità e utili alla teocrazia cristiana. Volevo assicurare che i miei lettori avrebbero subito a disposizione le risposte a questo tipo di critica.

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